BENEDETTO CROCE.
...
.
...
LA RIVOLUZIONE NAPOLETANA DEL 1799.
Parte 3.
...
.
...
1912. LATERZA & FIGLI Editori, BARI.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
           Testo fornito dal Progetto Manuzio.
           Associazione Culturale "Liber Liber".
              http://www.liberliber.it/
...
.
...
LA RIVOLUZIONE NAPOLETANA DEL 1799.
...
.
...
Indice di questa parte.
...
.
...
CAPITOLO 7.RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI COL DIRETTORIO E COL CONSOLATO e la prima idea dell'unit italiana.
1. La Deputazione della Repubblica napoletana al Direttorio francese.
2. I I patrioti napoletani alle prese col Macdonald e col Faypoult.
Lettera 1. Il Governo provvisorio alla Deputazione napoletana presso il Direttorio.	
Lettera 2. Ignazio Ciaia al fratello Francesco Antonio.
Lettera 3. Carlo Lauberg a F. A. Ciaia.
Lettera 4. Il Comitato centrale ai Deputati della Repubblica Napoletana Presso la Repubblica Francese.	
Lettera 5. Ignazio Ciaia al fratello.
Lettera 6. Il Governo provvisorio alla Deputazione.
3. Missione del Paribelli.
4. L'idea dell'unit d'Italia.
5. Il Paribelli e il Ciaia in soccorso dei patrioti napoletani.
6. Parere del Paribelli al Bonaparte circa la riconquista del regno di Napoli.
7. La pace di Firenze.
8. Conclusione.
...
ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI.
1. Nuovi particolari sulla rivoluzione di Napoli.
2. Intorno a Girolamo Pignatelli principe di Moliterno.
3. Intorno a Saverio Scrofani.
...
CAPITOLO 8. AGITAZIONI E INTRIGHI POLITICI ALL'ALBA DEL NUOVO SECOLO.
1. Un tentativo d'insurrezione nel 1801 e la fine di Mammone.
2. L'emigrazione napoletana a Parigi nel 1802.
...
.
...
Fine Indice.
...
.
...
CAPITOLO 7.
...
.
...
RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI COL DIRETTORIO E COL CONSOLATO E LA PRIMA IDEA DELL'UNIT ITALIANA.
...
.
...
La Societ storica napoletana ha, di recente, avuto occasione di acquistare una ricca collezione di carte, che fu gi di Francesco Paolo Ruggiero, ministro e pari del Regno nel 1848. Fra queste carte se ne trovano parecchie relative agli avvenimenti del 1799-1801, le quali provengono da Francescantonio Ciaia, inviato della Repubblica napoletana a Parigi nel 1799, rimasto col esule per parecchi anni e morto nel 1849. Sembra che esse fossero state dal Ciaia affidate o donate al letterato Nicola Basti, altro esule napoletano, fermatosi stabilmente in Parigi;(405) e, dopo la morte del Basti nel 1843, vennero comprate, con altri libri e manoscritti, dal Ruggiero.(406) Ora, avendo l'esame, che si fece di quei documenti, richiamato l'attenzione sopra un altro patriota del '99, del Ciaia amico e cooperatore, Cesare Paribelli, la Societ storica inizi ricerche in Lombardia presso i discendenti del Paribelli, per procacciarsi notizie concernenti quest'ultimo, e, se mai, anche le carte da lui lasciate, relative a quegli stessi avvenimenti. Le ricerche, merc la cortese sollecitudine del generale Giuseppe Mauri Mori, raggiunsero un risultato assai felice. Si seppe, cio, che le carte del Paribelli si trovavano in parte presso il discendente di lui, avvocato Cesare Paribelli, in Milano; in parte presso il signor Osnago, industriale, e in parte presso un altro degli eredi: e l'avv. Paribelli, officiato dal Mauri Mori, con liberalit di cui gli rendiamo vivissime e pubbliche grazie, invi alla Societ storica tutti i documenti da lui posseduti, che furono per cura di questa copiati e legati in un volume, come in un altro volume erano state ordinate e legate le carte del Ciaia. La Societ ha poi voluto affidare a me l'incarico di trascegliere quei documenti, e del Ciaia e del Paribelli, che avessero maggiore interesse, e di pubblicarli, illustrandoli brevemente; il che viene fatto nelle pagine seguenti. Avverto che col titolo: Fondo Ruggiero, si cita il volume delle carte provenienti dal Ciaia, e con l'altro: Fondo Paribelli, il volume di quelle provenienti da Cesare Paribelli.(407)
Marzo 1902.
...
.
...
Paragrafo 1.
...
.
...
La Deputazione della Repubblica napoletana al Direttorio francese.
...
.
...
Fu sentimento comune dei contemporanei che il generale Championnet, nell'occupare Napoli con l'esercito francese, si proponesse sul serio di rigenerare democraticamente il paese, creando una Repubblica napoletana, robusta e vitale. Vero  che i patrioti napoletani erano politicamente molto ingenui: della qual cosa si accorgeva finanche, nel marzo del 1799, uno dei francesi collaboratori dello Championnet, il cittadino Jullien, che, pur facendo l'elogio dei componenti il Governo provvisorio, osservava, in una sua relazione: "Si vede che non hanno conoscenza della nostra rivoluzione nei suoi precisi particolari, perch prendono per moneta sonante tutte le belle cose che noi scriviamo e stampiamo, e restano assai maravigliati, e come sbalorditi, della profonda corruttela, il cui spettacolo ripugnante si moltiplica loro intorno da tutte le parti".(408) Ma circa le intenzioni dello Championnet essi non s'ingannarono: lo Championnet, col quale ebbero tante reciproche simpatie, era della stessa loro stoffa, e, come parlava sinceramente, operava lealmente. Tutti i documenti che sono venuti in luce, o che si vanno scoprendo, confermano questo giudizio ed escludono ogni dubbio in proposito.
Repubblicano entusiasta, vissuto tra le armi e lontano dagli intrighi e dagli accomodamenti politici, bravo sul campo di battaglia ma di carattere mite e ottimistico, sognatore di pace e felicit sociale; tale lo descrivono concordemente coloro che lo conobbero dappresso. I medesimi difetti, che di lui si notavano, lumeggiano queste virt. "Era un uomo dabbene (scrive il Botta), ch' qualche cosa pi che uomo ingegnoso; perciocch l'ingegno suo era piuttosto sufficiente che grande; ma, come buono, si rimetteva facilmente nell'opinione dei buoni, o di coloro che buoni reputava".(409) E il rivale dello Championnet, il generale Macdonald, pur insinuando che avesse scarso ingegno politico e che lo stesso alto grado militare dovesse piuttosto alla fortuna e alle opinioni repubblicane che non alla capacit, lo dice "un molto brav'uomo", "di carattere molto dolce, molto facile".(410) Il Pignatelli Strongoli, che nel 1799 fece parte dell'esercito dello Championnet, scrivendo parecchi anni dopo una storia di Napoli riconosce che quegli era sincero "promotore di repubblica", bench "uomo di poco talento ed incapace d'immaginare un ordine di cose, transitorio ma efficace a render meno malagevole alla Francia il sostenere la nuova Repubblica, e renderla permanente".(411)
Al contatto dei patrioti e letterati napoletani, dei perseguitati dalla "tirannia" che giungevano ora al potere dello Stato, lo Championnet sentiva rinascere i sentimenti pi generosi della sua prima giovent. "Napoli (egli scriveva al cittadino Richard, ministro di Francia in Toscana) presenta in questo momento lo spettacolo della Francia nel 1790. L'entusiasmo  nel grado pi alto. Forse mi faccio un'illusione, ma  un'illusione soave: io credo di poter rendere il popolo di Napoli in tutto degno del nome di repubblicano".(412) - Ma della bont dei suoi intenti testimoniano, meglio che le parole, tre fatti: uno dei quali molto noto, perch fu cagione del suo allontanamento e del processo iniziato contro di lui, cio il dissidio coi commissar civili per la contribuzione militare e le altre esazioni e ruberie che si facevano in Napoli; gli altri due, meno noti: il disegno di una spedizione in Sicilia per discacciare anche di l i Borboni e assicurare lo stato democratico; e l'invio, da lui voluto, di una deputazione del Governo provvisorio napoletano al Direttorio di Francia.
Un Piano di sollevamento della Sicilia era gi stato sottomesso al generale Joubert, e poi allo Championnet, da quell'Andrea Vitaliani (fratello di Vincenzo, giustiziato nel 1794), che, esule, aveva avuto parte nelle rivoluzioni della Cisalpina e della Repubblica Ligure; e fu dei pi efficaci, sebbene non sia rimasto dei pi celebri tra i repubblicani napoletani.(413) Altro disegno consimile era stato inviato al Direttorio francese dal cittadino Benoit Borde il 19 ventoso, a. III (9 marzo 1795), che ne richiamava pure uno antecedente del 1794, da lui trasmesso al console Lachze pel Massena; e molti pi se ne trovano negli archiv di Stato dei ministeri degli esteri e della guerra, in Parigi, col nome o senza, compilati da militari e da diplomatici, da francesi e da italiani, ugualmente intesi a favorire l'invasione e la liberazione delle provincie meridionali. Basta ricordare, oltre quelle assai note del Cacault, dello Hnin, del Bonaparte, una memoria inedita mandata dal cittadino avvocato Poggi al cittadino Serbelloni il 12 vendemmiatore dell'anno V e primo della libert lombarda (13 ottobre 1796) per esporre quale via avesse tenuta Carlo di Borbone e quale converrebbe prendere per conquistare il regno di Napoli.(414)
E quando era ancora alle porte di Napoli, il 25 nevoso (14 gennaio '99), lo Championnet gi discorreva della impresa di Sicilia, in una lettera al direttore Barras;(415) e quella impresa entr nel piano militare delle varie operazioni che dispose nel febbraio per sottomettere le Provincie. Che non si trattasse di un'impresa fantastica o disperata, possono mostrare le ambasce che destava nella corte in Sicilia, espresse per bocca del Nelson, nelle lettere di costui del 13 e 16 febbraio al Saint Vincent e allo Stuart: "In quale stato ci troviamo noi qui! Senza truppe, e col nemico prossimo! giacch, quantunque vi siano qui quattromila napoletani di truppa regolare, non c' da fidarsene. Si stanno levando tredicimila soldati di truppa siciliana e ventiseimila di milizia; ma io temo che prima che questi siano riuniti, i Francesi, cos attivi, si saranno impadroniti di Messina, chiave della Sicilia".(416)
La deputazione al Direttorio fu composta di Girolamo Pignatelli, ex-principe di Moliterno, e di Marcantonio Doria, ex-principe di Angri, ai quali si aggiunsero come consiglieri Leonardo Panzini e Francescantonio Ciaia.(417) Il Moliterno, com' noto, ufficiale di cavalleria, si era battuto valorosamente nella campagna di Lombardia del 1796, e in quella del 1798 presso Capua, e nelle giornate di gennaio era stato, per breve tempo, capitano generale del popolo napoletano. Il Doria era uno dei pi nobili e ricchi tra i signori di Napoli che avevano aderito alla Repubblica. Leonardo Panzini, letterato, nativo di Mola, aveva acquistato fama con una bella Vita di Pietro Giannone (Londra, 1766), e, dopo avere servito per molti anni nella segreteria degli affari esteri, era stato chiamato come istitutore dei figli del principe di Valacchia Ypsilanti, e impiegato in var negoziati con la corte di Vienna.(418) Francescantonio Ciaia, finalmente, era fratello minore (nato nel 1771) del poeta Ignazio Ciaia, gi tra i primi cospiratori giacobini, a lungo restato in prigione ed allora dei venticinque del Provvisorio: una delle pi belle anime e uno dei pi squisiti ingegni di quella generazione.(419)
Il 24 piovoso (12 febbraio) furono ai deputati consegnate le Istruzioni, firmate dal Laubert, da Ignazio Ciaia, dal Bisceglia e dal Paribelli, nonch dal Jullien, segretario del Governo provvisorio.(420) Le quali portavano che la Deputazione dovesse, anzitutto, tributare al Direttorio esecutivo francese la gratitudine del popolo napoletano, e descrivere poi vivamente lo stato delle popolazioni, uscite dall'oppressione del dispotismo, ma non ancora del tutto conscie del gran benefizio ottenuto: donde le insurrezioni, non ancora domate, nelle provincie. Per queste gravi condizioni interne, era opportuno sollecitare dalla Repubblica Francese "un atto solenne con cui sia riconosciuta l'indipendenza della Repubblica Napoletana, per mostrare cos al popolo traviato che non si vuol considerarlo come vinto ma come amico, non come schiavo ma come libero; che la sua religione e le sue propriet sono assicurate dalla garanzia della prima potenza d'Europa; e che, infine, esso sar sempre napoletano e conserver l'integrit del suo territorio". Certamente era impossibile che fosse nel pensiero del Direttorio esecutivo di lasciare che questo paese tornasse sotto il giogo del suo antico padrone: ritorno contrario "alla ben conosciuta lealt della nazione francese e agli stessi interessi di questa", per essere i Borboni di Napoli nemici affatto irriconciliabili della democrazia francese. Il far di Napoli una Repubblica indipendente non susciterebbe complicazioni internazionali, n irriterebbe troppo la Spagna, e neanche l'Imperatore. Posto dunque essere impossibile cosa che si pensasse a transigere col Borbone, conveniva far notare al governo francese "l'importanza d'inoltrarsi nella Calabria e nella Sicilia per assicurare cos la sua potenza nell'Italia intera, l'espulsione assoluta degl'Inglesi dal Mediterraneo, le comunicazioni con l'Egitto, le sussistenze delle isole francesi del Mediterraneo, ed anche in parte quelle della Repubblica; giacch la Sicilia, che fu in altri tempi il granaio dei Romani, supplirebbe abbondantemente alle biade barbaresche". Il Direttorio, "anzich perdere la sua influenza sulle contrade napoletane col dichiararle indipendenti, la conserver sempre in tutta la sua forza sopra un governo costituito dalla volont e sostenuto dalle armi di Francia". Che se il trattato di riconoscimento e d'alleanza avesse dovuto richiedere troppo tempo, sarebbe giovato adoperarsi affinch il Direttorio proclamasse l'indipendenza almeno come principio. Infine, conveniva insistere sulla condizione disastrosa delle finanze pubbliche e private, che rendeva necessario procedere con discretezza nella riscossione delle contribuzioni, evitando esazioni troppo rapide e gravose, che avrebbero reciso le radici vitali della giovane Repubblica.
Il significato politico di quest'atto risulta chiaro: la guerra tra la Francia e Napoli era scoppiata senza voglia alcuna da parte del governo francese, che si era mostrato alieno dal tirarsi addosso anche la questione dell'Italia meridionale e della Sicilia; n la facile vittoria riportata e la proclamata repubblica davano ragioni sufficienti perch la linea politica del governo francese dovesse mutare. Un accomodamento col re di Napoli non sembrava, in verit, tra le cose impossibili, specialmente a cagione dell'atteggiamento dell'Imperatore e delle minacce di una nuova guerra europea.(421) Ad accrescere la perplessit si aggiungevano le misure depredatorie, iniziate dal commissario civile Faypoult, ch'era stato per l'appunto scacciato da Napoli dallo Championnet, con decreto del 18 piovoso, a. VII (6 febbraio), ossia sei giorni prima della data delle Istruzioni. Ottenere il riconoscimento dell'indipendenza della Repubblica, e insieme un procedere moderato nelle esazioni a pro dell'erario francese, era l'intento comune dello Championnet e del Governo provvisorio napoletano, il che spiega l'invio della Deputazione.(422)
La quale part tra il 15 e il 16 febbraio: il 15 il principe d'Angri col Panzini, il 16 il Moliterno col Ciaia. Le due coppie si seguirono a distanza di qualche giornata: l'Angri e il Panzini erano il 22 a Firenze, il 27 a Milano, il 6 marzo a Torino, il 13 a Lione; il Moliterno e il Ciaia, il 19 febbraio a Roma, il 3 marzo a Milano, il 9 a Torino, il 15 a Lione:(423) il 20 marzo si trovavano tutti quattro in Parigi. Il Ciaia raccolse sul suo passaggio lettere di raccomandazione di repubblicani italiani: ne ebbe una a Roma dal cittadino Bonelli, diretta al Villa, "primo uffiziale delle relazioni estere" a Torino, nella quale si diceva che il Ciaia aveva tutti i diritti a rappresentare la Repubblica napoletana, "perch nessuno pi di lui e di suo fratello, membro del Governo provvisorio, travagli alla liberazione della sua patria, disprezzando per anni la morte e l'implacabile livore di chi crudelmente resisteva alla rigenerazione di tanti popoli, che lottarono gi di gloria contro Roma, di cui poi divennero parte. Ciaia ha sortito dalla natura un'anima intrepida, infiammata dall'amore della santa libert, come un vero discendente dei democratici sanniti. A questa gloria egli aggiunge l'avere convertito in proprio sangue le massime degli antichi legislatori filosofi, che furon padri delle rinomate repubbliche italiche alla sinistra del Tevere. Il farvi conoscere un cittadino, che ha la lingua e il petto pien di valore e di senno,  l'unico mezzo, e pi prezioso, ch'io m'abbia, d'esservi grato, soddisfacendo cos alle simpatie per l'anime grandi, infiammate della sacra libert".(424) A Milano il cittadino Ramondini lo forniva di una lettera pel cittadino Mascheroni, del consiglio dei Iuniori della Repubblica Cisalpina, che era in Parigi;(425) e un'altra gliene aveva data il Martinengo, ex-ambasciatore cisalpino presso il re di Napoli, per il segretario dell'ambasciata cisalpina.(426)
...
.
...
Paragrafo 2.
...
.
...
I patrioti napoletani alle prese col Macdonald e col Faypoult.
...
.
...
Il Direttorio della "Grande Nazione", al quale si avviava la Deputazione napoletana, composto allora dal Barras e dai suoi quattro colleghi, Rewbell, La Revillire, Merlin e Treilhard, aveva ben altro pel capo che l'indipendenza della Repubblica napoletana, il buon ordine delle finanze di questa, e la nuova spedizione militare per liberare la Sicilia dal "Tiranno". Se avesse potuto darsi pensiero di assestamenti finanziari, avrebbe provveduto a quello della Repubblica madre, che, nell'ultimo anno, sopra seicento milioni previsti di entrate, aveva a stento potuto riscuoterne trecentotrentacinque; ai quali, per rattoppare i buchi pi grossi, si erano opportunamente aggiunti, come entrate straordinarie, i milioni di Roma e di Napoli, e altri da Napoli appunto se ne aspettavano con premura. E per quel che concerneva la guerra, anzich stendersi fino in Sicilia, occorreva tenersi pronti sul Reno e sull'Adige; e circa la propaganda rivoluzionaria, quel Direttorio, tra le altre difficolt, doveva pensare a difendersi dal partito estremo o giacobino, che non gli dava tregua, e del quale uno degli eroi prediletti era per l'appunto il "vero repubblicano", Championnet.
Cosicch, prima che i deputati napoletani giungessero a Parigi, un'implicita risposta alle loro richieste, una chiara manifestazione delle intenzioni del Direttorio, si ebbe a Napoli con la sostituzione, accaduta il 9 piovoso (2 febbraio), del general Macdonald allo Championnet, chiamato quest'ultimo a render conto del suo procedere verso i commissar civili, e delle sue "dilapidazioni". Il Macdonald era tutt'altro uomo dallo Championnet: le vaghe idealit non lo ammaliavano e disviavano. Il suo programma consisteva nel tenere in buon assetto l'armata di Napoli a disposizione del governo francese e a vantaggio della propria brillante carriera militare; e nello spremere quanto pi danaro potesse alle popolazioni meridionali, per inviarlo, in parte, alla cassa dello Stato in Parigi, e, in parte forse anche pi larga, ai suoi amici politici (egli era, dice il Thibault, il generale della combriccola dei "commissar"). E poi, qual male ci sarebbe stato se avesse fatto altres per suo conto qualche speculazioncella finanziaria, accumulato un discreto peculio, raccolto offerte (beninteso, spontanee) per mettere insieme, per esempio, un suo privato museo di statue, pitture, vasi e altre anticaglie? Sono codesti gl'incerti della guerra, che un uomo intelligente sa cogliere a volo. Il concetto, ch'egli aveva dei napoletani, si riassumeva in poche parole: "gente da non meritare troppi complimenti, gente da nulla". Questo disprezzo pei napoletani lo accompagn durante tutta la sua vita. Allorch, parecchi anni dopo, essendo quasi in disgrazia dell'imperatore Napoleone, ricevette l'offerta di Giuseppe Bonaparte di recarsi ad organizzare l'esercito napoletano, il bravo avventuriere irlandese, nel rifiutare l'invito, fremette di orrore, pensando com'egli sarebbe sceso basso, se si fosse messo a capo dei "codardi" soldati napoletani, che aveva cos facilmente sbaragliato a Civita Castellana, ad Otricoli, e nelle altre fazioni della campagna del 1798.(427)
Con un generale cos benevolo, col Faypoult che torn trionfante e avido in compagnia dei suoi colleghi,  facile immaginare le tribolazioni dei governanti della Repubblica napoletana. Addio liete speranze, suscitate dallo Championnet! L'idillio repubblicano s'andava mutando in dura prosa, appena infiorata dalle vuote formole della rettorica ufficiale, nel "messaggio" inviato dal Direttorio ai Cinquecento il 19 piovoso (7 febbraio) e nella concione pronunziata il giorno stesso dal Garat, nell'Assemblea degli Anziani.(428) - A noi sono note per molti racconti le principali di quelle tribolazioni; ma sar bene leggerle nei loro particolari, cos come le versavano nel petto di Francescantonio Ciaia, sotto l'impressione immediata degli avvenimenti, i suoi compagni del governo napoletano: il fratello Ignazio, l'amico Paribelli, il Laubert, e gli altri del Provvisorio. E forse ci avverr di ritrovare in queste lettere confidenziali qualche conferma dell'ingenuo animo e dell'alto sentire di quei nostri patrioti. Sono poi, esse lettere, tra i pochissimi documenti "intimi", che ci siano rimasti dei repubblicani del 1799, durante la Repubblica. Eccole, dunque, quali le abbiamo copiate dagli originali:
...
.
...
Lettera 1.
...
.
...
Il Governo provvisorio alla Deputazione napoletana presso il Direttorio
Libert	Eguaglianza
Napoli li 16 Ventoso (6 marzo) anno Settimo.
Alla Deputazione Napoletana presso il Direttorio di Parigi.
Cittadini
Dopo la vostra partenza da qui una gran mutazione ebbe luogo presso di noi. Il bravo generale Championnet, l'amico ed il liberatore della nostra Nazione, fu richiamato presso il suo Governo.Vi potete immaginare quanta impressione abbia dovuto fare sui cuori di tutti l'allontanamento di un uomo tanto amato e tanto amabile. La lettera di richiamo  sotto la data de' 28 Piovoso; quindi  che non pu riguardarsi come un effetto del passo dato da lui, che voi sapete portar la data de' 19 dello stesso mese.(429) Bassal(430) fu anche obbligato a seguirlo, ma non fino a Parigi, da dove anzi  stato proscritto, come da tutt'i luoghi occupati dalle armi Francesi; e ci per aver accettato cariche a Roma ed altrove, controvenendo alla legge, che vieta ai cittadini francesi di coprir impieghi sotto Governi stranieri. Non  forse il maggiore de' mali per le nuove Repubbliche, che si richiami in vigore una tal legge; sebbene qui non siasi ancora eseguita pienamente, e sarebbe desiderabile che si procurasse destramente di ottenerlo. Bonammy(431)  stato anche richiamato a Parigi, ma in un'aria di piena disgrazia. Il generale Macdonald  venuto ad occupare il posto del bravo Championnet. Malgrado la nota rivalit tra cotesti due generali, che forse fu la cagione di tale cambiamento, gli atti tutti dell'antecessore sono stati approvati e confermati dal successore. Il carattere di questo  pi austero e pi fermo di quello di Championnet. Le di lui intenzioni non sono forse meno favorevoli alla Repubblica; ma pare che voglia giungere allo stesso scopo per diversa via, ottenendo colla severit ci che l'altro sperava dalla dolcezza. Egli sembra per voler accarezzare i leoni,(432) che l'altro voleva atterrare. I di lui rapporti coll'armata e col suo Governo gli fanno forse credere d'aver bisogno di guadagnarsi un cos potente partito. Gli espulsi(433) non sono ancora ritornati, ma ci si annunziano a momenti.
Le cose sono l'un dipresso come le avete lasciate. L'impronto forzoso d tenue prodotto, e bagnato di amare e giustissime lacrime. Non si  ancora al mezzo milione, e la Nazione  desolata. I pi alti atti di rigore, che riescono vani, sono una prova irrefragabile dell'assoluta impossibilit. Riguardo a ci, la nuova mano  pi grave dell'antica.
Le insurgenze continuano, ma i ribelli sono domati da per tutto, sebbene siano le idre rinascenti. A San Severo in Puglia vi fu un fatto d'armi fra le falangi di Duhesme e i ribelli, che cost la vita a pi di tre mille di costoro, i quali in numero di diecimila con cavalleria, offiziali dell'antico esercito e cannoni hanno opposto una resistenza veramente imponente e regolare, da far onore al loro coraggio se avessero difeso una miglior causa. La vittoria di San Severo tranquillizz gran parte della Puglia, ma non apr ancora le communicazioni, cosicch il Governo possa trarne de' soccorsi, n promuovervi la nuova organizzazione.(434)
In Apruzzo le armi della libert hanno ancora trionfato; ma la pertinacia de' ribelli non  ancora all'intutto domata. Il dipartimento del Garigliano  quasi tutto insorto, e Sora e San Germano sono in potere degli assassini. Il Sele ha presentato degli altri quadri di orrore, e le stragi e la distruzione vi  stata all'ordine del giorno per una settimana con prodigi di valore dell'una e dell'altra parte; ma il genio della libert guid al solito il bravo Olivier al trionfo. I Patrioti e le loro famiglie hanno assai sofferto si nelle persone che ne' beni; ma i superstiti nulla hanno scemato del loro ardente zelo per la causa. Meritano dalla Gran Nazione i pi segnalati riguardi, e voi dovete dare ogni opera per procurarglieli. Le Calabrie, dopo l'universale loro democratizzazione, per l'opera ed i scellerati maneggi dell'infame Cardinale Ruffo e de' suoi satelliti stanno quasi tutte immerse in una guerra civile, sostenuta d'ambo le parti con quel vigore, che ispirano agli uomini il fanatismo e l'entusiasmo della Libert. Ecco il prospetto della nostra Repubblica: non  certamente il pi consolante pel momento, ma lascia travedere in lontananza lo sviluppo di quella energia repubblicana, che dovr un giorno rinnovare le antiche glorie degli abitanti di queste belle contrade. Il governo  paralizzato in tutte le sue operazioni dalla mancanza dei mezzi di finanze; n  in grado di fare per ora quei grandi sacrifici, che gli suggerirebbe la di lui riconoscenza per l'armata della Nazione Francese; pure ne fa d'ingentissimi a proporzione delle sue forze, ma ci molto male produce nell'opinione de' Popoli, che, per ridurli nel buon sentiero, avrebbero bisogno di essere accarezzati, anzich oppressi e irritati nelle loro miserie. L'idea della passata ricchezza di questa Nazione ha forse fatto fare de' falsi calcoli ai nostri Liberatori; ma da un prospetto ragionato e documentato delle dilapidazioni e spogli del Tiranno, che noi stiamo preparando e che vi si trasmetter per presentarlo al Direttorio,(435) si vedr con stupore quali debbano essere le nostre miserie. La generosit Francese gemer dei mali di un Popolo, che col suo valore ha eretto alla dignit di suo Fratello, rendendolo libero; e sentendo le voci di quella generosit, che ha sempre mai distinta la Gran Nazione, non soffrir che un s bel dono metta alla disperazione chi deve rendere felice secondo le di lei intenzioni. Le nostre risorse non sono momentanee, come quelle dell'industria e del commercio; sono lente, ma sicure e continue, venendo dalla fertilit del nostro suolo. Col tempo la riconoscenza nazionale potr estendersi anche al di l delle pretese: per ora, ogni cosa  gran sacrificio. Non si soffochi nella sua debolezza un germe, che sviluppando potr un giorno dare abbondantissimi frutti. Bisogna ottenere che tutti gli agenti della Repubblica Madre ricevano insinuazioni di risparmiarci per ora, tanto in particolare quanto in generale.
Il general Championnet, convinto per propria esperienza delle nostre miserie, ha promesso(436) di appoggiare presso il Direttorio le nostre pretensioni per la riduzione; le quali sono presso a poco le seguenti:
Ridurre il pi che si pu la contribuzione, e lo stesso Championnet proponeva sino a quaranta milioni di franchi, comprendendovi le contribuzioni parziali esatte dai generali nei dipartimenti, quando siano giustificate. I pagamenti dovrebbero essere a lungo termine ed in derrate, beni nazionali ed in numerario; ma di questo il meno che si pu.
Sotto la rubrica dei beni dell'ex-Re e famiglia, sono da comprendersi i soli beni pervenuti loro per dritto di sangue e con titolo privato.
Le commende di Malta si devono riguardare come di propriet nazionale in virt della capitolazione stessa di Malta, che le dichiara tali, coll'obbligarsi che fa la Francia d'interporre i suoi offici presso le Repubbliche amiche, affine che queste accordino sul di lei esempio una pensione ai cavalieri, che vengono spogliati dei dritti ai beni dell'Ordine.
L'Ordine costantiniano, essendo arricchito o di beni ecclesiastici o di commende create da privati, non ci aveva il Re verun dritto, se non quello della preminenza e della direzione; e perci non si pu mettere in dubbio, che non ha da riguardarsi come un bene nazionale.
Tali sono all'incirca le nostre pretensioni, che Championnet riconobbe per giuste, e ci promise di appoggiare. Voi dunque dovete concertarvi con lui, perch ci siano accordate dal Direttorio.
Il Governo  stato completato dei membri mancanti nelle persone dei cittadini Leopoldo de Renzis e Vincenzo de Filippis.(437) Al Ministro delle Finanze Bassal  stato sostituito il cittadino Domenico de Gennaro.
La Confederazione  differita, giacch sarebbe stato impossibile di avere i Federati a cagione dei torbidi de' Dipartimenti.
L'esempio nostro, e forse una nobile invidia fondata sull'eterna rivalit di preminenza che ha sempre esistita tra questa nostra Comune e quella di Palermo, ha eccitato un felice fermento. Il timido e sospettoso tiranno si crede mal sicuro col, e si fa approntare un asilo in Messina. Il suo fato lo preme. La di lui dimora vi sar pi mal sicura che altrove, e la fuga pi incerta: chi sa che i vortici di Scilla non siano per essere in breve popolati di nuovi mostri?
Attendiamo ansiosamente che per opera vostra si proclami sollennemente la nostra indipendenza, e si riconosca e faccia riconoscere dalle Potenze amiche la nostra Repubblica. Continuate a meritare col vostro coraggio, col vostro zelo patriottico, colla vostra destrezza e colla vostra indefessa attivit quella stima che vi hanno gi meritato le vostre ottime disposizioni, e contate sulla riconoscenza nazionale.
Il cittadino Nicola Celentani,(438) pel cui mezzo vi perverr questa lettera, va a Milano, incaricato di affari provvisorio della nostra Repubblica. Siavi d'avviso per aprir con lui una corrispondenza, che  troppo necessaria. Viva la Repubblica. Salute e Fratellanza.
PARIBELLI.
Per lo Segretario Generale: De Filippis Rappresentante.(439)
...
.
...
Lettera 2.
...
.
...
Ignazio Ciaia al fratello Francesco Antonio(440). Libert. Eguaglianza.
Napoli 16 Ventoso (6 marzo) anno 7 della Repubblica.
Caro Fratello - Non ti ho risposto finora, perch non avrei saputo dove dirigerti le mie lettere. Partendo adesso Celentani, in qualit di nostro agente diplomatico per Milano, profitto dell'occasione, e ti scrivo, lasciando a lui l'incarico d'indirizzarti la lettera dove sapr che ti trovi. Si  purtroppo avverato il richiamo di Championnet, per tutt'altro per che per li disgusti con Faypoult, trovandosi l'ordine in data anteriore. Magdonal (sic)  venuto in suo loco. Sulle prime io era fuori d'ogni coraggio per siffatto cambiamento; ma in sguito ho cominciato a respirare. La bont di Championnet  veramente senza pari; ma questa bella qualit morale non era sempre in felice accordo con la politica, attese le circostanze. Ella nell'opinione pubblica cominciava gi ad essere confusa con la debolezza. La partenza di Championnet  rincresciuta assaissimo; ma io spero, anzi son certo, che Magdonal potr fare obliarne il dolore. Non ha egli quella medesima facilt di maniere, ma le sue intenzioni, almeno fino a questo momento, non ci adombrano per nulla. L'energia, che lo caratterizza, ci d l'agio di prendere misure pi rigorose; ed io m'auguro che la sicurezza pubblica ne sar meglio garantita. Se l'armata si terr in maggior disciplina, e se le requisizioni saran meglio dirette, sicch non s'annientino le propriet de' privati, avremo fatto un gran passo verso la pubblica felicit. Sinora per non abbiamo che lagrime. La contribuzione militare di due milioni e mezzo di contanti, che assolutamente non vi sono,  ci che ci penetra del pi alto dolore, e ci che diviene veramente un'oppressione. I Tiranni avevano tutto involato con un sistema di dilapidazione e di spoglio, che tu ben sai. L'anarchia seguente fin di distruggere i fondi e le risorse. La comunicazione co' dipartimenti manca tuttavia per gl'insorgenti, che il fanatismo vende all'oro di Sicilia. I pesi, che porta di necessit seco la presenza d'un'armata ed il passaggio d'una ad un'altra forma di governo, sono immensi. Tutto dunque  chiuso alla ricezione, ed intanto tutto si vuol pronto a' bisogni. Ecco in breve il nostro stato attuale, e le cause d'affanno del Governo e della Nazione. Championnet part con l'anima piena del dolore medesimo, e ci assicur che, al primo giugnere in Parigi, avrebbe altamente esposto al Direttorio lo stato luttuoso del nostro Paese, e ne avrebbe dimostrato la certa ruina, se non si usava di somma moderazione verso il medesimo. Noi eravamo ricchi,  pur vero: noi lo saremo ancora, lo  egualmente. Ma  un distruggere ogni germe di futuro bene, se una mano di gelo s'abbassa sopra di noi, e ci sterilisce. Si  ordinata una Commissione di pi individui, perch senza perdita di tempo ci presentino il quadro luttuoso della miseria, in cui ci ha gettati la tirannia.(441) Non sar possibile di non commuoversi, a vista del medesimo. Lo spediremo anche apposta per vostro mezzo al Direttorio Esecutivo, perch non annienti la pi bell'opera della vittoria, lo Stabilimento cio di questa Repubblica. La Sicilia ci guarda, e calcola sulla marcia della nostra rivoluzione. Tolga il cielo e la trovi in sua mente come un mezzo di nuove infelicit. Ella sarebbe allora presto decisa a favore della Tirannia, che oggi la lusinga e la palpa; e noi e la Francia avremmo immensamente perduto.  bene ancora che sappi esservi ne' Dipartimenti molti satelliti, che spendon oro in gran copia, ed accaparrano gente sempre pi che non fanno i nostri sterili proclami. Un Popolo, che non sente i suoi dritti nella sua ragione, non ci sar veramente amico che quando comincer a sentirli nel disgravio de' pesi. Or, se questi crescono, dove ne saremo? Tutto sta che la Francia ci lasci respirare un momento. Ella far male i suoi interessi se si ostina a ricusarsi a questa grande verit. Io ti dico cose, che tu gi sai; ma non  male il ripeterle. Ecco quali debbono essere gli oggetti da star presenti a' vostri occhi. Togliere al possibile ogni idea di contribuzione in numerario, perch non ve n'ha affatto; e qui finalmente non abbiamo miniere. Scemare di molto quella che si fiss da Championnet colle prime condizioni, che impose a' vinti. Abilitarci a pagarla a dati intervalli, ma in terre, in gioie ed in generi. Esentarci da ogni Commissione civile, che voglia mettere la mano in tutto, per non vedere gli orrori che si son commessi in altri luoghi. Far valere il decreto del Direttorio, che richiama tutti gli agenti secondari, che si trascinano con l'armata, e che van prendendo impieghi dovunque giungano: e poi sii certo che noi saremo felici, e la Francia avr nella nostra Repubblica la pi utile amica. Con quanta impazienza aspettiamo la nuova, che sia subito legalmente riconosciuta! Abbiam sospesa la Festa della Federazione, perch non tutt'i Dipartimenti sono ancora tranquilli. L'Apruzzo e la Puglia sono rientrati nell'ordine con la morte di pi migliaia di ribelli. Gli esempi d'un giusto terrore van richiamando tutte le popolazioni al dovere, ed io conto che fra giorni sar fissata la tranquillit dipartimentale. Posso assicurarti che si va sviluppando un coraggio, ch'io non sapea dare a questa Nazione. Felici noi, felice la Francia, se sapremo obbligarcelo ed attaccarlo alla rivoluzione! In altro caso.... io non veggo che tombe. Napoli  in silenzio, ma non in perfetta calma. Alcune misure di rigore adottate da Magdonal faranno il maggiore effetto, ne sono sicuro. Sant'Elmo si  messo tutto in mano de' Francesi, e ne son contento.(442)  il punto che pi disarma le speranze de' male intenzionati. La Guardia civica fa prodigi, e rivalizza con lei la giandarmeria. Va innanzi con attivit la Guardia Nazionale, e, per quanto si pu, anche la truppa di linea. Io spero che avremo presto una forza efficace sotto tutti i rapporti. Far tanto senza mezzi di sorte alcuna, tiene veramente del miracolo. Perci si deve fare ogni sforzo, perch la generosit Francese sia rivolta verso quest'ultima parte d'Italia. Se ci tolgono il poco che ci  rimasto, essi non avranno altro bene che quello di formarsi un deserto di pi. Siate forti.
Son dolentissimo dello stato di deperizione, in cui trovasi la Repubblica Romana. Le notizie posteriori alle tue non annunzian che morte, Civitavecchia a quest'ora dev'esser resa.(443) Non mi dispiace l'idea d'Angelucci,(444) relativamente all'equilibrio delle Repubbliche Italiane. Non si tenti per mai di smembrare la nostra per accrescere la Romana: sarebbe un voler qui la controrivoluzione. Son cose, che si hanno a trattare con somma delicatezza.
Ti prego di far acquisto in Parigi della Classe dell'Enciclopedia, che abbraccia la Morale e la Politica, e vorrei che per la prima mi acquistassi pure quanto si  stampato in questi ultimi tempi, a cominciare da' libri elementari. Mandami le leggi organiche e fondamentali dell'Istituto Nazionale, e quant'altro crederai che mi convenga e mi giovi.
Non ho ancora notizie di casa, dopo l'ultime che furon tristi. In Fasano vi  stata pure insurrezione, e misero il foco alla casa nostra. Per felicemente si estinse, ed i Genitori son salvi.(445) Spero che tra oggi e domani giunga la posta, e che mi consoli in tutto. L'esempio di pi luoghi ne' dipartimenti dati alle fiamme servir di gran lezione a' ribelli.
Io sto bene ancora, ma ippocondriaco. L'anima mia avrebbe voluto ad un istante tutti felici, ma trovo che sogno s caro non  facile a realizzarsi. Non mi perdo per di coraggio, e tiro al meglio innanzi la gran soma. Dammi di te ottime nuove. Rammentando quanto ti amo, ti sar facile intendere quanto le aspetti. Maria Vittoria, Margherita,(446) e tutti gli amici, stanno bene, e ti salutano mille volte. Marcia bene e felice nella tua linea, e ti stringo teneramente al mio cuore.
Il tuo fratello ed amico
Ignazio.(447)
...
.
...
Lettera 3.
...
.
...
Carlo Lauberg a F. A. Ciaia. Napoli il 25 ventoso (15 marzo) anno 7 della Libert.
Il Comitato centrale
Caro Ciaia - Ho ricevuto var vostri pieghi, ai quali non occorrendo risposta, passo a parlarvi dei nostri affari.
Gl'insurgenti si mantengono ancora in grandissimo fermento. Le truppe, che erano in Puglia e nel Dipartimento del Sele, avendo fatto un movimento retrogrado, in conseguenza d'un piano militare, hanno dato motivo a qualche rivoltoso di spargere delle false voci. Oggi alcune colonne avanzano, e speriamo ottenere un buono effetto. Andria e Ruvo nella Puglia sono i paesi i pi facinorosi; hanno attaccato Barletta, ma sono stati battuti quelli insurgenti dai repubblicani, rifugiati in Barletta. Nelle Calabrie Ruffo fa dei guasti orribili. Ma i patrioti fanno dei progressi. Una Legione si sta organizzando nel Dipartimento del Garigliano, e gi ha arrestato molti facinorosi. Schipani parte domani per le Calabrie con cinque a seicento patrioti. Carafa  partito per la Puglia con molti patrioti.(448) Nella insufficienza dei mezzi si son prese quelle misure che si sono credute le pi efficaci; ma pochi mezzi, poco si  potuto conseguire.
Sarebbe necessario che tu facessi presente al Direttorio un oggetto molto importante; io te ne dar una breve idea, e lascio a te di svilupparlo.
Ne' stabilimenti di Corf, di Malta e di Egitto, i bisogni dei Dipartimenti meridionali di Francia, la necessit di cacciare gli Inglesi dal Mediterraneo esigono che i Francesi sieno presto padroni della Sicilia. Tralascio una infinit di altre ragioni. Se noi battiamo i tedeschi sull'Adige, si potrebbero tener questi paesi dalle truppe nostre, dalla guardia civica e da quei francesi che si credono necessar per custodire i castelli; intanto le truppe francesi, unite ai patrioti calabresi, potrebbero tentare uno sbarco in Sicilia: non bisogna dare molto tempo ai nostri nemici, perch si potrebbero fortificare ed arrecarci grandissimi ostacoli. Vorrei dunque che le truppe francesi si avanzassero verso la Calabria, per quindi aspettar le opportunit onde tentare uno sbarco; e che un altro corpo restasse in osservazione negli Abruzzi per accorrere al bisogno e tenere in rispetto quei popoli.
I Francesi volendo naturalmente conservar la Sicilia, sarebbe conveniente cederci la Repubblica Romana per una specie di compenso. La Repubblica Romana esausta ha bisogno di questa cessione, perch ritirerebbe le risorse necessarie alle sue orribili circostanze.
A proposito di risorse, devo aggiungere un'osservazione per la Sicilia. Noi abbiamo bisogno dei grani di quel paese per l'armata e per noi; giacch  incalcolabile il guasto che si  fatto dagl'insurgenti, e ci mancano le braccia per la coltura. Altrimenti mancheremo anche noi di risorse, e non so come potrebbero andare gli affari nostri.
Si presente che ci vogliano togliere gli avvanzi della marina. Il gen. Championnet non ha specificato questo negli effetti che appartengono alla Repubblica Francese. Prendi in considerazione questo oggetto importante, e d quei passi che credi convenienti. Bisognerebbe che il Direttorio stabilisse una giusta e sicura linea di demarcazione tra gli oggetti che appartengono alla Repubblica Francese e quelli che spettano alla Repubblica Napoletana, affinch gli agenti rispettivi non s'inviluppassero nelle loro operazioni.
La voce pubblica annuncia una riforma nel Governo. Non saprei dirti precisamente chi sono quelli che escono; ma si parla di me, di Cesare(449) e di altri.
Comunica questa lettera a tutti i tuoi compagni, ai quali intendo che sia scritta. Abbraccio mio fratello. Addio.
LAUBER (sic).
Mille cose a Selvaggi ed Adamucci. (450)
...
.
...
Lettera 4.
...
.
...
Il Comitato centrale ai Deputati della Rep.a Napoletana Presso la Rep.a Francese(451)
Cittadini
Abbiamo ricevuto per l'organo di Ciaia le vostre nuove di Lione, e speriamo che a quest'ora sarete in grado di darcene delle pi precise rapporto a' pubblici affari.
Vi abbiamo scritto alcune lettere, che non sappiamo se vi siano pervenute per lo disordine delle poste.
Del qui annesso decreto del generale in capo Macdonald,(452) vedrete sin dove si estendano le pretensioni della Commissione civile, e quale ampia interpetrazione voglia darsi all'art. 7. del famoso decreto di Championnet circa la riserva de' beni appartenenti al Re e sua famiglia a titolo privato. Vi si accludono ancora la risposta e le nostre osservazioni a ci relative.
Non possiamo dissimularvi, che la persistenza del Generale in capo di tali pretensioni, sostenuta con tutta la vivacit militare, e la pubblicazione imperiosa del suo decreto, non abbiano molto allarmato gli spiriti della Nazione. Noi non abbiamo mancato di rilevare alle autorit francesi li cattivi effetti, e siamo entrati in una negoziazione, che pi volte aveva ridotto l'affare ai termini convenevoli ed utili alle due Nazioni; ma le frapposte notti, avendo dato luogo a nuove riflessioni della Commissione civile, ci han tolto sempre di mano l'accomodo da noi bramato ed a noi tanto necessario. Tuttavia, si  riaperta la negoziazione, e non siamo fuori di speranza di trovare una via media, che salvi tutte le convenienze.
La nostra gratitudine per la Gran Nazione Francese, ed il desiderio che sia ben mantenuta l'armata, ci fa sembrar picciolo qualunque sacrifizio; quindi , che noi ci contentiamo di dare al decreto di Championnet, contro del quale ci siamo sempre protestati, una estensione maggiore di quella di cui sarebbe suscettibile.
 per verissimo che il ritardo della conclusione definitiva di un tale affare ci sia dannosissimo, perch ci mette fuori del caso di operare su de' beni nazionali per lo ristabilimento de' nostri Banchi e delle nostre carte, che ormai perdono il 70 per cento; giacch la confidenza publica non pu nascere sopra beni, che sono in controversia e sopra dei quali ancor si fa sonare il dritto di conquista.
La nostra legge de' Banchi  pronta, e porta in sostanza: che saranno aggregati alla dote de' Banchi tanti beni nazionali quanti bastino a livellarne il vuoto, ch' di circa 29 milioni; che sopra una parte di tali beni si faccia una lotteria, che pu servire per la estinzione delle piccole polize, un'altra sia assegnata ad una tontina, che pu essere utile a' mediocri proprietari, ed il rimanente alle vendite, che servir per gli pi grandi. Dentro un certo tempo poi tutte le carte dovranno estinguersi, o non avran pi valore. Dal momento della designazione de' beni assegnati ai Banchi, saranno questi amministrati dagli amministratori degli stessi Banchi, che saranno i pi probi ed i pi ricchi possessori di carte; n il governo vi avr pi alcuna ingerenza. Voi vedete bene quanto importa il definire quali sieno i nostri beni e quali quelli che pretende la Nazione Francese.
Lo stato delle nostre finanze  nell'ultimo decadimento, n pu essere altrimenti, atteso le universali insorgenze, che ci privano di ogni risorsa, intercettando il commercio, e devastando, saccheggiando e dilapidando tutto. Gl'insorgenti cominciano a dare il guasto; e l'orrore della guerra, che si fa per debellarli, lo termina. La Repubblica, almeno per questo ramo, non , per cos dire, che nelle mura di Napoli, e Napoli non rende niente: ci non ostante, si deve soggiacere alle gran spese, che porta un'armata forestiera di 32 m. uomini e 10 m. cavalli, in un tempo ove la difficolt dei trasporti raddoppia il prezzo delle derrate; e a tante e tante spese d'ogni genere. Immaginatevi in quale desolazione debba trovarsi il governo, fra un'assoluta mancanza e tante necessarie ed imperiosissime domande.
Se almeno si fosse sanzionata la legge per l'abolizione dei Feudi, la quale, formata gi da un mese,  attesa ansiosamente dai popoli, una gran parte dei quali  insorta ed insorge per lo ritardo di questa legge s giusta e salubre, potremmo sperare di sedare le insorgenze e di tranquillizzare le Provincie; ma l'intrigo baronale, che si agita in tutti li sensi e per tutti gli mezzi diretti ed indiretti, non risparmiandola n a cure n a sacrifizi, ha trovato il modo di sospenderne la sanzione da oltre un mese. Che volete dunque sperare da un popolo, cui si predica la libert con parole, nel mentre vien ritenuto di fatti nei ceppi della pi odiosa servit? La legge  ben considerata,  giusta e generosa pi tosto per gli baroni: tutta volta soffre ritardi...(453)
...
.
...
Lettera 5.
...
.
...
Ignazio Ciaia al fratello
Napoli 19 germile (8 aprile) anno 7 della Repubblica.
Caro Fratello.  da gran tempo che non ti scrivo, perch ho voluto aspettare che tu giugnessi a Parigi, e con l'ultima mia gi tel prevenni. Dovrei aver lo spirito estremamente abbattuto, se l'estremo dei mali non mi fosse motivo da sviluppare quel coraggio, che le circostanze esigono. Non  gi ch'io paventi il risultato delle cose, ma le vie per le quali si passa sono s aspre che manca spesse volte la lena da sormontarle. Avrai a nome del Governo lettera, onde ti sia tutto dettagliato, per quanto  possibile in tempi cos difficili. Io mi restringo a poche idee pi particolari.
Il ritorno alla guerra  stato un balsamo a' nostri cuori lacerati da tanta incertezza sui destini d'Europa. La vittoria, sempre sicura dove son armi repubblicane, ci agevola oltre modo il calcolo de' risultati. La Gazzetta, che leggesti a Lione, non mi turba per niente; e tu devi convenire che in un tempo, in cui v' bisogno de' maggiori sacrifici,  qualche volta utile artificio il far nascere de' palpiti, che rendono i sacrifici pi cari. Io so, e veggo pi che mai, sin dove l'umana perfidia pu esser portata; ma so pure e veggo che vi  un termine ineluttabile alle sue funeste combinazioni. Il secolo d'Attila era necessariamente quello delle barbarie, come il nostro lo sar sempre della Ragione e della Libert.  de' secoli come delle persone, vale a dire, che han sempre una passione dominante, un carattere esclusivo. Io almeno mi trovo a sbagliar poco col mio fatalismo. Credo dunque che l'attual guerra decide per sempre i destini d'Italia, e matura in gran parte quelli d'Europa. Napoli non pu esser pi serva: ogni ragione politica me n' garante. Anelo per questo il momento che tu giunga a Parigi, ed  di l che mi aspetto riscontri pi sicuri e pi lieti.
Giunse qui, son gi molti giorni, Abrial, il Commissario politico, che tu conoscesti a Torino.(454) Nient'egli ancora ha cangiato alla forma del Governo; ma le sue istruzioni e noi stessi esigiamo, che presto si metta una mano d'ordine e di stabilit a tutto ci che la cattiva organizzazione reca di danno al pubblico bene ed alla nostra pace. Sento susurrare come d'idea che parte sin dal Direttorio esecutivo, che vi sono fra noi persone malvedute dal medesimo, e tinte di non so qual macchia, che han molti in Italia contro i Francesi. Io non so comprendere come si possa dar per vero un partito contro la Nazione in massa, e quella Nazione che va prodigando il suo sangue per la causa dell'Uomo. Debbo solamente credere che si voglia cos, da' pochi che la disonorano, salvar loro stessi, facendo passar per generale un odio, che si ha solo contro i dilapidatori ed i concussionari. Questi calunniano perch sono scoperti; ma presto o tardi la voce della verit sar intesa, e si vedr che i popoli non son fatti per odiarsi. Questa piccola digressione mi rimena a dirti che ogni prevenzione contro i membri, che compongono l'attual governo,  ingiusta. Abrial mostra le migliori intenzioni per questa repubblica, e m'auguro tutto il bene. Intanto noi siam ridotti a pochi, perch sei de' nostri colleghi han data la dimissione. I nomi li saprai altronde. Posso per dirti che lo spirito, che gli ha guidati,  stato non l'amor della Patria, ma il presentimento che in un altro Governo non sarebbero stati considerati. Han colta dunque un'occasione fuor di tempo, e si sono dimessi. Io non ne sono afflitto, ma vorrei che presto si passasse a un'altra forma.
La legge de' Feudi non  stata ancor sanzionata, e ci reca al Popolo il maggior disturbo. Spero che Abrial voglia presto farla passare, e tanto pi facilmente quanto che  senza paragone pi dolce di quella portata in Piemonte. Gli ex-nobili per fan troppo male il lor conto, perch, se riescono ad allacciare la podest legislativa, saran presto pi fortemente battuti dalla giudiziaria, che si organizza, e che li colpir uno dopo l'altro in dettaglio.
Ci che ci occupa attualmente  il grande articolo della demarcazione de' beni, che non va innanzi senza contrasti. Grida sempre con chi conviene, perch s'intenda, che noi vogliamo dar tutto alla Repubblica Madre, ma che ci si accordi un respiro. L'insorgenza de' Dipartimenti non ancora cessata per mancanza di truppe, ed il mare del tutto chiuso, fan s che manchino a questa vasta capitale le risorse solite. Ecco ci che rende difficile la situazione di chi governa; ma chi governa si dar tutto il coraggio, quando se gli corrisponda con altrettanta moderazione. Faypoult parte, ed abbiamo in suo loco Bodard. La loro ragionevolezza ci lascia sperare che fra due o tre giorni possa vedersi conchiusa qualche cosa d'importante sulle vicendevoli pretensioni. Io mi sentir rivivere quando avr veduto, in parte almeno, assodato questo punto.
Lo spirito pubblico  ancora nella Capitale qual tu lo lasciasti. Bench abbiamo in mano le fila d'una congiura,(455) pure io non so nulla temere per una vera cospirazione. La forza francese  sufficiente per la capitale, i castelli sono in poter nostro, e la truppa nazionale agisce con un vigore inesplicabile. Gl'Inglesi non mancano d'affacciarsi nel Golfo, ma non osan nulla, perch non rispondono le speranze dal lido. Solo vorrei aver pronti i mezzi da rendere al Popolo pi sensibile la Libert acquistata; ma, infelicemente per tutti, la sorte ci obbliga ad aggravarlo tuttavia. Possa giunger presto quell'ora in cui cessino tanti sacrifici, e sia poi l'ultima della mia vita. Caro fratello, io non tengo al mio posto che per non abbandonare una Madre in dolore. Tal' la nostra Repubblica, bench lasci vedere non lontana quella mano, che le asciugher le lagrime.  tempo di rivoluzioni e di guerra: coraggio, dunque, e sacrifici.
Non entro a dipingerti gli orrori commessi nelle Provincie. La mancanza di truppe opportune e la comunicazione mancata colla capitale le ha messe sotto il soffio degli assassini, che han tutto divorato. I nostri genitori son vivi per miracolo, e debbon la vita alla bravura Martinese. Che non ha fatto quel Paese, degno della memoria de' posteri! Ora un tradimento lo ha messo in mano degl'insorgenti, e la perfidia venne dal Palazzo Ducale. Tutti per vivono, e i nostri genitori son passati in Cisternino. Spero che vogliano presto indursi a venirsene in Napoli. Peppa, che si  salvata co' figli da Massafra,  qui giunta felicemente, ed abita con me in casa di Colucci. Io non la vedo che a cena la notte. Quale stato di fatica e di agitazione! Tutto per  dolcezza, quando la Repubblica  salva. Gli amici si trovano tutti egregiamente bene, e t'abbracciano teneramente. Io non li vedo che di rado, perch me ne manca il tempo. Le tre sorelle ti salutano, e con me ti abbracciano. Addio.(456)
P. S. Non dimenticarti mai de' fogli che ti commisi, e della scelta di qualche buon libro. Fra questi, ti prego a mandarmi il piano dell'Istituto Nazionale, quello del Collegio di Francia e l'altro delle scuole centrali.(457)
...
.
...
Lettera 6.
...
.
...
Il Governo provvisorio alla Deputazione(458)
Un richiamo improviso di tutte le truppe francesi, dirette per le Provincie, diede occasione ai nimici della causa pubblica d'ingannare i popoli e di diminuire a' lor occhi la forza ed il valor francese; e quindi, rassicurati da questo lato ed intimiditi dall'altro con false ed esagerate nuove della potenza tirannica, si lanciarono nella carriera della ribellione, ove adesso si son ostinati. Si rinvi nella Puglia truppa francese e nostra, e dopo gran strage ed immense desolazioni, si ridusse Andria, che vide il massacro di oltre 4 m. de' suoi, e di molti de' nostri, e fu saccheggiata ed incendiata. La stessa sorte, dall'incendio in fuori, ebbe Trani, la pi ostinata delle citt insorgenti.(459) Ora siamo a Bari, ch' il contraposto di Trani, la pi segnalata fra le citt difenditrici del sacro albero; ed in breve speriamo che tutto il resto della provincia rientrer nell'ordine, giacch sostenevasi nella insurrezione per lo solo esempio della proterva Trani.
Le Calabrie per sono decisamente in mano degl'insorgenti, comandati dall'infame Cardinal Ruffo. Il massacro de' patriotti  stato in queste Provincie immenso e crudele, non men ch'in Puglia ed in tutti li luoghi insorti. Il generale non ha potuto risolversi a mandarvi truppa francese: noi vi abbiamo mandato una spedizione comandata da Francesco Pignatelli e da Schipani di circa 3 m. uomini di ogni arma e di un buon numero di patriotti volontar. La spedizione non  ancor compita; ma la vanguardia  in Eboli.(460) Da questa speriamo il migliore effetto; ma quanto pi ne spereremmo, se fosse accompagnata dal nome francese. Gli Abruzzi non sono ancor tranquilli; n tutte le altre Provincie, neppure la Terra di Lavoro. Nella Citt vi  un fermento; ma non di gran conseguenza. Il peso insopportabile degli alloggi militari, la contribuzione, la scarsezza del numerario, ed altre simili cagioni, non possono certo produrre i migliori effetti.
Abbiamo qui il Commissario politico Abrial, uomo semplice e pieno di lumi e delle pi belle doti. Noi lo ravvisiamo come l'ancora sacra della nostra speranza.
Il nuovo Commissario civile Bodard(461) finora merita ancora la nostra stima. Il suo predecessore Faypoult  destinato al consolato di Hambourg; ma, prima d'andarvi, passer per Parigi.(462)
Saprete la sorte di Championnet. Egli  arrestato e posto in giudizio a Torino. Rey, Bonnamy, Bassal, Duhesme sono ancora inviluppati nella di lui disgrazia; ma la sensibilit dei popoli non si  interessata in lor favore come per lo primo, cui non si rimprovera che una certa facilit di carattere, che diede luogo agli abusi e vizi degli altri. Jullien  ancora arrestato, e costui  da tutti compianto.(463) Bassal  riuscito a sottrarsi finora alla persecuzione, che merita forse pi di ogni altro. Cotesti atti segnalati della giustizia del Direttorio esecutivo dovrebbero produrre de' grandi buoni effetti in sollievo de' poveri popoli Italiani. Arcambal lasci il nostro servizio.(464) Brmont, ex-ministro di guerra in Roma, ci fu dato dal generale Macdonald per generale di Brigata. Noi non lo volevamo per rispetto agli ordini del Direttorio Francese.
Una flotta di cinque vascelli ed alcune fregate inglesi ci bloccano, e si sono impadroniti di Procida e d'Ischia,(465) commettendo al loro solito le pi gran barbarie, eccitando i partiti al massacro fra di loro, stabilendo l'anarchia in quelle isole infelici, ed arrestando tutte le autorit costituite repubblicane e le loro famiglie sino ai fanciulli. Essi sono gi da pi giorni nel canale di Procida; hanno messo a terra alcune centinaia di soldati del Reggimento estero, e circa 200 galeoti portatisi da Sicilia, ove spediscono sempre legni corrieri, forse per sollecitare altre forze. Abbiamo per predato un loro cutter con un tenente ed otto marinari, quale cutter fu gittato dalla tempesta sulle spiagge di Castellammare. Mandarono un parlamentario a terra col pretesto di reclamare i mobili di Hamilton. Voi sapete quanto  ridicolo? Macdonald li mand a vedere il palazzo di Hamilton, che trovarono vuoto. Ognuno vede che il motivo era di vedere lo stato della Citt e delle coste, che rasero nel venirvi. La comparsa di questo parlamentario diede luogo a mille dicerie. Si era pregato il Generale di smentirle con un proclama, ma non ha giudicato conveniente di farlo. Si parla di cambio, di vendita, di unione di forze terrestri, che si sparge venir dalle Calabrie colle maritime inglesi, e di mille altre cose da fanciulli; ma tutto ci non lascia di esaltare alquanto gli spiriti, e di animare un poco la speranza de' malcontenti. Gl'Inglesi insultarono Capri e la punta di Sorrento: dalla prima furono respinti, nella seconda incendiarono cinque felluconi, che a gran stento eransi qui caricati di ogni sorta di provisioni per le isole di Malta e Corf. Questa perdita  incalcolabile nel suo valore  ne' suoi effetti, tanto pi che altre quattro simili felluche, gi spedite prima, si sono naufragate nel golfo di Salerno. Di Corf se ne parla male; ma non ci  stata comunicata per anche dal Generale Francese, n da altri alcuna notizia uffiziale, onde speriamo che sieno false voci. Partecipate tutto ci a chi si conviene. Procurate al pi presto farci riconoscere solennemente, e di fare accettare la legge feudale, che vi si trasmette, giacch da questi due punti dipende la nostra salvezza. Istruiteci intorno al carattere ed al credito cost di Abrial e degli altri, quali sono fra noi, che possono avere influenza.
I membri, che si sono dismessi, sono Porta, Doria, Bruno, De Gennaro, Vaglio, e Paribelli, che dice ritirarsi alla sua patria.(466)
Molti si agitano per occupare le sedi vuote, e per essere nella nuova rappresentanza nazionale. Medici, Colombrano e Sant'Angelo Imperiale(467) non tralasciano veruno sforzo per essere in carica. Voi conoscete troppo bene s fatti individui, per non aver bisogno di stimolo a farne il carattere ben conoscere a chi l'ignora.
Dal decreto di Benevento(468) rileverete quanto poco abbian fatto effetto le nostre dimostranze su tal rapporto: affare tanto dibattuto, e nella ragion politica deciso a nostro vantaggio.
Non dovete dismenticare quanto ci sarebbe ruinoso lo smembrare da noi gli Abruzzi. Sappiamo inoltre de' piani che la corte present nelle trattative di Campoformio per estendere il nostro territorio: piani, che sembrerebbero pi giusti. Se li stimate opportuni, ve li invieremo.
I vostri ragguagli sieno pi frequenti e pi prolissi, e noi in cambio faremo lo stesso con voi. Le notizie, che possono concernerci, ci dovrebbero pervenire per lo vostro mezzo, prima che nelle bocche degli altri fossero invecchiate.
Avvisateci se trovasi un certo Scillari, che cosa faccia e quale sia il suo carattere.
Gl'Inglesi sonosi impadroniti di Capri. Questi attentati, anzich scoraggire, destano energia, che ci assicura che lo spirito pubblico sia per la libert. Si  costrutta una batteria dalla parte di Miseno, la quale difende quel sito del Cratere. In tutti gli altri siti si son corretti i menomi sbagli nelle batterie.
La spedizione di Calabria si  sospesa, mentre per ordine di Schrer Macdonald ha dovuto far retrocedere parte delle sue truppe; e le nostre comandate da Pignatelli scorreranno la Puglia.
Salute e Fratellanza.
ABBAMONTI P.
AZZIA S.(469)
Insieme con queste lettere, Francescantonio Ciaia riceveva documenti e memoriali sugli affari, dei quali in esse si toccava: la copia della lettera che il Faypoult aveva scritto il 20 ventoso (18 marzo) al Governo provvisorio intorno ai beni ch'egli stimava di spettanza della Repubblica francese;(470) la copia di una transazione, proposta dal Governo provvisorio;(471) la copia della risposta del Provvisorio in data del 29 piovoso (19 marzo);(472) una rimostranza dell'8 germile (28 marzo) del Provvisorio al generale Macdonald contro il suo ordine del d precedente di esecuzione del decreto del Faypoult;(473) una memoria sulle ragioni della legge per l'abolizione della feudalit, della quale il Macdonald impediva la promulgazione.(474) Il Ciaia, in Parigi, redigeva a sua volta memoriali su tutte codeste faccende: tra le sue carte si legge l'abbozzo di un ragionamento, che tendeva a dimostrare l'ingiustizia delle pretese del Faypoult;(475) e di un altro circa la necessit, in cui si era visto lo Championnet, di scacciarlo da Napoli.(476) Questi memoriali erano diretti ad un personaggio, che s'era incaricato di propiziare il Direttorio esecutivo francese ai desider della Repubblica napoletana.
...
.
...
Paragrafo 3.
...
.
...
Missione del Paribelli.
...
.
...
In mezzo a questi dibattiti e conflitti, in mezzo a questi dubbi tormentosi, i patrioti del Governo provvisorio si determinarono a spedire un de' loro a Parigi per informare a viva voce i Deputati di quel che succedeva, e con istruzioni segrete su quanto conveniva tentare.(477) La scelta cadde su Cesare Paribelli; n, in verit, poteva trovarsi persona pi sicura e capace.
Il Paribelli fu uno dei pi attivi e ragguardevoli tra i repubblicani del '99; sebbene anche a lui, come al Laubert e a qualche altro, sia toccata minor fama rispetto ai Cirillo, ai Caracciolo, ai Pagano, cos per non essere, al pari di questi ultimi, gi noto per alta situazione letteraria o sociale, come perch sfugg all'ecatombe della reazione, che consegn tante teste al carnefice e tanti nomi alla storia.
Era nato a Sondrio in Valtellina il 17 marzo 1763, di nobile famiglia. Non ci  noto come trascorresse i primi suoi anni; ma sappiamo da lui stesso che, in tempo anteriore al 1790, stette per quattro anni impiegato presso il vicer di Sicilia.(478) Nel 1791 lo troviamo uffiziale ai servigi del re di Napoli, in qualit di secondo tenente, aggregato al 2. reggimento Esteri (Svizzeri): nel maggio di quell'anno, con real patente in data del giorno 6, pass secondo tenente effettivo del 1. reggimento Esteri, nella 9.a compagnia del 3. battaglione.(479) Qualche giorno dopo, ebbe ordine di recarsi a Palermo per la causa di un cadetto del 2. reggimento Esteri, accusato di omicidio, nella quale il Paribelli fungeva da difensore; e torn a Napoli sulla fine del settembre.(480) Due anni dopo, nel novembre del 1793, fu imprigionato in Napoli nel castello di Sant'Elmo "per motivo di discorsi sediziosi e democratici"; e il 26 dello stesso anno per ordine reale fu trasferito nella cittadella di Messina:(481) dopo il 1796, forse, pass di nuovo a Napoli in Sant'Elmo. In carcere il Paribelli rimase per circa sei anni; anche nella generale liberazione dei detenuti politici del 25 luglio 1798, fu mantenuto in arresto.(482) Intanto, il fratello maggiore di lui, Giovanni Paribelli (il quale, si narra, recatosi a compiere gli stud a Vienna, aveva concepito odio profondo contro gli austriaci per essere stato messo per lieve fallo in dura prigione),(483) ebbe parte importante nei rivolgimenti di Lombardia: contribu a staccare la Valtellina dai Grigioni e ad unirla alla Cisalpina; e nella Cisalpina fu membro, e poi presidente, del Gran Consiglio della Repubblica.(484) Onde il cittadino Martinengo Colleoni, giunto a Napoli ambasciatore della Cisalpina presso re Ferdinando nel luglio del 1798, fece pratiche per la scarcerazione di Cesare Paribelli; e il 13 settembre credette di poter rivolgersi in iscritto al ministro marchese di Gallo per rinnovargli le istanze "per la sollecitazione dei processi riguardanti quei cisalpini, che trovansi detenuti nelle carceri, accusati di avere esternate opinioni contrarie a questo governo, o di aver fatto unioni sospette al medesimo, particolarmente poi per ci che riguarda il detenuto Cesare Paribelli, fratello di un rappresentante del popolo al Gran Consiglio della Repubblica cisalpina", invocando, infine, "quei solleciti effetti di giustizia, che convengono ad ogni ben regolato governo". Al che il marchese di Gallo rispondeva (e, bisogna dire il vero, con molta dignit) il 24 settembre: "Il marchese di Gallo ha dato conto al re suo signore della nota passata dal cittadino Martinengo, ministro plenipotenziario della Repubblica cisalpina, relativamente alla detenzione ed al processo di Stato contro il tenente d'infanteria don Cesare Paribelli; e si trova in dovere di rispondergli, per ordine di S. M., che la qualit del detto Paribelli di offiziale al servizio della M. S. rende inopportuni gli offici che il signor ministro plenipotenziario ha voluto passare a riguardo suo; siccome non pu neanche appartenere al signor ministro ogni altra riflessione sulle leggi interne e le forme giudiziarie di questo governo".(485)
Cos Cesare Paribelli rest in carcere fino alle giornate di gennaio del '99, quando probabilmente fu del comitato patriottico di casa Fasulo: entrati poi i francesi, venne assunto tra i venticinque del Provvisorio.(486)
Accettato il segreto incarico, del quale furono a conoscenza solo pochissimi, il Paribelli present la sua dimissione dal Governo provvisorio, adducendo come pretesto doversi recare nella Cisalpina sua patria; e il 9 aprile la dimissione fu accolta, con lettera controfirmata dal nuovo commissario Abrial.(487)
Il Macdonald lo forniva, intanto, di una commendatizia pel generale in capo dell'armata d'Italia Schrer, non dimenticando, neanche in questa occasione, di lanciare un'impertinenza all'indirizzo dei patrioti napoletani, colpevoli di non lasciare spogliare le popolazioni con la docilit, ch'egli pretendeva:
Au quartier gnral de Naples le 26 germinal An 7 de la Rpublique Francaise une et indivisible.
MACDONALD Gnral en chef de l'arme de Naples au Gnral en chef SCHERER.
Je vous recommande, mon cher Gnral, le porteur de cette lettre, le Citoyen Paribelli; il toit membre du Gouvernement provisoire, et des affaires l'ont forc de donner la dmission. Mieux qu'un autre il vous mettra au courant de ce qui s'est pass dans ce pays, et l'esprit qui anime les habitants. Trs peu sont sincres pour la libert, et aucun d'eux n'est dispose  faire des sacrifices pour elle.
Le citoyen Paribelli vous dira les rformes de l'tat napolitain et l'impossibilit par notre peu de force et les insurrections partielles et gnrales des provinces des ralistes.
Ce citoyen peut vous rendre quelques services: et je vous invite  utiliser ses talents.
Salut et amiti.
MACDONALD.(488)
Giunto il Paribelli a Roma, incontr Leonardo Panzini, reduce da Parigi, dal quale seppe che la Deputazione napoletana non solo nulla aveva ottenuto, ma non era stata nemmeno ricevuta dal Direttorio; che anzi, dopo aver fatto pi tentativi per essere ascoltata, in luogo di risposta le erano stati spediti i passaporti, perch se ne tornasse in Italia. E, dopo quattro giorni da questo invio, il ministro di polizia aveva mandato un commissario al domicilio dei Deputati per domandare la cagione che li aveva impediti di lasciare Parigi, e aveva richiesto da ciascuno di essi la parola d'onore, che sarebbe partito fra due giorni.(489) Altri particolari in proposito vengono narrati dal principe d'Angri in un suo inedito diario. La Deputazione aveva dato avviso il 2 germile (22 marzo) al Talleyrand, ministro degli affari esteri, del suo arrivo, pregandolo di fissare il giorno in cui avrebbe potuto presentare le credenziali. Il 23, il Talleyrand la invit a passare da lui di mattina; e, andata, le disse di tornare alle ore tre per sentire la risposta del Direttorio. E alle tre la risposta, che essa trov, fu questa: - Il Direttorio ringrazia la Repubblica napoletana; ma non crede di dovere ricevere per ora la sua Deputazione, non essendo essa repubblica ancora tranquilla. Vi dice che torniate subito a Napoli, essendo voi persone di cui la vostra nazione ha bisogno e fa alto conto, prova ne sia che vi ha mandato qui. Vi fa sapere, inoltre, che a Napoli c' un Commissario civile del Direttorio, al quale potrete comunicare i vostri sentimenti. - I Deputati, sbalorditi, chiesero il passaporto per un corriere, che intendevano spedire al governo della Repubblica napoletana al fine di comunicargli la risposta del Direttorio; ma il Talleyrand rifiut, e ribattette che avrebbe mandato invece i passaporti per tutti i componenti della Deputazione, e che fossero subito partiti.(490) - Chi desiderasse conoscere il dietroscena dell'insuccesso, ossia le ragioni di quel trattamento indecoroso, troverebbe probabilmente qualche lume nella corrispondenza che il Macdonald teneva col ministro della Guerra e col Direttorio;(491) ma gi la menzione del Commissario civile, in bocca del Talleyrand,  pi che sufficiente per ispiegare tutto.
Il principe d'Angri era ripartito senz'altro il 5 aprile, col Panzini; il Moliterno, avendo ottenuto un certificato medico sulla necessit di una certa cura di bagni, era rimasto a Parigi come privato, mandando al governo di Napoli la sua rinunzia al grado di generale del Popolo napoletano; e, altres come privato, era rimasto il Ciaia.(492) Ma quest'ultimo seguitava tuttavia a occuparsi di maneggi politici; e il Paribelli lesse in Roma, per facolt avutane dal governo di Napoli, lettere di lui, inviate per mezzo del Laubert, dalle quali apprese che il Ciaia aveva bisogno di un cooperatore nelle sue fatiche. Si disponeva cos a raggiungerlo a Parigi; quando i rovesci dell'armata francese d'Italia, la disfatta di Cassano, l'occupazione di Milano per parte degli austro-russi, l'irruzione di questi nel Piemonte, lo condussero, con tanti altri patrioti fuggiaschi di altre parti d'Italia, a Genova; dove ritrovava anche il Celentani,(493) e donde il 26 maggio scriveva al Ciaia la seguente lettera, alla quale il Celentani faceva in ultimo una postilla:
Libert	Eguaglianza
Genova li 7 prairial (26 maggio) anno 7.mo
AL CITTADINO FRANCESCO ANTONIO CIAIA
IL CITTADINO CESARE PARIBELLI
Cittadino Amico,
Le disgrazie dell'armata d'Italia, che ti saranno riferite in dettaglio dal cittadino Dandolo, gi Rappresentante del Popolo Cisalpino, latore della presente,(494) hanno prodotto un inceppamento nelle comunicazioni, che ti avr lasciato all'oscuro di tutte le vicende della nostra Repubblica, e dell'Italia. Il Governo, conoscendo la necessit di rendere di tutto informata la Deputazione, prima che gli fosse noto il pessimo di Lei accoglimento, mi avea fatto prendere la mia dimissione dal governo per venirvi ad informare di tutto verbalmente, non vedendo n sicura n politica una corrispondenza per iscritto. Io mi sono prestato alla di Lui volont, e facendo mistero della cagione del mio richiesto congedo a tutti fuorch ad alcuni pi puri membri del Governo, sono partito da Napoli col pretesto di recarmi nella Cisalpina mia Patria. I rovesci dell'armata d'Italia mi hanno forzato a venire a Genova, ridotto di tutti i principali Patrioti Italiani, che qui stanno tutti pieni di buona volont, attendendo l'occasione di rendersi utili alla causa comune o di sacrificarsi per Lei. Il rinvio della nostra Deputazione da cost, la posizione degli affari di Italia, la difficolt de' viaggi, ma molto pi alcune notizie provenienti da cost, venute per un felice azzardo a mia cognizione, mi hanno determinato a sospendere il mio viaggio sino al ritorno d'un corriere da me e da Celentani, che  qui meco, spedito a Napoli al Governo ed a' nostri amici per informarli di tutto e per ricevere loro ulteriori oracoli. Intanto, mi si presenta l'occasione del Cittadino Dandolo, ch'io credo opportuna per iscriverti molte cose, e per farti mettere verbalmente al fatto di molte altre fino al mio arrivo cost, che sar fra pochi giorni; tanto pi che ho rilevato dalle tue lettere mandate per mezzo di Laubert a Napoli, e ch'io lessi a Roma per autorizzazione avutane dal Governo, che tu avevi bisogno d'un cooperatore ne' tuoi travagli. Le cose d'Italia in generale le saprai da Dandolo; quelle di Napoli in particolare sono le seguenti.
Dopo la tua partenza ed il richiamo di Championnet le cose nostre cambiarono molto d'aspetto. Macdonald, successore di Championnet, sebbene nulla cambiasse pubblicamente del sistema del suo predecessore, non mancava per di contrariarlo in segreto e indirettamente. Le operazioni energiche del Governo venivano tutte paralizzate. Faypoult, colla sua orda divoratrice, venne a Napoli trionfante, e sitibondo d'oro e di vendetta. Estese la sua mano rapace sopra tutte le propriet pubbliche e private; non vi era cosa di qualche valore nella Centrale e in tutta la Repubblica, che non fusse munita d'un suggello della Commissione civile. Le casse pubbliche, la Zecca, i Banchi, le Fabbriche ex-Regie, le Ville, le Caccie, le Delizie, l'azienda Gesuitica, quella d'Educazione, la Dogana, le saline di Barletta, le case degli assenti da Napoli e dei seguaci della Corte, qualificati come emigrati; tutto in somma, non esclusi li beni maltesi e costantiniani e l'altre abbazie di Regia collazione, erano muniti del fatale suggello. Faypoult, dando un'interpetrazione latissima ed arbitraria all'articolo 7.mo del decreto Championnet, circa le riserve a favor della Francia dei beni personali dell'ex-Re e sua famiglia, volea divorarsi tutta la Repubblica. Tuo Fratello, Laubert ed io, a nome del Governo, ci siamo opposti, totis viribus, a tali usurpazioni, tutte contrarie alla giustizia ed allo spirito di generosit della gran Nazione. Si proposero da noi varie transazioni ragionevoli e generose, proporzionate alla nostra gratitudine ed ai meriti della Repubblica Francese, nostra Liberatrice. Ci si lusingava d'essere entrati nelle nostre vedute, e, quando doveasi concludere, si facevano insorgere nuove difficolt e si eludevano le nostre speranze. Intanto, si agiva per via di fatto, e si operava dispoticamente sopra alcuni oggetti, e ci s'impediva di tirare dagli altri quelle risorse, che la necessit de' tempi ci rendea indispensabili. Malgrado tutto ci, si dovea fornire per 200000 ducati il mese in numerario per la sussistenza delle truppe, per le quali richiedeansi 32000 razioni e 10000 di cavalli, malgrado che non vi fussero neppure la met di questo numero di truppe. Il Governo si oppose vigorosamente a tante ingiuste pretese; e ci indispose molto il Generale e tutte le autorit Francesi contro di lui; ma egli, sicuro della rettitudine delle sue intenzioni e della giustizia della sua condotta, senza tralasciare alcun mezzo di riconciliazione, si mantenne nella sua fermezza. Finalmente il generale Macdonald ab alto, e nel mentre che mantenevasi ancora il Governo nella lusinga d'un felice accomodamento, pubblic un decreto, col quale avvalorava tutte le ingiuste e stravaganti pretese di Faypoult. Il Governo rappresent contro un tal decreto, e rifiut di prestarvi la sua mano e il suo consenso per l'esecuzione. Il Generale rispose con una lettera fiera e laconica, confermando il suo decreto e ommettendo perfino il saluto. Allora il Governo, che avea spossato ogni mezzo di conciliazione, risolvette di dimettersi tutto, piuttosto che di prestar la mano allo spoglio della Nazione; ma, essendo in punto arrivato il Commissario organizzatore Abrial con ampli poteri, sospese l'esecuzione della sua determinazione, per vedere se codesto nuovo venuto potesse colla sua mediazione, o colla sua autorit, accomodare l'affare. Discordarono dalla sospensione Bruno, Porta, Riario, De Gennaro, Doria e Vaglio, che diedero le loro dimissioni parziali, motivate sulle ragioni di sopra allegate. Le loro dimissioni furono accettate; ma i migliori del Governo stiedero al loro posto, risoluti di non abbandonare la causa pubblica, finch c'era ancora qualche speranza di poterla salvare. Infatti, riusc loro il disegno; perch Abrial, uomo savio, onesto, giusto, discreto e ben intenzionato, valut le ragioni del Governo, e indusse il Generale e Faypoult a intavolare una seconda negoziazione. Il Governo, per chiudere la bocca a Faypoult, che allegava i bisogni dell'armata per motivo delle di lui esorbitanti pretensioni, avea proposto fin da principio di mettere alla disposizione della Commissione civile una massa di beni Nazionali pel valore prima di due, eppoi sino di trecento mille ducati di rendita, valutandone il capitale a ragione del prezzo medio di tutte le vendite pubbliche e private, che seguirebbero nel corso d'un anno nei luoghi de' rispettivi beni; e ci a buon conto delle contribuzioni, lasciando alla decisione del Direttorio Esecutivo Francese l'interpetrazione dell'articolo delle riserve e la fissazione della contribuzione totale: giacch il famoso decreto di Championnet circa la contribuzione non era stato accettato ed era stato da lui stesso con sua lettera al Governo dichiarato ingiusto ed esorbitante. Nella seconda negoziazione, intavolata sotto gl'auspic di Abrial da me, da tuo Fratello, da Albanese e da Abbamonti, si ritorn alle stesse offerte, che non furono accettate. Si propose poi una transazione, che fu accettata da principio e dopo ributtata. Infine, si era al punto di conchiudere nei seguenti termini: che la Republica Francese avesse rinunziato all'articolo delle riserve, e restando tutti i beni supposti ex-Regi alla Nazione, questa avrebbe pagato in tutto una contribuzione di 12 millioni di ducati in dieci anni a rate eguali. A questi termini fu da me lasciato il trattato, ma non pi con Faypoult, ch'era stato richiamato, ed era partito portando seco l'esecrazione di tutta l'Italia e l'indignazione di tutti i buoni Francesi; giacch a lui, ed a poch'altri suoi pari, devesi la ruina della prima e i rovesci dei secondi, resi (sebbene ingiustamente) partecipi dell'odio de' popoli, che spesso confondono con pochi rei molti innocenti. Le nuove vicende, sopraggiunte all'armata d'Italia, che l'obbligarono a riunire tutte le sue forze, e perci a lasciar Napoli abbandonata al suo fato e alle sue proprie forze, mutarono all'intutto la posizione degli affari, e resero inopportuno quel trattato.
Abrial, riconoscendo la cattiva organizzazione del primo Governo Provvisorio, gi stata osservata dal Governo stesso, che tent rimediarvi, ma non vi pot riuscire per il dissenso di alcuni membri dello stesso Governo, che portarono anche nella grande politica le piccole gelosie forensi, riform il Governo e lo rifuse in due Commissioni, come vedrai dalle carte stampate che ti soppiego. La riforma  nel senso di quella progettata dal Governo avanti il di lui arrivo. Essendomi io reso privato per una dimissione parziale per l'oggetto indicatoti di sopra, ma ignorato da tutte le autorit Francesi e Napoletane, fuorch da pochi Patrioti, ho potuto parlare liberamente ad Abrial, presso il quale avevo trovato grazia per essere egli onest'uomo e amante de' suoi pari; ed ho avuto una massima influenza nella nomina delle due Commissioni, specialmente dell'Esecutiva, nella quale ero stato collocato io stesso, ma non volli accettare. Il solo Ercole d'Agnese fu di nomina spontanea d'Abrial. Costui  un napolitano di Piedimonte, stato gi da 30 anni in Francia, ove fu amministratore del Dipartimento del Rodano, e nominato anche al corpo Legislativo. Egli si  fatto ricco,  di mediocri talenti, non par cattivo uomo, ed, avendo la pratica della rivoluzione e la confidenza d'Abrial e de' Francesi, si potea trarne molto partito senza che potesse fare molto male (se non fosse stato male intenzionato), essendo solo contro quattro.(495) Non ti posso dire quanto moto si diedero gl'intriganti in occasione della rifusione del Governo. Medici, Sant'Angelo Imperiale, Colombrano, i Ricciardi, ed altri simili,(496) se lo credevano in pugno; ma furono tutti esclusi e svergognati. Abrial, avendomi domandato una nota di Patrioti da mettere nel Governo, io gliene presentai due, una d'inclusione e l'altra di perpetua esclusione: in questa erano in capolista i sopramentovati. Ti stupirai di non veder fra i governanti Laubert, Fasulo, Bisceglie, Cestari, e qualche altro, come anche di vedervi Galante. Questo vi fu collocato dopo la mia partenza, ed era nella mia nota come un uomo da utilizzarsi per le sue cognizioni prattiche dalla Repubblica, ma da non mai situarsi nel Governo: malgrado tutto ci, vi si  intruso, non so come.(497) Laubert poi fu calunniato in mille modi dagl'intriganti, che giunsero perfino a farlo arrestare da quattro bricconi della Guardia Nazionale senz'ordine, col pretesto ch'ei volesse fuggire dopo data la sua dimissione. Io fui costretto a domandare la punizione d'un tale attentato contro la sicurezza individuale, come uno del Popolo, prima al Governo; ma, non avendo ottenuto piena giustizia per il pregiudizio d'alcuni membri, che pretendevano che il punire lo zelo indiscreto della Guardia Nazionale potea raffreddarne l'ardore, sono stato costretto a ricorrere al Generale, che ordin la severa punizione di codesti perturbatori della pubblica quiete. Laubert fu la vittima d'alcuni suoi primi moti e dell'odiosa commissione avuta per l'esigenza della tassa, che port la calunnia sino a dire ch'egli e Piatti servivansi di falsi pesi per pesare i metalli preziosi de' contribuenti. Tu conosci la persona, puoi facilmente giudicare del valore d'una tale sciocchissima accusa. Laubert per era in ottimo credito presso Abrial, e mi avea promesso d'impiegarlo presso di s: ci che sarebbe stato assai pi utile alla Repubblica che di metterlo nel Governo.(498) Cestari  stato escluso per la sua imprudenza, e, per quanto sia un buon uomo, non pu negarsi che non fosse un pessimo governante;(499) Bisceglie era troppo paglietta ed attaccato alla clientela, ma non sar obliato nelle alte cariche della magistratura.(500) Di Rotondo si  detto molto male, e forse con qualche ragione. Tu sai che costui era un intruso nel patriottismo.(501) A Fasulo(502) si  imputata la sua relazione con Medici, ma calunniosamente. Egli per  anche riservato agli alti impieghi di magistratura. Il nuovo Governo ha spiegato una massima energia, e gode l'universale confidenza di tutti i partiti in Napoli; ed  riguardato dal resto degli Italiani come l'ancora sacra delle sue speranze. La Guardia nazionale di 12 m. uomini scelti  organizzata, e piena d'energia. Mantiene il buon ordine nella citt, ed accorre a respingere valorosamente tutti gl'insulti che tentano gl'Inglesi nei diversi luoghi della costa. A Salerno, a Sorrento, a Castellamare, a Baia, i superbi Tiranni del mare fuggirono malconci davanti a' bravi Patrioti Napolitani, e vi lasciarono morti, feriti e prigionieri. Diverse legioni di linea sono organizzate, ed hanno gi dato prove del loro valore contro gl'insurgenti della Puglia, ch'hanno quasi del tutto ridotti, e contro quelli della Calabria, contro i quali hanno gi combattuto pi volte con vantaggio, e ultimamente vi fu luogo di avanzare 70 individui benemeriti e di degradare un solo uffiziale per vilt. Matera comanda una spedizione in Puglia, Francesco Pignatelli da generale di brigata un'altra in Abruzzo e Basilicata, una terza da capo di brigata Schipani in Calabria, ed una quarta il generale di cavalleria Federici alla testa di 4 reggimenti di cavalleria quasi completati. Ogni dipartimento avr una sezione di linea ed un dato numero di giandarmi, che sono gi organizzati. Le guardie nazionali de' dipartimenti sono organizzate in modo da poter prevalersene in linea nei casi urgenti, e sono comandate da un offiziale di linea in capo e da un patriotto in secondo, I lazzaroni fraternizzano di buona fede col Governo, e, poich questo ha abolito la gabella delle farine, amano il sistema Repubblicano; ed una deputazione di 12 capi lazzari andiedero a ringraziarne il Governo, che li accolse amorevolmente e li promosse tutti ad offiziali della Guardia Nazionale. Il Cardinale e il Clero si prestano di buona fede alle mire del Governo. Il Cardinale ha dichiarato caso riservato a lui qualunque atto o pensiero controrivoluzionario, o pubblico o segreto. San Gennaro fece prontamente il miracolo alla presenza di tutte le autorit costituite Napoletane e Francesi, con stupore di molti e con universale soddisfazione. Tutti li sforzi, i maneggi e le spese fatte dai Baroni per impedire la sanzione della Legge de' feudi, fatta dal primo Governo Provisorio e che rest sospesa per qualche tempo in mano di Macdonald, non riuscirono a mandarla a vuoto in mano d'Abrial. Ella  giusta, sebbene un poco rigida;  ora in vigore ed ha non poco contribuito a guadagnarci le Provincie.(503) Le polizze acquistano un poco di credito, ma una legge gi fatta intorno ai banchi dall'antico Governo Provvisorio, che non si  ancor pubblicata perch ha bisogno di molti preliminari, potr rimediare in tutto a codesto sconcerto. In Napoli regna l'abbondanza d'ogni cosa, tranne che di formaggio, e i lazzaroni, nelle loro effusioni di cuore, dicono che andranno in Sicilia a provedersene colle baionette. Il Governo adesso  indipendente, e fuori di tutela. Abrial  in Roma, e non se ne mischia pi. Egli ha fatto una requisizione volontaria di cavalli e n'ebbe due mille in 24 ore solo in Napoli. Pare che tutti concorrano di buon cuore alla causa pubblica, tanto pi dopo che la veggono affidata a loro stessi. L'orgoglio Nazionale raddoppia l'energia, a segno che, dovendosi rialzare la batteria del Molo, opera che avea bisogno di pi settimane per compiersi coi mezzi ordinari, fu fatta in poche ore col concorso di tutti i buoni cittadini d'ambi i sessi, che vi travagliarono indefessamente. Non sono rimasti che 300 Francesi in Sant'Elmo, e poch'altri a Capua e Gaeta: tutto il resto  nelle nostre mani. Il progetto di costituzione  gi stampato.  veramente democratico. Ora il Governo si occupa della di lui discussione, ed in breve la Federazione avr luogo. Si pu dire che vi  la tranquillit in tutte le Provincie, tranne in Calabria, ove l'antipapa Ruffo fa cose degne del suo nuovo carattere; ma una legione di volontari calabresi, gi organizzata in Napoli, e le altre forze della Repubblica, purgheranno la terra di quel mostro e restituiranno alla Magna Grecia il suo antico onore. Egli ha scomunicato il Governo Provvisorio, e questi lo far scomunicare dal Cardinale di Napoli; cos la falsa moneta vien ricambiata in false cedole. La gi Accademia dei Cavalieri  stata assegnata per la riunione di tutte le sale Patriottiche, delle quali  presidente Salfi;(504) e nella prima seduta, deliberando sopra i pericoli della Patria, si risolse di proporre al Governo l'universale coscrizione militare, e le societ diedero il primo esempio, coscrivendosi tutti spontaneamente. L'alta Commissione militare punisce con severit, ma senza crudelt n abuso, i rei di Stato. Quattro degli assassini del Duca della Torre, fra i quali il parrucchiere, sono stati fucilati.
Da codesto quadro della nostra posizione, e da quello di pi che ho incaricato Dandolo di dirti a voce, e che tu gli domanderai se mai si scordasse di dirtelo, potrai vedere ci che ti conviene di fare, ed essere in grado di agire un poco pi a causa cognita. Se non ci viene il male da coloro dai quali non dovremmo aspettare che il bene, noi ci sosterremo a dispetto di qualunque altro ostacolo. Sta in prevenzione che Faypoult, e tutta l'orda amministrativa e li suoi aderenti, vengono in Francia irritati di non aver potuto fare a Napoli tutto quel male che volevano, e che hanno fatto nell'altre parti della misera Italia, e pronti a calunniare la Nazione ed il Governo, tanto per vendetta che per loro giustificazione, affine di rifondere sul poco amore de' Popoli Italiani per la Libert e per la Francia tutti i mali, che la di loro scellerata condotta ha cagionato all'armata nell'insurgenza universale delle Nazioni, che, disperate per la miseria nella quale veggonsi ridotte per la rapacit di costoro, hanno creduto da stolte di trovar sollievo nel sostenere le armi nemiche, ma non tardarono ad aver occasione da ricredersi del loro errore, e molte ritornano amiche dei buoni Francesi. Per disgrazia, alcuni Generali, chi per scusare i propri torti, chi per sostenere la propria opinione, chi per spirito di partito, sono entrati nella cabala amministrativa e appoggiano le di lei calunnie; ma i pi ed i migliori la smentiscono e sono per noi.
Ci ti serva di regola, ed opponiti totis viribus all'effetto di s atroci calunnie. Al mio arrivo ti porter i documenti irrefragabili per la nostra difesa. Il Governo di cost  troppo saggio, troppo giusto, troppo amante della sua Patria, di cui conosce troppo bene le convenienze e gl'interessi, per non volere abbandonare l'Italia, la di cui salvezza, libert e prosperit possono solo consolidare e accrescere quelle della stessa Francia. La Ragione e l'interesse ben inteso son per noi: che ci resta adunque da temere? La cabala coi suoi oscuri maneggi si dilegua avanti lo splendore della verit. Pu sorprendere per un momento nell'oscurit, ma al primo raggio di luce  perduta. Ti mando per Dandolo la mia traduzione del Discorso della Boezia sulla Schiavit volontaria.(505) Questo ti servir di cifra per scrivere a Celentani ed a me, qui in Genova o altrove. Il metodo, che terrai, sar questo: marcherai le pagine con un segno sotto, come p. e.: 40; e poi ogni lettera avr due numeri: il primo indicher la linea, il secondo la posizione della lettera nella stessa linea. Serviti di questo per tutte le cose importanti. Celentani ti saluta. Le tue genti stavano bene alla mia partenza, ed anche dall'ultime notizie che ne ho. Salutami tanto Selvaggi, Adamucci, e tutti gli altri buoni amici di cost. T'abbraccio con tutta la pienezza del sentimento. Addio di vero cuore.(506)
P. S. Caro Amico. Ti ho scritto costantemente dopo la mia partenza da Milano. Ti ho informato di tutti gli avvenimenti che hanno avuto luogo e dei passi da me dati. Non ho potuto parlarti di Napoli, perch senza la venuta di Paribelli ne sarei stato all'oscuro al pari di te, essendo rimaste interrotte tutte le comunicazioni. La mancanza di tue risposte mi fa dubitare che non ti siano pervenute le mie lettere, e ne vivo in angustie perch contengono delle cose molto interessanti. Dal canto mio, ho fatto quanto ho potuto per rendermi degno della Patria e dei miei princip. Ardo intanto di voglia d'andare in Napoli per divider cogli altri amici le pene, i pericoli e la gloria. - Dal dettaglio di Cesare ben vedi che la nostra Patria si mostra ben degna della libert, cui da lungo tempo aspira; ed in mezzo a tutti gli ostacoli risorge pi gloriosa. Dandolo, come ti scrive Cesare, ti dir a voce delle altre cose, le quali a quest'ora sono ancor note ad alcuni solamente dei nostri amici in Napoli; e son persuaso che, ben lontano dall'avvilirli, gli daranno maggior coraggio ed energia. Scrivo all'ottimo amico Testi, che tu gli darai le notizie di Napoli. Ti prego dunque a comunicarcele fedelmente per sua consolazione. Ti continuer a scrivere per la posta e per tutte le altre occasioni, ed al presente specialmente che abbiamo una cifra. Amami e credimi costantemente tuo vero amico. Addio.
Celentani(507)
...
.
...
Paragrafo 4.
...
.
...
L'idea dell'unit d'Italia.
...
.
...
Si sar notato quanta fiducia spiri dalla lettera precedente. La situazione di Napoli era, in verit, disperata; ma i patrioti sentivano tal gioia di essersi tolto di dosso i "protettori" francesi, che al paragone la feroce lotta coi nemici, che da ogni banda li attorniavano, era da essi affrontata serenamente. Questo sentimento, che ci  attestato dagli storici del tempo, riceve ora una piena conferma dai carteggi che mettiamo in luce. Agli occhi poi degli esuli, che s'accoglievano in Genova ai princip del giugno del '99, la Repubblica napoletana, resistente ai molteplici assalti, ricca di tanti sinceri e animosi difensori, appariva come un segno di speranza per l'Italia tutta.
A dare un pi vigoroso avviamento a queste speranze sopravvenne il rivolgimento in Francia del 30 pratile (18 giugno): la caduta dell'antico Direttorio, l'insediamento del nuovo con prevalenza di elementi radicali e giacobini, le minacce di mettere sotto processo il La Revillire e il Merlin, e gli agenti e commissar che con le loro rapine avevano eccitato contro la Francia l'odio dei popoli gi a lei devoti, la liberazione dello Championnet dalla prigione e dal processo, e, poco dipoi, la nomina di lui a generale dell'armata delle Alpi.
Quei rifugiati ed esuli di Genova e di Francia furono unanimi nella persuasione che la fortuna del sistema repubblicano non potesse restaurarsi in Italia se non sulla base dell'indipendenza e dell'"unit" italiana. Diventavano cos concrete, e assumevano carattere di convincimento collettivo, quelle idee di "unit", che negli ultimi anni erano apparse qua e l sporadicamente.(508) E furono compilati, e sottoscritti largamente, indirizzi e petizioni ai nuovi legislatori francesi per esporre questo voto dei patrioti italiani. Napoli era stata gi occupata il 13 giugno; ma di tal fatto non si era avuta ancora notizia, e i castelli, a ogni modo, ancora resistevano. L'Indirizzo, che possiamo dire primo per data tra quelli nel senso suindicato, fu scritto dal nostro Cesare Paribelli.
Il Botta, che gli era amico e che doveva ben conoscere i casi di lui, ci ha conservato una notizia importante, che spiegherebbe anche in qual modo il Paribelli impiegasse parte dell'aprile e del maggio '99; il che non appare dalla sua lettera al Ciaia.  risaputo che nella Cisalpina, per effetto degli arbitr, delle arroganze e delle oppressioni francesi, si suscit ai princip di quell'anno un movimento per l'indipendenza italiana, del quale furono capi i generali Lahoz, Pino e Teuillet, e un Birago di Cremona. Per ottenere la libert e l'indipendenza, costoro avrebbero anche appoggiato gli austriaci contro i francesi (e cos infatti fece poi, per sua parte, il Lahoz):(509) e ordinarono a tale scopo una societ segreta, la cui sede principale era in Bologna, donde spargendosi per ogni parte d'Italia a guisa di raggi, quella societ era detta "dei Raggi". "Questo tentativo (scrive il Botta) era contrastato da coloro tra gli amatori della libert e dell'indipendenza, i quali, memori dei servigi fatti loro dai francesi che gli avevano liberati, alcuni dal carcere, altri dall'esilio ed altri anche da peggio, e persuasi che senza l'aiuto di Francia era impossibile resistere ad un tempo stesso alla parte che in Italia desiderava l'antico stato ed all'armi austriache, mal volentieri sopportavano che per acquistare un'indipendenza dubbia si volesse non solamente scostarsi dai francesi medesimi, verso i quali professavano gratitudine, ma anche voltar l'armi contro di loro, ove le occorrenze dei tempi il volessero. Fra questi ultimi, pi di tutti, insisteva Cesare Paribelli, il quale era stato mandato da Milano in Romagna ed a Napoli(510) per consultare su di queste faccende coi novatori del paese. Pure, essendosi col tempo viepi scoperto che il Direttorio di Francia aveva l'animo troppo contrario alla libert e all'indipendenza d'Italia, questi medesimi, e Paribelli principalmente, erano venuti a voler l'indipendenza contro e a dispetto di tutti. Queste cose si tramavano, e gi i semi se ne spargevano; ma vennero poco dopo i tempi grossi e le rotte dei francesi, per le quali, soprabbondando un'estrema forza di genti settentrionali, tutti questi sentimenti diventarono vani".(511)
Per tali vicende sarebbe passato, secondo il Botta, il disegno dell'Indipendenza e Unit italiana nella mente di Cesare Paribelli, quando, dopo il 18 giugno 1799, prese forma nel seguente:
INDIRIZZO DEI PATRIOTTI ITALIANI,
AI DIRETTORI E LEGISLATORI FRANCESI
Cittadini Legislatori e Direttori,
Voi avete finalmente aperti gli occhi sul precipizio, che minacciava d'ingoiare la Libert. Voi avete riprovato il sistema spaventevole di concussione e di tirannide, che gravitato avea troppo lungamente sopra alcune contrade sventurate, sacrificate, all'ambizione, all'avidit, alla perfidia di certi uomini inetti o scellerati, che usurpavano con impudenza il nome e l'autorit della Repubblica francese.
 permesso una volta di farsi sentire alla voce della verit. Ci  lecito finalmente di mettervi sotto gli occhi di tutti i misfatti che compromettevano la gloria e la sicurezza del nome francese in Italia. No, noi non imputiamo n a voi, n alla nazione generosa, che riemp tutto l'orbe delle sue prodezze, le nostre disgrazie; noi ne accusavamo soltanto i soliti intrighi, che addensato avevano intorno di voi, che potevate e volevate reprimere gli abusi, le tenebre dell'errore.
La corrispondenza non sar ormai pi interrotta. Le frontiere della Francia non saranno ormai pi chiuse ai Patriotti Italiani rifugiati e proscritti pel solo delitto d'aver amato i Francesi, e che nella loro disperazione, nel mentre che la lor patria era invasa dai barbari, s'erano veduti oppressi e disarmati da tanti supposti agenti della Repubblica Francese.
S, Legislatori e Direttori, s, che portavano il nome d'ambasciadori Francesi coloro che, invece d'accogliere le nostre suppliche per essere associati ai vostri vessilli, ci respingevano e ci colmavano di persecuzioni e d'ignominia, e ci trattavano quasi Iloti a Sparta o schiavi in Roma, cui niegato veniva l'onore di portar l'armi per la patria.
Troppo numerosi sono i fatti, che presentar vi si devono relativamente alla condotta amministrativa, militare e politica degli agenti Francesi, per poter essere contenuti in una semplice memoria, che i Repubblicani Italiani non possono pi a lungo ritardare di farvi pervenire.
Noi dimandiamo ai Rappresentanti e ai supremi Magistrati del popolo Francese, che in nome di questo popolo magnanimo, e al cospetto dell'Europa, per eterna vergogna dell'insolente casa d'Austria, che crede d'aver gi disonorata l'Italia e messa in pezzi la Francia, l'INDIPENDENZA ITALICA sia proclamata.
Legislatori e Direttori, il vostro interesse lo esige, non meno del nostro. Chi potr impedirvelo? Chi tra di voi potrebbe mai concepire l'atroce idea di patteggiare colla cavillosa casa d'Austria, da tanti secoli nemica giurata e naturale della Francia, e che la Repubblica francese deve per sistema isolare dall'Italia, e smembrare o distruggere? Chi vi sar fra di voi che possa dubitare de' successi che otterr la Libert, restituita nel suo primiero ascendente e a quei generosi slanci, che sono stati cagione di tanti prodigi?
Pensate che i piccoli stati Italiani, ducati e regni, sono gi disorganizzati, e che non vi  pi verun'altra alternativa per loro, se non di vederli inghiottiti dalla dominazione Austriaca o riuniti come in un fascio per presentare una nuova Repubblica all'universo. Potrete voi ancora esitare?
Proclamate dunque la Repubblica Italica, e voi avrete delle legioni che si uniranno alle vostre, e non sar allora solo il sangue francese che verserassi per difesa dell'Italia e della Francia.
Porzia diceva a Bruto ch'ella non era soltanto qual concubina la compagna del suo letto, ma che dovea essere associata alle sue imprese, e partecipare della sua buona e cattiva fortuna. Cos noi altri Italiani non vogliamo essere semplici ed inutili spettatori delle battaglie dei vostri guerrieri; ma vogliamo essere a parte dei loro perigli, dei loro avvantaggi e della lor gloria.
In questo momento, nel quale il Piemonte non  n Monarchia n Repubblica; la Cisalpina, troppo lungamente governata da certi proconsoli tiranni e briganti, che le davano a un tempo stesso e leggi e signori ben lungi dalla sua scelta; la Toscana, la di cui pretesa rivoluzione non  stata che un semplice passaggio della potenza suprema dalle mani del suo Granduca a quella d'alcuni Commissar ed agenti Francesi; la deplorabile Repubblica Romana, ove i nomi di Consoli, di Senatori e di Tribuni non sono che una feroce e barbara ironia; la Repubblica Napoletana, che sola offre una democrazia nascente, ma soffocata in culla dall'insorgenze che la circondano, e che, create dagli eccessi e dagli assassini di taluni agenti Francesi, sono state nutrite e mantenute a suo profitto dalle cure della Corte di Sicilia; - tutte insomma le parti d'Italia, che non presentano ai loro abitanti n libert n Patria, n un regolamento stabile, n alcun punto centrale, n veruna forma di governo, implorano ad alta voce dal Popolo e dal Governo Francese un atto sollenne, e che solo pu contenere la loro salvezza, che riattacchi e riunisca gli avanzi dispersi di questo gran Tutto, e renda all'anima Italiana l'energia, di cui sono ormai prive, proponendo loro una molla potente ed un segno determinato, cio la REPUBBLICA ITALICA.
Allora tutti gl'Italiani a gara prenderanno le armi, e sapranno almeno per quale cagione e per quale avvantaggi avranno a cimentare la loro vita. Una Repubblica ambulante e guerriera verr tosto organizzata sotto il gran vessillo dell'unione Italica per rovesciare, disgregare o cacciare i barbari del Nord.
E voi, Francesi, voi sarete giustificati agli occhi dell'Europa e della posterit di tanti orrori s lungamente commessi sotto il vostro nome, sebbene senza vostra saputa, in quelle contrade, alle quali voi avevate promessa la libert.
Voi proclamerete al cospetto di tutta Italia delle leggi e de' regolamenti severissimi per prevenire la rinnovazione dei delitti che hanno desolata la nostra Patria, e per offrire alle Repubbliche ricevute sotto i vostri auspici una garanzia, o per limitare e definire gl'attributi o i poteri degli agenti militari e politici, che potranno ancora da voi essere inviati nei paesi stranieri. In tal guisa, venendo distrutta la prima sorgente delle insurrezioni, esse non tarderanno a calmarsi; e gl'insurgenti stessi si verranno a ricoverare sotto gli stendardi repubblicani, e non riguarderanno pi a' Russi e agli Austriaci, che quali nemici delle loro propriet e della loro libert.
Noi vi proclameremo nostri liberatori, e troverete in noi degli alleati e degli amici fedeli e pronti a tutto. Noi saremo rivali vostri in coraggio e amor Patriottico. Noi imiteremo i vostri sublimi esempi; e la prospettiva della nostra indipendenza e della nostra felicit diventer contagiosa per gli altri popoli, che vorranno partecipare de' nostri felici destini.
Noi non ci brigheremo pi di rispondere a quelle calunniose imputazioni, con cui ci denigrano i nostri comuni nemici per avere un pretesto di mantenerci in quello stato di oppressione e di spoglio, sul quale riposavano le speranze dei Re.
Legislatori e Direttori, osate alfine di soddisfare il voto universale dell'Italia, e di proclamare la sua indipendenza e la sua riunione, il di cui centro esiste gi nella santa energia dei figli del Vesuvio, nello spirito repubblicano dei montagnari Liguri, nello sdegno invano ritenuto dei figli dell'infelice Vinegia, e nella disperazione di tutti i rifugiati Piemontesi, Romani e Toscani, cui non resta pi ormai verun'altra alternativa, che o di cercare per via d'una morte volontaria un asilo nella tomba, o di crearsi di bel nuovo, per mezzo d'una volont ferma e determinata, il felice avvenire, ch'era stato promesso alla loro Patria.
Legislatori e Direttori del popolo francese, parlate, e la Repubblica Italica esister. Un'assemblea Nazionale e un Governo provvisorio, riunito in Firenze nel centro dell'Italia, saranno invito a tutti gl'abitanti di queste belle contrade; un'armata ausiliaria sar formata, lo stendardo Italico sventoler nell'aria accanto al vessillo tricolorato, e gl'intrighi stranieri saranno sventati ancor questa volta; e il secolo decimonono vedr folgorare questi due astri vittoriosi e protettori, che annunzieranno all'Austria e al gabinetto Brittanico la vicina distruzione, o ai discendenti dei germani e agli abitanti delle tre isole, ormai troppo serve, la prossima loro libert.
Un gran numero di Patriotti, i pi pronunziati di diversi Stati Italiani, non temendo dichiararsi l'organo della Nazione intera, hanno riunito le loro firme al piede di codeste memorie, affine di ottenere dai Legislatori e Direttori del Popolo Francese, che la REPUBBLICA ITALICA INDIPENDENTE, UNA, INDIVISIBILE, e alleata della Repubblica Francese, venga prontamente e solennemente proclamata.
Questo indirizzo fu firmato dalla maggior parte dei patrioti italiani, che si trovavano in Genova.(512)
Circa lo stesso tempo, il 10 messidoro (28 giugno) Niccola Celentani, che abbiamo visto compagno in Genova del Paribelli, scriveva una lettera al Sieys, che faceva parte del nuovo Direttorio e al quale il Celentani era legato d'amicizia, esponendo sensi simili a quelli del Paribelli. La lettera doveva essere consegnata al Sieys dal Ciaia.(513) Vi si dipingeva un quadro molto vivace delle ruberie dei francesi in Italia; e della Repubblica Napoletana (che il Celentani credeva sempre in piedi) si diceva: "Il fatto , che la Repubblica Napoletana  forse la parte d'Italia dove c' maggiore spirito nazionale ed energia repubblicana; e questa osservazione  avvalorata da ci ch' accaduto a Napoli dopo la partenza dei francesi.... La partenza dell'esercito francese ha dato luogo all'energia napoletana di manifestarsi intera. Il popolo e il governo, abbandonati ai loro mezzi soltanto e che s'erano egualmente compromessi per la causa della libert, non han voluto esporsi ad essere preda o degl'inglesi o della corte di Palermo, che sarebbe tornata trionfante; e vi  stata un'imponente riunione di forze e di volont, per prepararsi a rassodare la Repubblica". E soggiungeva, esagerando o illudendosi: "Le colonne spedite nelle provincie si sono gi battute con successo, e ventimila uomini di guardia nazionale, levati prestamente in Napoli, come altre leve per effetto di una coscrizione militare, hanno mostrato ci che pu l'ardore della libert. Io non sarei meravigliato che, tra breve, la Repubblica Napoletana potesse fornire delle forze ausiliarie alla Repubblica Francese per combattere gli austriaci, e rendere anche pi nazionale l'odio contro il despotismo".
Le stesse illusioni nutriva Francescantonio Ciaia a Parigi. Tra le sue carte  un ragionamento sulla situazione dei partiti politici in Francia in relazione con la Repubblica Napoletana, nel quale si dimostra che Napoli repubblicana era nemica naturale della fazione realista e dell'orleanista, e non aveva interessi con quella termidoriana, che aveva protetto il Faypoult e imprigionato lo Championnet; e che tutto spingeva all'intesa e alleanza della parte repubblicana del nuovo governo con Napoli, contro i comuni nemici.(514)
Il 25 giugno egli scriveva in cifra al fratello a Napoli:
Gli affari prendono buona piega:  uopo profittare del momento. Spedite subito una persona colle credenziali per far riconoscere la nostra Repubblica e, se  opportuno, conchiudere un trattato di alleanza.
Date tutte le vostre cure alla forza: qui non vi  bisogno di molto danaro: si spenda dunque alla forza armata per fare che tutta la nazione sia ad un cenno su l'armi. Organizzate dei club nei cantoni tutti dei dipartimenti.
Badate ai maneggi della Spagna nella nostra Repubblica per procurarsi un partito. Non permettete mai alcuno sbarco delle sue truppe.
Spero tra breve spedirvi un corriere con consolanti nuove.
Questa  la quinta lettera da me scrittavi in cifra. Parigi sette messidoro.(515)
Mentre egli cos scriveva, il fratello Ignazio, chiuso in Castelnuovo, era di quelli che sconsigliavano la sortita violenta e l'abbandono dei vecchi, delle donne e dei fanciulli: "solito ad abbellire (scrive il Botta) colla innocente e placida fantasia tutte le umane cose, abbelliva ancora quell'estrema sventura",(516) e si consegnava ai carnefici di re Ferdinando.
Poco dipoi, Cesare Paribelli, portatore dell'Indirizzo munito delle firme dei patrioti, partiva da Genova alla volta di Parigi per presentarlo di persona al Consiglio dei Cinquecento. Egli pass per Grenoble, dove rivide lo Championnet, nominato il 17 messidoro (5 luglio) generale dell'armata delle Alpi. A questo, come ad antico amico e protettore provato degl'italiani, il Paribelli tenne parola del disegno della "Repubblica Italica", e della necessit di dare agli italiani, per ottenere l'attaccamento di essi alla Francia, una "garenzia". Lo Championnet approv, incoraggi, gli procur "potenti appoggi":(517) confortato dai quali, il Paribelli prosegu per Parigi.
In questa citt si trovava di certo nell'agosto, quando Carlo Botta (in data del 26 di quel mese) scriveva al Fantoni a Grenoble: "Ho visto ieri Paribelli e Ciaia. Oh Dio! che atroci scene in quella sgraziata Napoli! Ci han tolti i nostri pi cari, i pi virtuosi amici; ed i russi ed i turchi occupano la pi bella parte del mondo".(518) Il disegno dell'Indipendenza italiana era il pensiero comune degli esuli raccolti in Francia. Nel luglio del '99 veniva sottoscritta, da ventotto di essi, una Petizione indirizzata da Italiani rifugiati in Francia al Consiglio dei Cinquecento.(519) Erano, tra i firmatari, Carlo Botta, Giulio Robert, il Lancetti, il Mascheroni, il Labus; e due napoletani, il Ciaia, e un altro rifugiato, Fedele Grcy. Questa petizione, insieme con altri due scritti intitolati, l'uno: Il Grido d'Italia, e l'altro: Sguardo sulle cause che hanno depresso lo spirito pubblico in Italia e sul modo di rialzarlo, fu presentata al Consiglio dei Cinquecento il 14 termidoro (1 agosto) dall'ardente deputato giacobino Briot (del Doubs), e il Consiglio nomin una commissione per esaminarli, il che vuol dire che non se ne parl altro.(520) Il Grcy, per sua parte, scrisse il 7 fruttidoro (24 agosto) una lettera al ministro della guerra general Bernadotte, chiedendo con appassionata eloquenza "garenzia, garenzia, garenzia" per gl'Italiani, e la Repubblica italica, "una, indipendente, democratica e indivisibile".(521)
Sostegno e alimento delle speranze degli italiani erano i due generali posti a capo degli eserciti francesi in Italia, lo Joubert e lo Championnet. "Quelli fra i repubblicani d'Italia (dice il Botta, testimone autorevole per questi fatti, quorum pars magna fuit), che, cacciati dalla patria, avevano cercato riparo in Francia, molto insistevano, e con le parole e con gli scritti e con le opere, nel proposito della Indipendenza e dell'Unit italiana, persuadendosi che con questo nome in fronte avessero i Francesi, e chi sentiva con loro, a far correre i popoli in loro favore. Joubert secondava questi sforzi con volont sincera. Li secondava altres, ma solo con qualche dimostrazione esteriore e non con l'animo, il Direttorio, desideroso di riacquistare il dominio d'Italia, e confidando che questo generoso ed alto proposito fosse per essere mezzo potente dell'esecuzione".(522)
Con lo Championnet il Paribelli tenne in quei mesi una viva corrispondenza. "Generale (gli scriveva), le speranze dei vostri fratelli italiani, e specie dei napoletani che vi appartengono anche pi strettamente, sono riposte in voi, e nel vostro valoroso fratello d'armi, Joubert. Essi tutto aspettano dal coraggio, dalla bravura, dalla lealt, dalla prudenza e dalle buone intenzioni di due uomini celebri, e tanto degni della loro fiducia. Sarebbe possibile che speranze cos belle fossero rese vane?". E, quando, poco dopo, lo Joubert fu ucciso a Novi (15 agosto '99), il Paribelli esortava il superstite Championnet a risparmiare la propria persona; che le speranze italiane ormai si raccoglievano tutte in lui. "Generale, circondatevi, come i grandi capitani dell'antichit, di cui imitate le virt, d'una falange o di un battaglione sacro; chiamate intorno a voi gl'italiani, i vostri amici; assicurateli ch'essi stiano pur certi di prodigare il loro sangue per la libert del loro paese; cercate di procurarne loro qualche garenzia solenne, che possa indurli a dimenticare lo sciagurato trattato di Campoformio e la vergognosa consegna di Venezia all'Austria, e distorni da loro ogni timore di diventare una seconda volta vittime di qualche perfida combinazione diplomatica; ed essi voleranno da ogni parte a servirvi di baluardo, e ad affrontare ogni sorta di pericoli per difendere l'Eroe, ch'essi considerano come loro liberatore e padre. Voi conoscete, Generale, il voto nazionale degl'Italiani per l'Unit delle loro Repubbliche; e voi non potete ignorare in che cosa consisterebbe la garenzia, di cui vi parlo: voi ne avete trovata la richiesta giusta, ragionevole ed utile, e l'avete appoggiata con tutte le vostre forze, ma come semplice privato. Degnatevi di farlo ora come uomo pubblico, e di dimostrarne al vostro governo la necessit per aumentare le vostre forze e materiali e morali, e siate sicuro che, ottenendola, raddoppierete il vostro esercito".(523)
Ma il Direttorio, a tutte le insistenze del Paribelli e degli altri italiani, e dei loro protettori, per la proclamazione dell'indipendenza ed unit italiane, rispondeva col rimandare ogni trattativa di quella sorta "a dopo le future vittorie".(524)
...
.
...
Paragrafo 5.
...
.
...
Il Paribelli e il Ciaia in soccorso dei patrioti napoletani.
...
.
...
Quei grandiosi disegni politici furono interrotti per allora, e i loro autori distratti ad altro, non solo dalla mala voglia del Direttorio, ma da pi dolorose necessit sopraggiunte, cui bisognava provvedere senza indugio. Alla notizia della caduta della Repubblica napoletana e degli eccidi e devastazioni che l'avevano accompagnata, erano seguite quelle della violata capitolazione e degl'iniqui processi, e delle condanne di morte, che si andavano eseguendo. Il Paribelli e il Ciaia, gi inviati del governo della Repubblica, si trovarono naturalmente, in Parigi, alla testa del movimento di proteste e di ricorsi presso il governo di Francia. Al quale si rivolsero subito perch, in nome del diritto delle genti, spiegasse un'azione diplomatica verso il re di Napoli, a garanzia della capitolazione. Ma, poich ogni giorno di ritardo portava seco nuove vittime, il Paribelli scrisse anche allo Championnet come a generale in capo dell'armata d'Italia.
"Tutti i vostri amici napoletani (gli diceva il Paribelli) vi supplicano per mezzo mio a non tardare un solo istante a far intimare per via di parlamentari ai generali nemici di costringere il re di Sicilia a cessar d'infrangere, e ad osservare in quel ch' ancora possibile, gli impegni cos solenni e sacri d'un trattato, ch'egli viola con tanta impudenza". E illustrava allo Championnet la completa validit della capitolazione: 1. perch sottoscritta in nome del re da chi aveva i suoi pieni poteri; 2. perch gi messa in esecuzione dai patrioti nella parte ch'era loro di detrimento; 3. perch l'eccezione, che quelli erano ribelli, non reggeva, sia per la considerazione che il re aveva abbandonato i propri Stati e lasciato che vi si stabilisse un'altra potenza, sia per la ragione che coi ribelli non si negozia, e il re aveva negoziato; 4. perch gli articoli della capitolazione di Sant'Elmo, circa la consegna dei sudditi regi, non potevano avere alcuna efficacia sulla capitolazione anteriore.(525) - Poco dopo, il Paribelli gli scriveva di nuovo: "Dopo suppliche le mille volte ripetute, siamo finalmente riusciti ad ottenere dal Direttorio un ordine, che voi avete forse gi ricevuto o che vi giunger immantinente, il quale vi autorizza a spedire al re di Napoli, e ai capi delle armate alleate, dei parlamentari, per esigere l'esecuzione della capitolazione conclusa coi patrioti". E gli raccomandava di comprendere nella intimazione la salvezza della vita e delle propriet cos di coloro ch'erano restati in patria, come degli espatriati; e di badar bene alla scelta dei parlamentari.(526)
Le stesse suppliche il Paribelli e il Ciaia mandavano al generale Bonaparte, che nell'ottobre 1799 era dall'Egitto tornato in Francia. Riassunta la storia della Repubblica napoletana, e lasciando d'indagare il destino che la Repubblica francese riserbava alla loro patria: "noi ci restringiamo a domandare (essi dicevano) che il Direttorio esecutivo voglia salvare i resti dei patrioti napoletani, che ancora esistono, esigendo con intimazioni precise e solenni la Stretta esecuzione delle due capitolazioni".(527) Il Paribelli ebbe allora anche un'udienza dal Bonaparte, che lo accolse con molta benevolenza, e gli parl con simpatia del fratello di lui, Giovanni, che gli era stato cooperatore negli affari della Cisalpina durante la prima campagna d'Italia.(528)
Accaduto il rivolgimento del 18 brumaio, il Paribelli present subito al Consolato provvisorio una nota, nel senso sopraindicato.(529) E scrisse al nuovo ministro della Guerra, generale Berthier, a nome dei patrioti napoletani, per indurlo a proteggere presso il Primo Console la causa loro.(530) Alla sua lettera in data del 23 brumaio a. VIII (15 novembre 1799) il Berthier rispose cos il 3 frimaio (24 novembre):
Paris, le 3 frimaire an 8 de la Rp. Franaise, etc.
LE MINISTRE DE LA GUERRE
AU CITOYEN PARIBELLI, EX-MEMBRE DU GOUV. PROV. NAPOLITAIN
J'ai reu, Citoyen, la lettre que vous m'avez adresse le 23 du mois dernier au nom des Napolitains rfugis  Paris: vos plaintes sur la violation de la Capitulation conclue pour la reddition des forts Neuf et du Chteau de l'Oeuf ne pourroient qu'tre accueillies par le Gouvernement Franois; et vous avez parfaitement raison de croire qu'il ne ngligera pas de rclamer la stricte excution d'un trait, qui devoit tre sacre de part et d'autre.
J'crirai en consquence au Ministre des Relations extrieures pour l'engager  user de tous le moyens qui seront en son pouvoir pour rappeller au Gouvernement Napolitain actuel ce que nous avons droit d'exiger en vertu de cette Capitulation. Dans le cas ou les reprsentations que nous ferons  cet gard seroient infructueuses, je proposerai alors aux Consuls d'adopter des mesures propres  faire respecter par nos ennemis les engagements qu'ils prennent avec nous, ou au moins telles qu'elles le feroient repentir de les avoir viols.
Salut et fraternit. 
BERTHIER.
P. S. J'ai crit aussi au Gnral en chef de l'arme d'Italie(531)
Il Paribelli ringrazi, e aggiunse nuove esortazioni.(532) Noi non sappiamo se la promessa fosse mantenuta, e quali passi si tentassero per intimidire il governo napoletano. Certo, nel gennaio 1800, il Paribelli e il Ciaia ricevettero notizie da Marsiglia, per le quali poterono credere che le proteste del Governo francese avessero prodotto qualche effetto. I patrioti napoletani, giunti allora a Marsiglia, raccontavano che c'era stata una sospensione nelle esecuzioni capitali e molte commutazioni di pene. "Qualche cosa si  dunque ottenuto (essi si affrettarono a scrivere il 10 piovoso, o 31 gennaio 1800, al Berthier); ma  ancora poco". La perfida corte di Sicilia non doveva cavarsela col commutare ai patrioti una morte pronta in una pi lunga e penosa, ma rimetterli in libert e reintegrarli nei loro beni.(533)
Altre cure richiedevano quei patrioti, che giungevano a frotte di pi centinaia in Francia, vecchi, giovanetti, malati, con donne e bambini, quasi tutti sprovvisti del necessario. Erano tra essi molti che avevano coperto importanti uffici civili nella Repubblica, moltissimi militari, e, in genere, assai persone capaci e degne. Dall'agosto del 1799 al maggio del 1800, approdarono a Marsiglia i bastimenti carichi di tutti quei miserandi avanzi della gran ruina. Talvolta, si ritrovavano fra i superstiti alcuni che erano stati gi creduti vittime del carnefice:(534) e si sapevano i particolari orribili della fine di altri. La Francia esercit allora verso gli esuli napoletani (che erano il maggior numero), come verso quelli di altre parti d'Italia, una nobile ospitalit;(535) e dalle carte del Ciaia e del Paribelli si potrebbe cavare una statistica di quell'emigrazione, che illustrerebbe in molte parti gli elenchi, conservatici nelle Filiazioni dei rei di Stato, che sono a stampa.(536)
Spontaneamente dapprima, e senza alcuna veste ufficiale, il Paribelli e il Ciaia si adoperarono in favore dei poveri esuli. Il ministro della guerra aveva invitato con un suo proclama i napoletani a recarsi all'esercito; e il Paribelli si rivolse allo Championnet per sapere di quanti posti egli poteva disporre, per coloro che non erano adatti alle armi, nei suoi uffici amministrativi e negli ospedali. Soggiungeva in quell'occasione che, vedendo ormai ritardato il disegno dell'Indipendenza italiana, egli stesso desiderava un piccolo impiego militare in qualche mezza brigata, o presso la persona dello Championnet; e che, a ogni modo, si recherebbe all'armata d'Italia, "sicuro di trovarvi un fucile e un pane".(537) E, valendosi di un permesso gi ottenuto, parecchi esuli napoletani gl'indirizz perch li adoperasse.(538) Nel novembre poi, essendo stata costituita una Commissione di soccorso per gli esuli italiani in Francia, il Paribelli e il Ciaia furono ufficialmente chiamati in essa come "deputati dei napoletani". Per la legge del 7 frimaio (28 novembre 1799) ai militari si corrispondeva la mezza paga, e a tutti gli altri patrioti esuli la razione completa, in natura o in danaro, nella ragione di 75 centesimi al giorno per persona.(539)
I due deputati curarono il pagamento di questi sussidi, per quindicine, spesso anticipando essi le somme con proprio danaro. E provvidero a trovare impiego ai militari, che preferivano il combattere nella imminente campagna all'oziare con la mezza paga. Cos il 1. piovoso (31 gennaio 1800) il Paribelli e il Ciaia scrivevano al Berthier, che tra gli esuli di recente arrivati erano una ventina di ufficiali di artiglieria e una decina di marina "du premier mrite", che desideravano entrare nelle armate della Repubblica.(540) Per lo stesso oggetto il Paribelli si rivolgeva al vice-ammiraglio La Touche Trville (quello stesso che nel 1792 aveva fatto la dimostrazione navale contro Napoli, e sparso in questa citt i semi delle prime societ giacobine), richiedendolo dei suoi buoni uffici presso il ministro della marina.(541) Molti dei napoletani furono accolti nella Legione italica, che costituiva in Dijon il generale Giuseppe Lechi.(542) Ed  da leggere sul proposito una lettera del Lechi al Paribelli, in data del 6 germile a. VIII (27 marzo 1800):
Lgion Italique
Au quartier gnral de Dijon, le 6 germinal an 8 de la Rp.
LECHI, GENERAL DE BRIGADE, COMMANDANT LA LEGION ITALIQUE ALL'AMICO PARIBELLI
Amico, quanto m' stato possibile fare per i Napoletani, che tanto amo e stimo, e che tanto meritano, io l'ho fatto, anche con visibile predilezione, assicurato sulle loro cognizioni e bravura.
Non  stato possibile impiegare alcuno che non fosse presente, perch assolutamente mi fu proibito dal Ministro.
Il vostro Fasulo sar col suo grado nel deposito, e far per lui quanto mi sar possibile. Fate che si presenti a me con una vostra lettera. Per il povero De Leon non m' stato possibile far nulla: egli non  atto alle armi, e per quartiermastro li han voluti tutti Francesi. L'ho per munito d'una rotta e d'una provvisoria commissione per Parigi.
La legione  gi tutta partita per Bourg. Amico, che bel corpo! quali speranze si sente rinascere nel cuore un Italiano! Ma, oh Dio! se li vedeste in quale orribile nudit, senza paga, con un solo tozzo di pane nero; eppure nessuna lagnanza; piangevano di contento nel partire da Dijon col dire: Ecco i primi passi verso la nostra Patria. - Oh Italiani! oh Patria!
Amico, quello che mi rende l'uomo il pi felice,  l'amore e la confidenza che mi mostra il soldato; ti giuro, avranno in me un amico ed un padre, che non li abbandoner giammai. Il governo deve assolutamente servirsi di questo corpo, e farne conto; ma prima vestirlo, nutrirlo per un paio di decadi, poi armarlo, ed io rispondo del successo di qualunque impresa.
Aggiunger la Legione a Bourg tra pochi giorni. Mi si dice che il vestiario vada confezionandosi a gran passi, e che non mancheranno in avvenire di nulla: lo voglia il Cielo.
Il deposito della Legione  gi forte di mille e pi individui, quasi tutti offiziali. Ho fatto un progetto al Ministro per utilizzare quegl'individui, e m'aspetto riscontro.
Scrivimi, Amico, ed amami.
LECHI.(543)
Il Paribelli e il Ciaia protestarono presso il Berthier per la non esecuzione degli ordini relativi alla mezza paga ed alla razione;(544) al ministro della marina e colonie. Forfait, perch si pagassero i due mesi di soldo promessi agli ufficiali della marina napoletana, che insieme coi francesi avevano contribuito alla difesa della libert.(545) Al ministro di giustizia Abrial (gi commissario organizzatore della Repubblica napoletana) il Paribelli comunicava notizie degli esuli, molti dei quali l'Abrial aveva conosciuto a Napoli, e faceva vive raccomandazioni per la famiglia Fasulo. Famiglia di magistrati e avvocati, stimata e agiata prima del 1799; che nell'anarchia del gennaio di quell'anno aveva avuta saccheggiata la casa dai lazzari, e gli uomini cercati a morte e le donne arrestate, tutti per sospetto di corrispondenza coi francesi (e infatti il comitato patriottico si radunava in casa Fasulo): nella Repubblica, i tre figliuoli maschi erano stati, uno componente del Governo provvisorio, il secondo, caposquadrone della gendarmeria, il terzo, amministratore dipartimentale. E nella reazione, il primo, Nicola, era stato impiccato; il secondo, sepolto nelle fosse della Favignana; il terzo, scacciato dal regno. Anche la loro sorella, Margherita, che aveva attivamente partecipato all'opera patriottica, era stata esiliata ed era sbarcata in Francia. La vecchia madre ottuagenaria, inferma, liberata dal carcere e ridotta a mendicare, per un vero miracolo di amor materno si era trascinata fino a Parigi, presso la figliuola; e ivi languiva sopra un pagliericcio, idropica, senz'altri soccorsi che quelli della Commissione e di qualche sventurato loro pari!(546) - Allorch il Bonaparte mosse per la nuova campagna d'Italia, avendo egli dato ordine che i rifugiati napoletani partissero per la frontiera, il ministro di polizia, Fouch, li scacci tutti da Parigi; ma il Ciaia e il Paribelli ottennero la revoca dell'ordine, inviando una protesta a costui e al ministro degli esteri, Talleyrand.(547) Nelle carte del Paribelli e del Ciaia si potrebbero spigolare parecchi aneddoti. Il Paribelli prest la sua penna al vecchio letterato Pietro Napoli Signorelli, che non sapeva scrivere il francese, per una supplica al Primo Console.(548)
Il Ciaia era in corrispondenza con la "cittadina Chiara Belmonte Pignatelli Spinelli", ossia l'ex-principessa di Belmonte, anche lei degli esuli, sussidiata con novanta lire al mese.(549) Un poeta, dei parecchi che si trovavano tra quegli emigrati, dirigeva il seguente sonetto
A LI CITTADINI PARIBELLI E CIAIA
DEPUTATI DEI PATRIOTI RIFUGIATI IN FRANCIA
Se del Sebeto i figli, allor che tutto
Vider di proprio sangue asperso e tinto
Il patrio suolo, e, d'atri globi cinto,
Il natio lor soggiorno arso e distrutto,
Di tante morti avvanzo e tanto lutto
E di rei ferri onde ciascun fu avvinto,
Questo di Libert sacro recinto
Tolse al furor di procelloso flutto;
E se nel vostro cor, nel vostro ingegno,
Della Patria conforto, invitti Eroi,
La lor speme ha serbato, il lor sostegno;
Qual tempio un d, sciolta da' lacci suoi,
Partenope inalzar potr, che degno
Sia del franco valor, di s, di Voi?(550)
Ed era un elogio meritato. - Accanto a queste cure della piet, bisogna porre l'omaggio che il Paribelli, facendosi interprete dei sentimenti dei patrioti napoletani, rendeva in quei giorni allo Championnet, morto il 9 gennaio 1800 a Antibes. Vi  tra le sue carte una lunga memoria col titolo: Notes historiques sur le gnral Championnet et son expdition dans le royaume de Naples pour servir d'claircissement au citoyen Rosselin, scretaire gnral du Ministre de la guerre Bernadotte, qui compile la vie de Championnet.  un racconto minuto e fedele di tutto ci che lo Championnet fece nella conquista di Napoli e nella fondazione della Repubblica napoletana. E chi era il "cittadino Rosselin"? Nessun altri che quel conte Rousselin de Saint-Albin, la cui Vita dello Championnet, venuta in luce molti decenni dopo postuma per cura del figliuolo di lui, abbiamo pi volte citata in questo nostro lavoro.
E un altro compito il Paribelli si assunse: la vendetta dei patrioti, calpestati e traditi dal Mjan, comandante francese di Sant'Elmo, con la vergognosa capitolazione dell'11 luglio 1799.  noto che il tenente Boquet ed altri ufficiali francesi della guarnigione, appena sbarcati a Marsiglia, sottoscrissero e divulgarono per la stampa, con la data del 28 messidoro a. VII (16 luglio 1799), un atto di accusa contro il Mjan, e che lo Championnet nell'agosto fece arrestare costui, deferendolo a un consiglio di guerra.(551) Il processo si trascin per le lunghe. L'anno dopo, il Boquet, che si trovava di guarnigione in Olanda con la 27.a mezza brigata di fanteria leggiera, scriveva da Bergpzom il 24 termidoro (13 agosto) al Paribelli, per ricordargli la promessa che gli aveva fatto d'inviargli i particolari di quanto i repubblicani di Napoli avevano da imputare al capo di brigata Mjan:
Mjan (scrivea il Boquet) mendie sans cesse des certificats auprs des officiers de notre Demi Brigade. Ceux qui composent le Conseil d'administration lui ont constamment refus ce qu'il demandait. Mais quelques uns, sans caractre et couverts du masque du patriotisme, viennent de lui signer une attestation en sa faveur. De manire que, si vous ne vous htez de seconder la rsistence qu'il nous faut opposer aux coups que l'on cherche  porter contre les braves officiers, qui se sont dclars protecteurs de vos compatriotes persecuts ou devenus victimes du despotisme, il serait possible que l'innocence prit la place du crime.
E soggiungeva:
J'envoie par le prsent courrier au Ministre de la guerre un exemplaire de mon Mmoire Historique, joint  une copie de notre premire dnonciation contre le perfide qui vous a si maltraits. J'en saurai bientt le rsultat. Mais, avant tout, je vous demande le dtail des faits dont j'ai dj parl, et je vous invite essentiellement  faire connatre au Ministre de la guerre, ou  dposer dans le Bureau de la police et des tribunaux militaires, une copie des pices que vous m'aurez envoyes, au lieu de les aventurer auprs du prsident du Conseil de Guerre de Grenoble. vitez toute espce de retard en cette circonstance, et donnez de vos nouvelles le plus promptement possible.(552)
Il Paribelli, ricevuta la lettera del Boquet, si mise subito al lavoro, e raccolse le accuse in un memoriale, scritto in forma di lettera a un amico, del quale ci resta tra le sue carte una copia, che sembra monca della fine.(553)
Lo scritto a stampa del Boquet (notava il Paribelli) si estendeva in ispecial modo sugli avvenimenti, accaduti nel castello di Sant'Elmo e nei contorni, e dei quali l'autore era stato testimone oculare; ma non vi si parlava punto di ci ch'era passato tra il Mjan e il governo napoletano, e dei fatti che, durante la difesa di Sant'Elmo, accadevano in Napoli ed avevano, con quella, immediata relazione. Tale ignoranza rendeva, qua e l, il Boquet pi benevolo verso il Mjan, che costui non meritasse. - Il Paribelli descriveva il castello di Sant'Elmo, pentagono per quattro lati inaccessibile, e molto forte altres nel quinto, rivolto verso la salita della Cesarea e dell'Infrascata. Si faceva poi a dimostrare che il Mjan, diventatone comandante, aveva il modo di procacciarsi tutti i mezzi di difesa occorrenti, senza neppure interrogare il governo napoletano, potendo disporre di tutti i forti, magazzini e depositi d'armi e d'artiglieria. Ai princip del giugno il Mjan, mandando a chiedere al governo napoletano alcune torce incendiarie ed altri oggetti simili, soggiungeva nella sua lettera (ch'era stata vista dal cittadino Ferdinando Carcani): "Quand vous m'aurez procur ces objets, j'aurai tout ce qu'il me faut". E, in quanto agli approvvigionamenti di bocca, al momento della resa ce n'erano per pi di sei mesi, com'era attestato dai cittadini Fonsi, Pelusio, Agresti e Gaetano Rossi, che si trovavano nel forte. Cosicch (conclude questa prima parte del memoriale) "o il castello non era in istato di difesa, e la colpa ne spetta al Mjan; o era, ed allora la sua difesa doveva essere proporzionata ai mezzi ch'egli aveva e all'importanza della cosa".
Le istruzioni, che il Mjan aveva ricevuto dal Macdonald, erano rigorosissime; e il generale in capo le aveva comunicate, prima di partire, al governo napoletano per rassicurarlo; le fece leggere, inoltre, nel 1800 a Parigi nel suo Livre d'ordres ai due fratelli Amato, capi di brigata napoletani, e le conferm verbalmente al Paribelli. Vi si diceva, tra l'altro: "Il consumera jusqu' la dernire once de pain et de poudre, et ne le rendra jamais qu'aux dernires extremits, ni avant qu'on y aura ouverte une brche praticable, et en tout cas il ne sparera jamais son sort et celui de la garnison franaise de celui du Gouvernement et des Patriotes Napolitains, qu'il fera comprendre dans la mme capitulation". Anzi appunto per una difesa estrema era stato scelto il Mjan, che aveva arie da Sacripante o Rodomonte. Il Macdonald era convinto che il Mjan, da Sant'Elmo, poteva in ogni caso dettare la legge ai vincitori.(554)
Il Mjan pecc, anzitutto, di negligenza e d'imprevidenza. Non cur di liberare il terreno all'intorno; e infatti le batterie nemiche, che maggiori danni recarono al castello, furono quelle costruite nelle due ville del negoziante Sinno e del principe di Montemiletto, e nel piccolo villaggio di Antignano. Il Mjan avrebbe potuto radere queste case, o, almeno, occuparle con piccoli distaccamenti muniti di artiglieria; il che non fece, anzi non avendo ritirato alcuni pezzi di artiglieria, che erano nella citt, lasci che le masse del Ruffo se ne impadronissero e se ne servissero contro il castello. Egli, inoltre, mand sempre a monte tutte le spedizioni, che i patrioti concertavano, accompagnate dai francesi, le quali avrebbero forse cangiata la sorte delle armi; e tuttavia richiese a questo scopo somme di danaro, che, non essendoci allora nelle casse della Repubblica, vennero pagate del proprio dal D'Agnese, presidente della Commissione esecutiva, e da Antonio Piatti, tesoriere nazionale.(555) E alla memoria di questi patrioti, che a nulla si ricusarono, tutto tentarono, il Mjan osava scagliare insulti nella sua Apologia. "Egli vuol farli passare per vili ed effeminati, laddove hanno formato l'ammirazione universale, e specie dei francesi, che sono giudici molto competenti in fatto di coraggio, pei prodigi di valore che fecero in ogni occasione, e per la fermezza con cui difesero fino all'ultima estremit, nonostante tutti gli ostacoli moltiplicati, la santa causa della libert, della quale dopo essere stati i difensori pi ardenti, furono i martiri pi costanti".
La plebe napoletana era assai timorosa dell'azione del castello di Sant'Elmo. Se il Mjan avesse minacciato la citt, avrebbe impedito o raffrenato lo scatenamento dei lazzari e la strage dei patrioti. Egli non sostenne, nemmeno con qualche colpo di cannone, il castello del Carmine; non sostenne i patrioti, che, trincerati presso Sant'Elmo, per molti giorni vi si difesero ostinatamente.(556) Le bande del Ruffo poterono, senza essere disturbate, stabilire il loro quartiere generale sotto il tiro del forte, al Mercatello; e il Cardinale e il Micheroux prendere dimora nel palazzo Angri a Toledo. Ci che il Mjan avrebbe potuto ottenere,  mostrato da un aneddoto, del quale fu protagonista Andrea Vitaliani:
Sdegnato dalla condotta del Mjan (scrive il Paribelli), il cittadino Vitaliani (ch'era emigrato dalla sua patria nel 1794 per sottrarsi alla prima persecuzione della corte contro i patrioti, e s'era rifugiato presso i francesi ed era stato ammesso dapprima nel loro esercito col grado di capitano del genio e poi aggregato a quello della Repubblica Cisalpina, che l'aveva dichiarato suo cittadino, ritenendo pur tuttavia l'uniforme francese, onde era vestito quando si chiuse in Sant'Elmo come parte della guarnigione), questo bravo patriota, disperato di veder la sua patria in preda a tutti gli orrori, senza che il forte di Sant'Elmo cercasse d'impedirlo, fece tirare di suo capo alcuni colpi di cannone e lanciare due bombe sulla citt. Il popolo e gl'insorgenti, che non se l'aspettavano e che riposavano tranquilli sulle promesse del cardinale e del cavaliere Micheroux, che l'avevano assicurato che non avevano nulla da temere da parte del castello di Sant'Elmo, divennero furibondi, e corsero in folla dal cardinale a chieder conto di ci che succedeva. Il cardinale, spaventato del tono audace e minaccioso con cui l'avevano affrontato, e temendo conseguenze ancor pi funeste, credette di dovere svelare il mistero per rassicurarli, dichiarando loro che non avevano veramente nessuna ostilit da temere da parte dei Francesi di Castel Sant'Elmo, e che ci ch'era accaduto era solo un ultimo effetto della rabbia dei giacobini napoletani, ch'erano nel castello; ma che ci si sarebbe rimediato, e fra pochi giorni Sant'Elmo sarebbe in potere del Re. Alcuni giorni dopo, le parole del cardinale erano su tutte le bocche, e i capi dei realisti e gli amici del cardinale, tra i quali il prelato Carafa di Colubrano, le ripetevano.
Il Mjan era stato sentito a dire dal cittadino Giacinto Sozio a un suo compagno: "Le 13 de ce mois le cardinal Ruffo entrera dans Naples: je ferai une bonne capitulation avec lui, et nous rentrerons en Provence". E, infatti, dopo avere concertato coi patrioti una contemporanea sortita da Castelnuovo e da Sant'Elmo, non ne fece altro. La consegna del castello alle truppe coalizzate fu cagione di stupore pei suoi stessi ufficiali. Il suo infierire contro i patrioti napoletani, che cercavano di mescolarsi ai francesi per non essere consegnati ai regi,  noto: l'emigrato Dionigi Pipino narrava che, quando era sui bastimenti, domandato dal Mjan s'egli fosse francese, rispose accortamente di s; e un altro, che fu scoperto per napoletano, venne immediatamente scacciato. Dopo la resa, laddove i francesi della guarnigione di Capua furono accolti con insulti e sputi, il Mjan pot, senz'essere insultato, scarrozzare per le vie di Napoli, in compagnia di una sua ganza!
Queste sono le linee principali della memoria del Paribelli in aggiunta all'atto di accusa del Boquet contro il Mjan.(557)
...
.
...
Paragrafo 6.
...
.
...
Parere del Paribelli al Bonaparte circa la riconquista del regno di Napoli.
...
.
...
Giunta notizia della grande vittoria di Marengo (14 giugno 1800), gli esuli napoletani indirizzarono al Primo Console un nuovo memoriale, che fu redatto, al solito, dal Paribelli e sottoscritto da molti di essi. Dopo avere riassunte le colpe della Napoli regia verso la Francia, e mostrata l'impossibilit di lasciare la nazione napoletana sotto l'iniquo governo borbonico, il memoriale tornava a insistere sulla convenienza politica, per la pace di Europa, "di riunire tutta l'Italia sotto un solo governo analogo a quello della Francia, abbastanza potente da essere in grado di garantire con le sue proprie forze la sua indipendenza e la sua felicit, e da servire di baluardo a tutti gli altri popoli repubblicani, che lo circondano, contro il furore e l'ambizione della loro implacabile nemica, la casa d'Austria; la quale, merc questa combinazione politica, sarebbe confinata di l dalle Alpi italiane, termine che la natura stessa sembra avere segnato al suo dominio". Solo cos, aggiungendo alla massa repubblicana francese un altro grande stato repubblicano, era possibile "stabilire un equilibrio di forze tra le due opinioni politiche, dominanti attualmente in Europa, e che ne minacciano la totale ruina, per gli sforzi che fanno d'inghiottirsi l'una l'altra"; tanto pi che la Francia aveva interesse di stendere la sua influenza sulle due Sicilie, per combattere l'egemonia inglese nel Mediterraneo. Tuttavia (soggiungevano, per bocca del Paribelli, i patrioti napoletani), "se la felicit generale richiede che le si sacrifichi quella degli sventurati paesi napoletani, noi vi preghiamo, Cittadino Primo Console, di avere a cuore in modo particolare, nei negoziati che seguiranno, gl'interessi individuali di tanti martiri della libert e della loro devozione pei francesi, i quali gemono ancora nei ferri del Tiranno, o in penosi esigli, privi dei loro parenti, della loro patria, e di tutti i loro beni". Senonch, nel negoziare con la sleale corte di Napoli, bisognava procedere con somma cautela. "Noi vi supplichiamo, Cittadino Primo Console, di scegliere tra noi quelli, che voi crederete pi adatti ad esser sempre presso di voi, o presso i negoziatori della pace, per fornire tutti gli schiarimenti di particolari locali, necessar in simili occasioni".(558)
Come si vede, l'idea dell'Unit italiana, prima cos speranzosa e baldanzosa,  diventata qui modesta e timida: essa sentiva intorno a s l'ambiente poco favorevole. La possibilit di una pace della Francia col re di Napoli era spuntata sull'orizzonte politico. Pure, questo era ancora molto incerto; e perci la prima e grandiosa idea non veniva abbandonata del tutto. - Un'altra lettera scrisse il Paribelli al Bonaparte, qualche mese dopo; e fu in occasione dell'attentato della "macchina infernale" del 3 nevoso a. IX (24 dicembre 1800). Proprio il giorno seguente all'attentato, la posta recava al Paribelli la lettera di un suo amico, da Firenze, nella quale si riferiva, tra l'altro, che Maria Carolina aveva scritto da Vienna al marchese di Fuscaldo queste parole: "Dans un mois environ vous entendrez l'clat d'un tonnerre, qui fera ebranler l'Europe". Parole che il Paribelli volle che fossero subito note al Bonaparte, perch potesse cercare nella giusta direzione gli autori dell'attentato, attribuito nei primi tempi non al partito reazionario e realista, ma ai giacobini, tanto che centinaia di questi vennero deportati. Il Paribelli osservava: "Maria Carolina annuncia alla fine di ottobre a uno dei suoi cortigiani ci che deve accadere press'a poco tra un mese, e che accade difatti. Essa aveva dunque conoscenza perfino della maniera in cui il colpo doveva essere dato, giacch si esprime con una metafora che contiene precisamente la natura del fatto"(559) - Noi non giureremmo n sull'esattezza delle parole di Maria Carolina, n su quella dell'interpetrazione malevola del Paribelli; ma neppure giureremmo sul contrario. Gli attentati contro Napoleone furono concertati con l'intesa dei governi nemici; e Maria Carolina non rifuggiva dagli assassini: l'attentato della "macchina infernale" si dovette, come il Paribelli ben supponeva, alla fazione realista, e forse v'ebbe mano anche Giorgio Cadoudal. - Riferendosi poi ad alcune notizie, che si leggevano nella stessa lettera, sul malcontento delle popolazioni del regno, il Paribelli coglieva l'occasione per aggiungere: "La lettera v'indica anche quali sono le disposizioni degli sventurati napoletani e siciliani, che, aiutati e secondati dalla Francia, potrebbero dare lo scacco alla politica inglese e sconcertare i suoi disegni di dominazione esclusiva sul Mediterraneo. Se mai entrer nel vostro disegno di fare qualche impresa in quei paesi, io vi avverto che molti dei napoletani rifugiati in Francia, per le relazioni e pel credito che hanno nella loro patria, potrebbero ben esservi di qualche utilit, e che non vi sar nulla che non siano pronti a imprendere per sottrarre le loro belle contrade al giogo di ferro dei mostri che le tiranneggiano".(560)
In conseguenza di questa lettera, o in previsione di possibili complicazioni durante il periodo che scorse tra il giugno 1800 e il febbraio 1801, dalla battaglia di Marengo alla pace di Lunville, il Bonaparte volle studiare il disegno di una nuova invasione del regno di Napoli; e propose perci al Paribelli un "questionario" di sette domande, alle quali l'altro rispose con una speciale memoria.(561)
Le sette domande del Bonaparte erano queste:
1a) Quelles sont les dispositions des diffrentes classes d'habitans pour leur Gouvernement et pour les Franais dans Naples, les Provinces, en Calabre et en Sicile?
2a) Quelles sont les ressources en hommes, en argent, contributions, denrates et objets ncessaires  l'arme?
3a) Quelles sont les ressources pour la marine, et les moyens de communication avec l'Egypte?
4a) Quel systme politique serait-il convenable d'adopter pour les tats de Naples?
5a) Quel systme financier faudrait-il y adopter?
6a) Quel systme militaire faudrait-il y tablir?
7a) Quels sont les mnagements  garder, soit pour l'intrt des Franais, soit pour le bien du pays?
Rispose alla prima d'esse il Paribelli, che il miglior modo e pi sicuro di conoscere le disposizioni di un popolo verso il proprio governo,  la conoscenza del procedere di questo verso il suo popolo. E il popolo napoletano era infelice: il sistema feudale, la mostruosa legislazione, i tribunali stabiliti dalle varie dominazioni straniere con intenti fiscali, facevano soffrire la classe media; n la nobilt era soddisfatta, insidiata abilmente dal Tanucci e brutalmente maltrattata dall'Acton; e il medesimo doveva dirsi del clero. La persecuzione contro i patrioti e la guerra disastrosa e le depredazioni della Corte in fuga, fecero accogliere nel 1799 i francesi come liberatori. Ma, sfortunatamente, questi si condussero in modo assai biasimevole, ed eccitarono contro di s l'odio delle popolazioni. Ci nonostante, i patrioti fecero una ostinata resistenza alle masse reazionarie; e il procedere del governo regio, dopo la sua vittoria e restaurazione, ha accresciuto gli od contro di esso, talch i francesi sono ora invocati di nuovo; ma importa che facciano dimenticare la loro condotta passata. Tutto dipender, dunque, dai capi militari e civili, che guideranno la spedizione. "Io non dubito (diceva il Paribelli) che, se il generale in capo fosse Moreau, o altri della medesima reputazione di lui per saggezza e moderazione, il rivolgimento accadrebbe senza colpo ferire. E se il commissario del governo fosse un uomo probo, prudente e dolce, un'organizzazione qualsiasi si farebbe con la massima facilit. L'unico uomo per questa importante commissione sarebbe il general Pommereul, grande amministratore, adorato e rispettato dalla nazione napoletana, della quale conosce tutte le inclinazioni, le circostanze, le risorse militari e politiche, per la lunga dimora che vi ha fatto come ispettore generale dell'artiglieria e organizzatore di quell'arma nel tempo della dominazione pacifica di Ferdinando". - Per la Sicilia si pu ripetere lo stesso, salvoch la nobilt e il clero sono ivi favorevoli al re, che ha ora stabilito nell'isola la sua corte.
Quanto alla seconda domanda, dopo avere affermato la fertilit del paese, il Paribelli osservava che non si poteva fare assegnamento sulle risorse in numerario, giacch, oltre lo sperpero della guerra e dei saccheggi, la corte aveva portato via in Sicilia settanta milioni di franchi in oro e argento, e altri trenta milioni almeno i francesi. C'era invece abbondanza di derrate; e di queste le Sicilie fornivano in tal modo la Francia pel passato, che  da cercare in ci una delle ragioni per le quali lo stesso Comitato di salute pubblica evit di dichiarare la guerra alla corte di Napoli. Che se si venisse all'idea d'isolare gl'inglesi, chiudendo i porti alle loro mercanzie, gli stati delle due Sicilie potrebbero supplire per parecchi generi coloniali, con la coltivazione dello zucchero, del tabacco e dell'indaco. Potrebbero dare inoltre in abbondanza buoni soldati:
Gli abitanti di quasi tutte le provincie del regno di Napoli sono bellicosi; ma specialmente i calabresi e gli abruzzesi e i salernitani amano le loro armi pi delle loro donne. Imparano prima di tutto, e forse unicamente, a tirare con le armi da fuoco, e giungono a tal grado di perfezione in questo esercizio, che colgono con la palla un soldo di Napoli, che si gitti per aria. Non avendo occasione di battersi coi nemici della loro patria e per la gloria, si ammazzano tra di loro come miserabili, battendosi partito contro partito, quasi in battaglia ordinata. I francesi hanno fatto una dura prova del loro coraggio, della loro energia e della loro destrezza nel maneggio delle armi, giacch tutti gli uccisi o feriti da loro erano colpiti in mezzo della fronte; e hanno reso ad essi la giustizia di dire: che, se avessero conosciuto la disciplina e la tattica militare, non avrebbero ceduto in nulla ai francesi stessi.
Ma occorre mettere in onore lo stato militare, che sotto il governo regio era schivato, tanto che le famiglie reputavano infamia avere un dei loro nell'esercito, reclutato quasi del tutto tra galeotti e briganti; laddove, sempre che il re form corpi distinti e privilegiati, come le guardie italiane e i Liparotti, nei quali si ammetteva solo gente onesta, gli aspiranti si presentarono in gran numero.
La terza domanda riceveva risposta favorevole, essendovi nel Napoletano e nella Sicilia molti ottimi porti, e facilit pel passaggio in Egitto. "Questo passaggio (diceva il Paribelli)  tanto pi facile e sicuro, in quanto non ci  bisogno di varcare n lo stretto di Messina n quello tra la Sicilia e l'Africa; e perci la crociera inglese non nuocerebbe molto".
Ma la quarta domanda porgeva occasione al Paribelli di ripigliare e svolgere la sua idea favorita dell'Unit Italiana:
 impossibile rispondere con esattezza a questa domanda senza sapere qual sistema politico si adotter per tutto il resto d'Italia, dal quale il sistema politico da adottare a Napoli deve essere assolutamente dipendente e subordinato. Se la Francia, in questo momento che le sue vittorie l'han messa in grado di dettar la legge e di eseguire tal cosa che i politici non hanno osato considerare se non come un voto del loro cuore, troppo lontano dalla possibilit dell'esecuzione, avesse voluto veramente pronunziare una parola risolutiva, e assicurar per sempre la propria gloria, la sua felicit e la sua tranquillit, e quella dell'Europa intiera, essa non avrebbe certamente lasciato sfuggire questa occasione, che probabilmente non torner pi per un lungo avvenire, di fare di tutta Italia uno Stato solo.
Non importa la costituzione che questo Stato avrebbe adottato, posto che una sola e medesima voce fosse risonata dalla cima delle Alpi fino al Mar Ionio, almeno pei suoi rapporti con gli stranieri, conformandosi pel governo interno alle circostanze, che non permettono forse pel momento l'unit e l'indivisibilit di questo Stato, finch gl'italiani non si adusino a guardarsi tra loro come figli di una medesima patria e abbandonino le antiche abitudini, che, a cagione del frazionamento dei loro Stati, li hanno portati a considerarsi come rivali e stranieri, piuttosto che compatrioti.
Per questa felice combinazione si giungerebbe a stabilire una nuova bilancia politica in Europa, tanto pi durevole in quanto non sarebbe fondata solamente sopra una proporzione di forze reali particolari, soggette a mille alterazioni in ogni istante, ma sopra una proporzione pi generale di forze, appoggiata da due opinioni diametralmente opposte, che dividerebbero l'Europa in due grandi parti; cio le costituzioni rappresentative e le monarchie assolute, che si terrebbero in dovere, osservandosi ed equilibrandosi le une con le altre.
Restringendosi al caso di Napoli, sarebbe necessario da principio, fatta la conquista, stabilire un governo rigoroso, militare senz'averne il nome, che impedisse le reazioni e vendette dei sedicenti patrioti. Il generale in capo, il commissario straordinario del governo francese, un altro francese che avesse l'incarico delle finanze, e alcuni degli uomini di maggior credito ed autorit del paese, dovrebbero formare un consiglio supremo, che reggerebbe tutto. A questo modo, se la sorte delle armi costringesse la Francia a cedere di nuovo il paese al suo antico sovrano, non si sarebbe compromessa troppa gente. In ogni caso, anche nel breve periodo di un'occupazione militare, bisognava almeno, per migliorare le condizioni delle popolazioni, abolire fin le ultime tracce del feudalismo, in modo che fosse impossibile rimetterlo in piedi; e fare il medesimo di tutte le altre leggi, usi e costumi, che gli somiglino. Cos il popolo trarrebbe almeno un profitto da tutte le disgrazie e sacrifici, che le rivoluzioni e l'invasione francese gli avrebbero arrecato. - Che se convenisse accettare un cangiamento di dinastia, i francesi stessi dovrebbero lasciare al paese una costituzione monarchica moderata. Se per si volesse farne uno Stato libero, occorrerebbe, dopo sei mesi, porvi un governo regolare, sul genere press'a poco di quello di Francia e delle altre repubbliche italiane. Durante il periodo di transizione, bisognava raccomandare di tenere distinti gli interessi francesi da quelli nazionali, fissando con esattezza le contribuzioni, che converrebbe dividere in pi anni.
La quinta domanda concerneva il sistema finanziario; il quale, per le condizioni del paese, dove la ricchezza era quasi interamente fondiaria, non poteva essere se non quello delle imposte dirette. "L'industria vi  quasi nulla, e non serve tutt'al pi se non fornire molto imperfettamente ai primi bisogni dei popoli, senza giammai arricchire coloro che l'esercitano. Anche il commercio serve soltanto a facilitare in qualche modo l'esito dei prodotti dell'agricoltura, e non procura grandi ricchezze, fatta eccezione di alcuni monopolisti delle derrate principali". I comuni dovevano essere resi responsabili delle esazioni per le terre del loro tenimento. Occorreva abbattere le barriere e gli ostacoli di ogni sorta al commercio.
Alla sesta domanda, sul sistema militare, il Paribelli rispondeva che, nell'ipotesi che le due Sicilie costituissero Stato da s, conveniva introdurvi la coscrizione generale, disciplinando una parte dei coscritti con l'irreggimentarli e formando dei depositi d'armi per gli esercizi militari nei comuni. Accanto a queste milizie, dovevano stabilirsi alcuni corpi di truppe regolari come nucleo per l'esercito, e per servire in qualche occorrenza improvvisa e tenere occupati gli ufficiali. Questi corpi dovevano stare sempre uniti coi francesi, e forse era bene formarli come battaglioni al sguito delle mezze brigate francesi. La cavalleria, per la natura montuosa del paese, doveva essere poca; preferibili le truppe leggiere: per la polizia interna, istituire gendarmi preparati al modo dei micheletti spagnuoli; da serbare e perfezionare gli artiglieri litoranei.
Sull'ultima domanda, il Paribelli mostrava ancora una volta l'importanza per la Francia di assicurarsi un predominio nell'Italia meridionale, e la difficolt di averla ligia se vi si stabiliva un re invece di una repubblica. Dava, infine, consigli sui modi di guadagnarsi il clero con le promozioni, e col rinnovare da cima a fondo il clero alto.
...
.
...
Paragrafo 7.
...
.
...
La pace di Firenze.
...
.
...
Le cose per allora volsero alla pace: dopo un piccolo fatto d'arme a Siena, il Murat concluse col re di Napoli, prima l'armistizio di Foligno, e poi la pace di Firenze (26 marzo 1801). Il Paribelli e il Ciaia, deputati dei napoletani, spiegarono anche in questo periodo, e con miglior successo, l'attivit loro. Sin da quando, nel febbraio 1801, il marchese di Gallo, inviato dal re di Napoli, si era recato a Parigi per aprire le trattative di pace col Talleyrand (trattative rotte per non aver voluto il Gallo accettare le condizioni disastrose e umilianti, che vennero poi accettate a Firenze), essi avevano scritto al Primo Console per avvertirlo di procedere cauto in quelle trattative. Vero  (essi dicevano) che il re di Napoli aveva mandato il solo uomo capace e probo e galantuomo che possedesse tra i suoi, il marchese di Gallo; ma l'aveva circondato con uno sciame di spioni, capo dei quali era un tal Orazio de Mattei, spione contro i patrioti al tempo della prima persecuzione, spione della regina presso il Gallo, cos nella sua missione a Vienna come allora in Parigi, sotto titolo, lui non nobile, di "alunno in diplomazia". Per garantire i perseguitati politici, non bastava un semplice articolo generico, come si era fatto con l'Imperatore; e ci per varie ragioni, tra le quali che la lealt della corte di Vienna era ben superiore a quella della corte di Napoli, e che l'Imperatore non si era, come il re di Napoli, costituito nemico "personale" e "vendicativo" dei suoi avversari politici. Abbozzavano inoltre uno schema degli articoli da introdurre: libert di tutti i prigionieri di Stato con facolt di restare o andar via, richiamo degli esuli, garanzia francese e russa per questi, reintegrazione nei beni e restituzione di ci che la corte aveva indebitamente confiscato, facolt di vendere, permutare o alienare in qualunque maniera i beni mobili e immobili, per trasportarne le rendite o i valori capitali dove si volesse, senza alcun impedimento. Davano poi chiarimenti sulle varie forme della propriet nel regno di Napoli, distinguendole in cinque: propriet libera, fedecommessi in linea diretta, fedecommessi con sostituzione in linea trasversale, propriet feudali, pensioni vitalizie dei cadetti di famiglie nobili; e sui var accorgimenti, che ciascuna di queste classi richiedeva nella formolazione degli articoli relativi.(562) Le medesime cose ripetevano il Paribelli e il Ciaia in una lettera al Berthier, in cui tra l'altro l'esortavano a far uffici presso il ministro degli esteri Talleyrand, il quale, come appare da un appunto del Paribelli, si teneva generalmente dai napoletani corrotto dall'oro di Carolina.(563)
Mentre la pace si negoziava, i patrioti napoletani appresero che il re di Napoli aveva ottenuto la mediazione, l'intercessione e la protezione dell'imperatore delle Russie. Il Paribelli non pose tempo in mezzo. Egli conosceva personalmente il generale barone di Springponten, primo negoziatore russo, venuto a Parigi in quel tempo. Al barone di Springponten presentarono i deputati dei napoletani una nota, la quale fu presto seguita da una pi lunga memoria, indirizzata allo czar Paolo I. Entrambi questi documenti furono redatti dal Paribelli.
La nota al barone di Springponten  in data dell'11 febbraio 1801, e prende le mosse dalla lettera del 5 piovoso del general Murat al general Damas, dalla quale risultava che "la sorte del re di Napoli dipendeva dal grado di protezione che S. M. l'imperatore di Russia voleva accordargli". E all'imperatore di Russia faceva appello non solo per questa qualit di protettore del re di Napoli, ma anche per la parte da colui presa nella capitolazione dei castelli come uno dei firmatari, chiarendo in questa occasione i particolari, a noi ben noti, della capitolazione, e ribattendo tutte le obiezioni che le si potevano fare.(564)
La memoria diretta a Paolo I(565) aveva per iscopo di svelare l'intenzione segreta dei coalizzati, che volevano ingannare la buona fede dell'imperatore di Russia, e di denunciargli l'iniquit commessa dalla corte di Napoli con la rottura della capitolazione. Il Paribelli vi si estende ad esaminare la situazione politica del tempo, e a mostrare l'interesse di costituire una grande coalizione delle potenze del Nord, accompagnata dal blocco continentale contro l'Inghilterra. La violazione della capitolazione qui  attribuita specialmente all'Acton, che avrebbe avuto l'intento di screditare per tal modo il Ruffo e il Micheroux.  da notare in questa memoria il caldo elogio, che il Paribelli fa allo Czar di Russia, dei patrioti napoletani. Esso suona cos nel testo francese:
Ces hommes clbres, ces illustres martyrs de leur amour pour leur Patrie, taient ceux qui, dsigns par l'estime publique, avaient t appells par le vainqueur  remplir les premires places de l'tat et qui, cdant  la ncssit, consentirent  les accepter.
C'tait  leur dvouement qu'on avait d le bonheur, rare dans de semblables circostances, de voir un royaume chang en rpublique sans une seule arrestation, ni aucun acte de vengeance ou de tyrannie, et de voir un gouvernement nouveau compos d'hommes vertueux et sans autre passion que celle du bien de leur Pays.
La conduite qu'ont tenue ces hommes dans l'exercice de leurs fonctions, a bien justifi la rputation qui les avait prcds. Le zle le plus ardent pour le bien public, un dsintressement trop rare dans ceux qui concourrent  une rvolution, une me exempte d'ambition et de toutes vues personnelles, une activit, une sagesse, une puret d'intentions  toutes preuves, signalrent leur administration. Mais ce qui doit le plus surprendre c'est leur extrme modration, qui, ayant donn  la rvolution de Naples un si grand caractre de douceur, offrit  l'univers tonn le spectacle jusqu' prsent nouveau d'un changement de gouvernement sans chafauds, sans proscriptions de partis, et sans effusion de sang des citoyens. Une telle modration tait d'autant plus admirable chez eux, qui presque tous avaient t victimes de longues et cruelles perscutions excites par les mmes ennemis, qu'ils avaient en leur puissance et auxquels ils surent pardonner. Qu'on veuille comparer cette noble superiorit d'esprit, cette lvation de sentimens des patriotes Napolitains avec l'atrocit des traitemens que la Cour et les Royalistes leur firent prouver; et qu'on juge  laquelle de ces deux classes d'hommes la posterit doit adjuger la palme de la vertu.
Mais ce qui fit encore briller leur hroisme dans tout son clat ce fut le courage, la fermet inbranlable, par lesquelles, entendant gronder l'orage sur leurs ttes, semblables aux snateurs Romains lors de l'invasion de Brennus, qui prirent sur leurs chaises curules, ils aimrent mieux mourir  leur poste que racheter leur vie au prix d'une bassesse ou d'un lche abandon de leur Patrie et de leurs Concitoyens.
Voila quels taient les hommes qui furent vous  l'excration publique et trains en spectacle sur les chafauds!(566)
Queste pratiche, fatte presso il governo russo, ebbero "un pieno risultato", come ci fa sapere il Paribelli stesso.(567)
Intanto, si divulgava il trattato di pace di Firenze; e l'articolo settimo di esso, concernente i perseguitati politici, parve agli esuli insufficiente, e in qualche parte equivoco. Prima che il trattato fosse ratificato, il Paribelli e il Ciaia scrissero al Primo Console, richiamando la sua attenzione sulle difficolt che l'articolo incontrava. Si diceva in quell'articolo: "Tutti i sudditi del re di Napoli, che non siano stati perseguitati, banditi o costretti a spatriare volontariamente se non per fatti relativi al soggiorno dei francesi nel regno di Napoli, potranno tornare e saranno reintegrati nei loro beni". Ma non vi si diceva che tutti coloro, che fossero stati condannati prima di quel tempo a cagione delle loro opinioni politiche e del loro affetto alla causa della libert e dei francesi, sarebbero chiamati a godere del beneficio dell'articolo. Si parlava in esso di "tutte le persone presentemente detenute a cagione delle loro opinioni politiche", e da dover essere rimesse in libert; ma "detenuto", nel linguaggio giuridico napoletano, importa semplicemente un "accusato", non ancora "condannato". E, infine, l'articolo non provvedeva alla libera disposizione dei beni di coloro, che non fossero tornati in patria.(568)
Anche questa nota ebbe buoni risultati: l'articolo settimo ricevette una maggiore estensione, e il Paribelli fu associato per corrispondenza al cittadino Alquier, ambasciatore a Napoli, per concertare insieme l'esecuzione del trattato per ci che concerneva i patrioti. L'Alquier, cos istruito e sostenuto, tenne fermo; e i detenuti e condannati d'ogni specie furono messi in libert, e gli esuli richiamati con ogni garanzia. Gli  per ci che i deputati scrivevano al Primo Console per manifestargli i ringraziamenti dei loro rappresentati, ed esprimere la speranza che si ottenessero nuovi risultati per ci che concerneva i beni non solo dei patrioti superstiti, ma anche dei figli ed eredi di coloro, ch'erano stati vittime della reazione.(569)
E poich, passati alcuni mesi, la corte di Napoli non aveva ancora messo in esecuzione le stipulazioni su quest'ultimo punto, essi intervennero di nuovo presso il Primo Console, nel momento che stava per concludere la pace di Amiens. Scopo del ritardo della corte era probabilmente la voglia di godersi per qualche tempo ancora i proventi dei beni confiscati.(570) E un'ultima volta dovettero intervenire, quando la corte di Napoli pretendeva che i patrioti rimborsassero secondo il valore nominale (e bench in quel tempo le carte di banco, con cui si erano effettuati quei pagamenti, perdessero i tre quarti del loro valore), le somme che avevano esatto come impiegati ed ufficiali della Repubblica napoletana; e ci senza resa di conti, ch'era per altro impossibile, essendo state distrutte tutte le carte della Repubblica. Iniqua pretensione: sia perch i patrioti non avevano potuto opporre rifiuto al nuovo governo, formatosi per effetto della diserzione del re; sia perch costui, al suo ritorno, aveva esatto da capo tutte le imposte, dichiarando nulle quelle versate ai francesi e ai repubblicani; e sia, infine, perch la corte aveva goduto per due anni le rendite dei beni sequestrati; anzi, per altri cinque mesi dopo stipulata la pace di Firenze. Anche quest'ultimo passo dei deputati dei napoletani venne coronato dal successo.(571)
...
.
...
Paragrafo 8.
...
.
...
Conclusione.
...
.
...
I documenti, da noi passati in rassegna, mettono in bella luce le due figure di Cesare Paribelli e di Francescantonio Ciaia, e illustrano l'attivit da essi spesa a pro della Repubblica napoletana, e per alleviare le sventure cagionate dalla caduta di questa. Prima di chiudere, sar bene dare un cenno intorno alla vita posteriore dei due protagonisti del nostro racconto.
Il Ciaia si trovava ancora a Parigi nella seconda met del 1806. In quel tempo il suo amico Boccapianola gli mandava da Napoli, tornata di nuovo sotto il dominio francese, una copia dell'ode d'Ignazio Ciaia, scritta in Sant'Elmo: " notte alfine", ecc. "Eccoti, mio carissimo amico (gli scriveva il Boccapianola) l'ode, che tre anni sono mi domandasti.  finalmente arrivato il momento nel quale, senza nuocere a te e a me, posso mandartela e mantenere la parola data. L'ho copiata piangendo: quanto mai piangerai tu nel leggerla! Possano le tue e le mie lagrime sanare le piaghe del tuo bel cuore". E lo esortava a tornare tra le braccia dei suoi amici, lasciando Parigi.(572) Il Ciaia torn difatti in patria in quel tempo, e visse da allora in Fasano o, presso la sorella, in Massafra. Nel decennio fu consigliere d'intendenza a Lecce, e poi a Melfi e a Barletta: ufficio, che lasci dopo la rivoluzione del 1820. Nel 1829, avendo sposato in Martina Franca la signora Desiati, vedova Basile, prese stabile dimora in quella citt. Gli piacque sempre vivere in corrispondenza coi suoi vecchi amici del Novantanove. A Martina Franca chiuse l'onorata vita il 10 ottobre 1849, nell'et di settantanove anni.(573)
Il Paribelli ebbe nel 1802 una missione in Elvezia, e propriamente a Berna, come agente diplomatico. Ma nel settembre di quell'anno scriveva da Milano al Ciaia, comunicandogli che la missione era cessata subito, per essere egli valtellinese e quindi in opposizione d'interesse coi Grigioni, appartenenti alla Confederazione elvetica; e parlava del posto, che il vicepresidente della Cisalpina gli destinava, d'ispettore alle riviste della guardia del governo, con grado ed onorario di capo di brigata.(574) Ma non pare che le sue speranze si adempissero presto. Cesare Paribelli fu dal governo del Regno d'Italia nominato sottoispettore delle rassegne di seconda classe nel gennaio del 1809; e nell'aprile 1813, delle rassegne di prima classe. Nel 1819, sotto Francesco I d'Austria, ebbe il grado di colonnello, col quale venne poi pensionato. Aveva una vena di letterato e poeta; appartenne anche, dal 1811 in poi, all'Accademia virgiliana di Mantova, e, durante i lunghi anni della vecchiaia, fece spesso cantare la musa, nei lieti avvenimenti di parenti ed amici. La madre ottuagenaria dell'avvocato Cesare Paribelli iuniore, che lo ricorda perfettamente, lo dice persona di carattere allegro, piacevole, e molto gradita in societ. Il 23 marzo 1847, a ottantaquattro anni, mor in Milano quest'uomo, che, nativo dell'Italia settentrionale e vissuto a lungo nella meridionale, fratello del presidente del Gran Consiglio della Repubblica Cisalpina ed egli stesso componente del Governo provvisorio della Repubblica napoletana, zelatore in compagnia di napoletani d'interessi nazionali e napoletani, sembr per qualche tempo impersonare in s medesimo le aspirazioni, i sentimenti e i destini delle due parti d'Italia.
...
.
...
ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI.
...
.
...
Paragrafo 1.
...
.
...
Nuovi particolari sulla rivoluzione di Napoli.
...
.
...
Tra le carte del Paribelli si trova una scrittura incompleta col titolo: Notes sur la Cour de Naples et sur la Rvolution et les causes qui l'ont amene (Fondo Paribelli, ff. 132-154). La narrazione  condotta fino al tempo del tradimento del Dumouriez (aprile 1793); e vi s'incontra qualche notizia non priva d'interesse sulla politica dell'Acton.
Maggiore importanza hanno le Notes historiques sur le gnral Championnet, menzionate di sopra (p. 353), ch'egli aveva compilato nel 1800 pel Rousselin de Saint-Albin, biografo di quel generale. Queste note non furono adoperate, o molto poco, nel men che mediocre lavoro del Saint-Albin. Da esse apprendiamo alcuni particolari nuovi, specialmente intorno alla cooperazione che lo Championnet ebbe nella sua impresa dai patrioti napoletani.
Appena messosi a capo dell'armata di Roma, lo Championnet, dice il Paribelli:
s'entoura des meilleurs parmi les patriotes napolitains exils ou chapps de leur patrie du temps de la perscution royale, afin de s'aider de leurs conseils pour la russite d'une entreprise aussi grande et aussi difficile. Laubert tait le premier de ce nombre. Homme extraordinaire sous tous les rapports, et digne de l'amour et de l'admiration de toutes les honntes gens, ses talents et ses vertus, qui lui avaient mrit l'estime et l'amiti de Joubert, ne tardrent pas  gagner le coeur du bon Championnet. Il se concerta donc avec lui sur le moyen de tirer parti de la bonne disposition et de l'enthousiasme des patriotes napolitains, dont Laubert jouissait  bon droit d'une entire confiance.
Giunto a guerra incominciata, lo Championnet imped che il Macdonald continuasse la ritirata sopra Ancona. Il Paribelli teneva per certo che il Macdonald fosse stato disposto in favore del re di Napoli merc la duchessa Lanti di Roma, ch'egli corteggiava e ch'era spia di Maria Carolina; e afferma ci in base di una lettera, a costei diretta dalla duchessa Lanti, e che sarebbe stata intercettata a Vasto dai patrioti abruzzesi.
Entrato negli Stati napoletani, lo Championnet,
voulant d'un ct rcompenser ces officiers de l'arme royale, qui avaient principalement contribu  ses victoires, et empcher ceux qui s'taient tenus dans l'indiffrence de se dclarer contre lui de crainte de perdre leur tat, et gagner mme ceux qui taient encore attachs au parti de la Cour par l'assurance d'tre conservs dans leurs rangs sous le Gouvernement rpublicain, fit une proclamation par laquelle il assurait  chacun leurs places et des larges rcompenses  ceux qui s'taient dj distingus, ou se distingueraient ensuite, en faveur de la libert. Cette premire opration produisit le plus grand effet, car presque tous les officiers embrassrent le parti de la Rpublique. Il organisa ensuite une Commission compose des exils napolitains, qui taient rentrs dans leur patrie avec son arme, afin de lier une correspondance plus troite et plus suivie avec leurs compatriotes de l'intrieur, et surtout de la capitale. Cette Commission tait prside par Laubert, et produisit le plus grand bien. Elle commena d'abord  dpcher par ordre du Gnral plusieurs aptres dans toutes les communes pour y prcher les principes rvolutionnaires, y dmentir toutes les calomnies, que le Royalisme et les prtres y avaient dbites depuis dix ans afin de rendre partout les Franais odieux et les faire regarder comme des vrais antropophages, et afin de les disposer  recevoir en amis leurs librateurs. Elle lia ensuite une correspondance directe avec les patriotes les plus influents de la capitale, pour concerter les mesures  prendre pour effectuer le changement du gouvernement avec le moins de dsordres possibles dans une capitale immense, o le Royalisme ne cessait pas de s'agiter dans tous les sens, et de travailler les peuples par tant de moyens mensongeux et sducteurs. La Commission, connaissant tous les principaux patriotes des armes, et jouissant de leur confiance, ne tarda gure  se pratiquer des intelligences dans l'arme qui restait encore, et surtout dans la forteresse de Capoue, au moyen desquelles cette dernire ressource de Mack et du Gouvernement Napolitain devait tre livre aux Franais sans coup frir, en empchant en mme temps la dsorganisation totale de l'arme royale et la disposant  passer en bon ordre sous l'tendard de la Rpublique.
Il Macdonald  biasimato anche dal Thibault per avere innanzi a Capua esposto l'esercito francese, fin allora vittorioso in tutta la campagna, a uno scacco. Il Paribelli illustra bene questo punto:
Ces mesures sages et humaines (dello Championnet), desquelles dpendait le bon succs de tout le reste, avaient t si bien concertes qu'elles ne pouvaient manquer de russir, si la prcipitation du gnral Macdonald, commandant l'avant-garde, qui s'tait presque tout--fait mancip de la subordination du gnral en chef, pour la sotte ambition de faire un coup d'clat, ne les et pas faites chouer.
En effet, lorsque tout tait arrang dans la place pour que au moment de l'attaque des franais toutes les batteries extrieures et intrieures fussent servies par des officiers et des soldats du complot, et qu'on esprait mme de faire marcher sur Naples une partie de la garnison sous les ordres des gnraux patriotes pour y contenir les Lazzaroni, et d'arrter Mack et les autres chefs qui tenaient pour le roi, et que ce plan avait t communiqu au gnral franais pas des patriotes qui au risque de leur vie taient sortis de la place  cet effet et par l'ambassadeur cisalpin Martinengo, qui se retirait de Naples; Macdonald, sans attendre l'heure marque, sans concert, sans artillerie, avec environ mille hommes de cavalerie, se presnte devant la place de Capoue et la fait sommer de se rendre. Mack d'abord se mit  rire de cette gasconnade, et lui fit une rponse trs fire; mais, voyant son insistence, et ne pouvant concevoir qu'un gnral en son bon sens puisse oser de bonne foi sommer avec une poigne d'hommes sans artillerie une place assez forte, dfendue par une bonne et nombreuse artillerie, avec une garnison de deux-milles hommes commands par un gnral en chef, soutenue par des ouvrages extrieures assez considrables et par une rivire, dont les bords escarps taient impraticables  la cavalerie, qui l'attaquait, il commena  se douter de la vrit et de ce qui se passait, et ayant observ que les cannoniers tiraient toujours de vole et manquaient la colonne ennemie avec la mitraille, il fit fusiller sur le canon quelques artilleurs et menaa d'en faire autant avec tous les autres qui manqueraient leurs coups. Alors la colonne franaise fut force de se retirer, laissant sur le pav environ cinquecents hommes, et de cette manire le fruit de tant de peines et de tant de risques des patriotes fut perdu.
Le conseguenze furono disastrose, scoraggiando i patrioti e incoraggiando le popolazioni gi irritate dalle violenze dei francesi. - Dopo la rottura dell'armistizio di Sparanise, i patrioti, ch'erano in Napoli, operarono sugli Eletti della citt, perch si mettessero in corrispondenza con lo Championnet. Quelli accettarono, e mandarono una lettera per mezzo di uno dei patrioti esiliati, che era rientrato in Napoli; ma il messo, nel recarsi dal generale francese, fu arrestato dai lazzaroni, e non si salv dalla morte se non perch inghiott la lettera pericolosa. Anche i patrioti fecero nominare generalissimo del popolo il principe di Moliterno, dal quale, quantunque non gli avessero molta fiducia per la sua ambizione e pei suoi rapporti con la regina, avevano ottenuto promesse e giuramenti solenni.
Durante l'anarchia popolare, lo Championnet
s'occupait  Capoue de l'organisation d'une Lgion Campaniennie, compose de tous les dserteurs napolitains qui avaient pass de son ct et de tous les soldats qui venaient lui demander du service aprs la dissolution de l'arme royale. Il confia ce soin au prince Pignatelli Strongoli, exil napolitain militaire.
Allora, il "club" dei patrioti, ch'era in Napoli:
rsolut de tout tenter pour empcher l'entre de l'arme franaise dans la capitale; mais, en mme tems, de viser aux moyens le plus prompts pour faire cesser l'anarchie. Les patriotes, voulant toujours conserver une espce de rgularit dans les affaires, malgr la conduite trs quivoque, et quelquefois ouvertement perfide, du Magistrat de la ville, le mnageaient encore, et souhaitaient que son autorit intervint dans le trait qu'on allait entreprendre avec les franais. On fit donc prier Championnet de lui en faire l'ouverture le premier, et il et la bont d'y consentir pour contenter les patriotes et pour gagner du tems, jusqu' ce qu'il fut en mesure de pouvoir donner la loi, et mme parce qu'il tait lui mme convaincu que l'entre de son arme en conqurante dans une ville comme celle de Naples, aurait t dsastreuse pour le peuple et aurait port au comble l'indiscipline et la dmoralisation du soldat. Il crivit donc une lettre au Magistrat de la ville, qu'il confia  un patriote napolitain, nomm Poerio,(575)1 pour la lui remettre, en le chargeant de l'accompagner de vive voix de tous les moyens de persuasion propres  faire entrer les royalistes mmes dans ses vues salvatrices. Il lui dclara en outre qu'en cas de refus il aurait avanc sur Naples: mais qu'il n'aurait pas hazard d'y pntrer sans que les forts de la ville, ou au moins celui de St. Erme, ne fussent entre les mains des patriotes.
Poerio,  son arrive  Naples, communiqua sa mission au club central patriotique, et celui-ci envoya chercher un des membres du Magistrat de la ville, afin que sous ses auspices ce messager de Championnet put traverser la ville sans accidents, et se transfrer  la maison de ville pour y remplir la commission de Championnet. La lettre, lue en public, on y couta toutes les autres rflexions verbales, dont le gnral avait charg Poerio de l'accompagner. Les membres du Magistrat, qui taient du parti des patriotes, entraient parfaitement dans les vues de Championnet; mais les autres, qui formaient la plus grande majorit, taient dans des dispositions tout  fait diffrentes, et loin d'accder  la proposition, traitrent la lettre d'apocryphe et Poerio d'imposteur, et poussrent la mchancet jusqu'au point de dlibrer s'ils ne l'auraient pas livr aux fureurs populaires: ce qui ne s'excuta que pour un reste de pudeur de quelques uns d'entre eux.
Les patriotes, indigns de cette conduite quivoque et perfide de la part du Magistrat de la ville, firent partir incssamment Poerio, en lui enjoignant de solliciter Championnet  avancer sa marche, et l'assurant que le fort St. Erme  son arrive serait en main des patriotes, et concertrent plusieurs signaux d'intelligence entre les patriotes de St. Erme et l'arme franaise.
Cos lo Championnet si avanz su Napoli. I patrioti tentarono anche d'impadronirsi del Castelnuovo; ma furono prevenuti ed impediti dai lazzari col negoziante Verrusio, gi deputato del Popolo, alla loro testa. Il Paribelli racconta che, allorch fu innalzato il vessillo tricolore su Castel Sant'Elmo, il popolo dapprima non comprese ci ch'era accaduto, tratto in inganno da un marinaio astuto e ferocissimo contro i francesi, che assicurava essere quello non il vessillo francese, ma l'olandese.
Segue nel manoscritto una narrazione minuta del governo dello Championnet dopo la conquista, fino al suo richiamo per ordine del Direttorio.
...
.
...
Paragrafo 2.
...
.
...
Intorno a Girolamo Pignatelli principe di Moliterno(576).
...
.
...
Girolamo Pignatelli, principe di Moliterno,(577) fu sin dai suoi primi anni appassionato per l'arte della guerra, entusiasticamente devoto al suo re, avverso alla rivoluzione democratica. Se egli  principalmente noto come generale del popolo napoletano nel gennaio del 1799, che pass dipoi ai servigi della Repubblica,  bene avvertire che codesto fu, nella sua vita, un episodio fuggevole e bizzarro, in cui si trov costretto a rappresentare per poco tempo una parte affatto discorde dal suo genuino carattere.
Appena scoppiata la prima guerra contro la Francia rivoluzionaria, il Moliterno part da Napoli come volontario, e serv in qualit di aiutante di campo presso il generale in capo dell'esercito austro-sardo, barone Devins, nelle campagne del 1792 e 1793. Nel fatto d'armi di Giletta gli venne affidato il comando di un piccolo corpo di cacciatori, col quale protesse la ritirata dei resti della colonna comandata dal luogotenente colonnello del reggimento di Caprara: ma, ferito e restato sul campo di battaglia, cadde prigioniero. Verso la fine del 1793, fu scambiato col generale francese Casabianca e torn a Napoli. Ma, poco dopo, ripart per la guerra, combattendo di nuovo a fianco degli austriaci. Di essi si vantava discepolo nell'arte militare, ricordando il Devins in primo luogo, e altres, come suoi amici di quel tempo, il maggiore Weser, capo dello stato maggiore dell'armata austro-sarda, e il capitano del genio Martinitz. Ripart come capo di squadrone del reggimento Regina (uno dei quattro reggimenti napoletani di cavalleria, mandati in aiuto degli austriaci), con quei "diavoli bianchi", come ebbe a chiamarli Bonaparte, che si fecero molto onore nella disgraziata campagna del 1795-6.(578) Al combattimento del ponte di Piacenza, sotto gli ordini del generale Liepteich, il Moliterno col suo squadrone caric quattro volte il nemico, e nell'ultima carica una palla gli port via l'occhio sinistro e una parte del naso: ferita, che non gli tolse l'animo di seguitare a combattere fino a sera. Quando nel 1798 ricominciarono attivamente gli armamenti contro la Francia, egli, sempre pi caldo di entusiasmo, e spronato dalle lodi e dal favore dei sovrani, lev a sue spese due reggimenti di cavalleria e li don al re; e, a capo di essi, prese parte alla campagna della fine di quell'anno, celebre pei rovesci delle armi napoletane, comandate dall'austriaco Mack. Il resto  notissimo: fuggiti i Sovrani in Sicilia, infuriando il popolo di Napoli nell'anarchia, e mentre i francesi s'avvicinavano alle porte della citt, il Moliterno, che portava sul suo volto segni evidenti di fedelt al sovrano, fu acclamato generale in capo dal popolo napoletano; ma non pot dominare la plebaglia sfrenata, onde fu costretto ad abbandonarla e chiudersi in Sant'Elmo coi patrioti, che favorirono l'entrata dei francesi. Egli afferm sempre dipoi che unico suo intento, nell'accettare l'ufficio di capo, era stato di concludere la pace coi francesi, impedire le stragi e le rapine della plebe e pi ancora le mene dei giacobini, da lui odiati, spianando la via al ritorno del re; n abbiamo ragione alcuna di dubitare di tali sue affermazioni. Certo, anche nel breve periodo che serv la Repubblica, fu tutt'altro che d'animo gallofilo: il trattato, che aveva conchiuso con lo Championnet, non venne mai ratificato dal Direttorio; e, quando, nel febbraio del '99, and ambasciatore a Parigi, ebbe pi di un segno di sfavore dai governanti di Francia, e a lui fu imposto, come si  detto sopra, di stare lontano quaranta leghe dalla capitale, e fu tenuto sotto una specie di vigilanza.
Si trovava a quel tempo in Francia, prigioniero, il generale Mack, che solamente il 15 aprile 1800 riusc, violando la sua parola d'onore, a fuggire e tornarsene in Austria. Di l, lanci un opuscolo difensivo della condotta da lui tenuta nella campagna del 1798-99, gettando ogni colpa sulla vigliaccheria e fellonia dei napoletani, e coprendo di atroci accuse il Moliterno, che non solo era in quello scritto presentato come traditore e vile, ma anche gli s'attribuiva di aver tentato di fare avvelenare lui, Mack. Il Moliterno, da Mareuille-sur-Marne, dove si trovava, rispose il 29 maggio 1800 con un Appel du Prince Moliterno Pignatelli au gnral Mach, confutando le accuse, maravigliandosi che il Mack non le avesse esposte prima, quando si trovavano entrambi nello stesso paese, e sfidandolo solennemente a venirgli incontro "avec les seules armes convnables  un soldat, dont on outrage l'honneur".(579)
Il Mack non dette segno di vita. Ma nel 1805 fece ripetere le medesime accuse dal suo aiutante di campo conte Maurizio di Diedrichstein, nel giornale Minerva di Berlino, che era diretto dal capitano Archenholz (autore di molti libri di storia militare, e tra gli altri, della Storia della guerra dei Sette anni, nonch di un Viaggio in Inghilterra e in Italia). Il Moliterno rivolse allora un Second appel au gnral Mach, pi particolareggiato e non meno violento di quello precedente, e, fattolo tradurre in tedesco, lo invi all'Archenholz con la seguente lettera:
Monsieur,
Comme ancien militaire et comme homme d'honneur, j'ose compter sur votre justice et surtout sur votre impartialit. Je me flatte en consquence que vous ne refuserez pas d'insrer dans votre journal la pice suivante, qui est ma rponse  la lettre outrageante du comte Maurice de Diedrichstein, que vous avez publi dans le volume d'avril de cette anne.
Vous avez servi, Monsieur, dans l'arme du grand Frdric, vous savez par consquence que l'honneur est le premier patrimoine du soldat et du gentilhomme; et, comme vous avez contribu indirectement  ternir ma rputation, il est de votre justice, et il importe  votre honneur, que vous contribuiez galement  me donner les moyens de redresser le jugement du public sur les odieuses inculpations dont on n'a pas craint de me noircir.
J'ai l'honneur d'tre avec la plus parfaite considration, Monsieur.
Altona, ce 4 Aot 1805.
P. S. Si, contre toute attente, vous refusiez d'insrer ma rponse, je vous prie de me la renvoyer  l'adresse suivante:  Monsieur Sarconi, Rue Grossen Bleichen, n. 337  Hambourg,  fin que je l'adresse  un autre journal.
A monsieur le Capitaine d'Archenholz, propritaire et rdacteur du journal "La Minerva"
 Berlin.
Votre trs humble et trs
obissant serviteur
LE PRINCE DE MOLITERNO.
Ma l'Archenholz, appunto, ricus, opponendo "qu'il redoutait les immanquables dsagrments qu'il connaissait par exprience"; onde il Moliterno invi il suo scritto all'Ambigu e al Courrier d'Angleterre.(580)
Il suo secondo appello rest parimenti senza quel risultato personale, che egli se ne riprometteva presso il Mack, la cui prudenza dette luogo allora a un severo giudizio del Cuoco.(581) Il Cuoco stesso era stato attaccato dal Diedrichstein, "che ho ragion di credere (scrisse egli ironicamente nella prefazione alla seconda edizione del Saggio storico) essere al tempo istesso valentissimo scrittore e guerriero, poich si mostra pronto egualmente a sostener contro di me colla penna e colla spada che il signor barone di Mack sia un eccellente condottiero d'armata, ad onta che nel mio libro io avessi tentato di far credere il contrario". La duplice sfida fu fatta conoscere al Cuoco a Milano da un amico, che gli consigli di rispondere; senonch, due giorni appresso, il cannone della piazza annunzi la resa di Ulm, assai significativa per quella polemica, e il Cuoco si restrinse a scrivere a pi dell'articolo: "La risposta  fatta".(582)
Il Moliterno, dopo la pace di Firenze, non era potuto tornare a Napoli, perch, processato per la parte avuta nei fatti del '99, era stato escluso dal novero di coloro cui si concedeva amnistia. Strana sorte di questo ardente borbonico! Egli se ne consolava, trascrivendo le parole di Antioco ad Arsace nella Brnice del Racine (IV, se. 9):
Malheureux que je suis! avec quelle chaleur
Je travaille sans cesse  mon propre malheur!
e aggiungendo il Quidquid delirant reges.... Ma egli era uomo irrequieto, desideroso di attivit, e si volse perci agli intrighi ed alle congiure. Fra le sue carte (insieme con molti stud di cose militari, e tra questi la traduzione di un'opera dell'ufficiale prussiano Bulow, e di cose politiche, tra cui un curioso Essai d'un systme de gouvernement monarchico-militaire, applicato al regno di Napoli) esiste un'altra traduzione dal francese: di un Trattato dell'ambizione!
Di una trama che egli tesseva a Parigi nel 1802, non s'intende bene se contro il re di Napoli o contro i francesi in Italia, daremo altra volta notizia un po' estesa.(583) Certamente, quali che fossero le apparenze, o quali anche le oscillazioni del suo spirito torbido, la tendenza fondamentale, e che finiva col prevalere, si volgeva sempre a re Ferdinando. Da Altona, dove, come si  visto, si tratteneva nel 1805, pass a Berlino, e di l nel settembre dell'anno seguente dovette fuggire in gran fretta all'avvicinarsi dei francesi, per non cadere nelle loro mani; e determin di recarsi in Sicilia presso re Ferdinando.
Della sua opera in Sicilia si conoscono la parte presa nel 1809 e nel 1810 per cercar di ricuperare l'isola di Capri e quelle di Ponza e di Ventotene, perdute sulla fine del 1809, e gl'intrighi col Saliceti e i disegni di formare un corpo di spedizione per invadere il regno di Napoli.(584) La regina Carolina lo chiamava allora "il suo eroe". Entr allora in conflitto col generale Stuart e con gl'inglesi, ai quali non sembra fosse accetto e che lo accusarono di valersi di un inesistente dispaccio di re Ferdinando, che lo incaricava di levare gente allo scopo anzidetto: tanto che il governo napoletano lo disconobbe.(585)
Il 31 gennaio 1813, con un altro dispaccio datato dalla Ficuzza, ebbe, con qualit di generale, pieni poteri per trattare presso le corti estere degl'interessi di re Ferdinando. Il Diario napoletano c'informa delle preoccupazioni che destava, nel luglio e agosto del 1814, la permanenza del Moliterno in Roma, donde si diceva che preparasse un'insurrezione nelle Marche e negli Abruzzi.(586) Ma di quest'ultimo tentativo da lui fatto a pro dei Borboni possediamo documento in due lettere che il Moliterno scrisse, in quel torno, a re Ferdinando.
La prima di esse  in data di Roma, 28 luglio 1814, ed egli vi riferisce un colloquio col suo vecchio amico e fratello d'armi, il duca di Roccaromana, allora generale murattiano, che ebbe luogo in Roma il 20 di quel mese:
"Il Re (mi disse egli) mi ha ordinato ed autorizzato di parlarti in suo regal nome". Al che io risposi: "Parla, perch io ti ascolter e risponder". Esso duca di Roccaromana prosegu in questi detti: "Il Re ti fa sapere che egli  pienamente a giorno de' tuoi progetti, e delle tue operazioni, le quali tendono a rimettere l'antica dinastia dei Borboni sul trono di Napoli: egli sa che tu sei il capo e dirigi perci il numeroso partito chiamato dei Carbonari, o pure Bourbonico: egli ha gi in suo potere molte tue lettere ed altre tue carte tendenti a tal scopo: per questo, dunque, ti ordina a rinunziare a un simile progetto, il quale o non riuscir o pure, se riuscir dovr, questo non puole esserlo che con gran sangue sparso e tutti gli orrori d'un'accanita guerra; ti offre per nel tempo stesso, ed in ricompensa della tua sommissione ed obbedienza a questo suo real e sovrano ordine e volere, la restituzione de' tuoi beni, onori, gradi, comando e tutte le altre pruove della sua regal clemenza e munificenza, che potrai desiderare; ma egualmente ti fa sapere che ogni qualvolta tu persisti ne' tuoi progetti, e continui le tue operazioni per un tal scopo, esso far tutto al mondo per punirti, e vendicarsi. Questo  quanto devo dirti in suo regal e sovran nome".
"Ed ecco (soggiuns'io) la mia risposta. Di' al tuo re che io son nato Napoletano, e perci suddito del legittimo sovrano di questo regno Ferdinando IV di Bourbone; che ho giurato fedelt e servizio a lui, alla sua augusta Dinastia, alle sue leggi ed alla sua e mia Patria; che la morte sola potr annullare questo mio sacrosanto giuramento; che per conseguenza io rigetto e disprezzo tanto le sue offerte, come le sue minacce: che sappia che io solo aspetto le ricompense alle mie azioni dal Dio di verit e di giustizia, ecc. ecc.".
L'enfatica risposta continua a lungo e a vuoto, per qualche pagina; e dopo un accenno al piacere che egli aveva provato nel riconoscere "da alcuni sinceri detti e naturali espressioni, estrinsecate nel sguito della conversazione" dal Roccaromana, che i sentimenti verso il legittimo sovrano non erano estinti nel cuore dell'amico, soggiunge:
 anche mio indispensabile obbligo di sottomettere agli alti e sovrani lumi della M. V. che questo partito chiamato de' "Carbonari", o pure "Cristiano" e "Bourbonico", realmente esso esiste ed  numerosissimo, come pure estesissimo in tutte le classi e ceti, tanto questo nel regno di Napoli, come in questi Stati della Santa Sede; ed il Santo Padre, per quanto mi si dice, ne  egualmente istruito, ma non ardisce proteggerlo e riconoscerlo apertamente, non conoscendo le vere mire degli Alleati riguardo allo sviluppo definitivo della Gran Causa. La sede per pi forte, Sire, del detto partito  nelle provincie degli Abruzzi, malgrado anche i continui massacri che si fanno fare col dal governo di Murat per questa causa(587) ed il detto partito altro non chiede ed attende per scoppiare ed energicamente agire, che delle armi, munizioni da guerra e l'appoggio di qualche forza militare di mare e di terra, inglese o russa, e questo dalla parte delle coste di dette provincie bagnate dall'Adriatico.
Le mene del principe di Moliterno in quei giorni provocarono un indirizzo a re Gioacchino, firmato da un gruppo dei suoi generali e trasmesso al Re con una lettera del generale Carascosa:
Sire,
Ho l'onore di rimettere a V. M. un indirizzo di ringraziamento, firmato dai generali in nome di questo corpo d'armata, per il decreto de' 31 luglio; ed una protesta d'indegnazione per le inique ed inutili manovre di uno scellerato conosciuto, e tendenti, in vano, a turbare la nostra Patria. - Sire! circondato dall'amore dei suoi popoli e dall'invariabile attaccamento e fedelt della sua armata, il trono di V.M. riposa con sicurezza, legato agl'interessi della nazione ed alla sua gloria. Insensato chi osasse attaccarlo!
Sono col pi profondo rispetto e con la sommissione la pi perfetta
Di V. M.
Ancona, 18 agosto 1814.
Um.mo ob.mo e fedelissimo suddito
IL TENENTE GENERALE CARASCOSA.
INDIRIZZO DEI GENERALI DEL CORPO D'ARMATA
Dal quartiere generale di Loreto il 17 agosto 1814.
Sire,
Uno dei primi voti del vostro Popolo era quello di non vedere affidato ad altre mani che alle sue proprie il ministero delle armi e delle leggi. V. M., cui niuna gloria saprebbe sfuggire, ha provveduto a questo grande oggetto; n vi ha cuore che non sia pieno di ammirazione e di riconoscenza per un tanto benefizio.
Le armi, che fondano gl'Imperi, e le leggi, che sole ne assicurano la forza e l'indipendenza, formano per le Nazioni l'epoca nella quale si connettono da una parte il genio delle arti e delle lettere, dall'altra quello delle virt civili e militari, e l'uno e l'altro sublimano il carattere d'un popolo, lo stringono intorno al trono indissolubilmente, e lo rendono degno dei pi chiari e pi felici destini.
Ma, se V. M. legge negli occhi di un Popolo intenerito e confuso la grata storia de' suoi fatti egregi, di quai sentimenti non sar compreso il vostro Esercito, il primo nel volgere di tanti secoli, il quale abbia fatto risuonare dall'Oceano Atlantico insino al Mar gelato il nome Napoletano, e fu s spesso testimone della stessa vostra gloria militare!
Questo esercito, o Sire, penetrato dal sentimento di sua propria dignit, lo  pure altamente da profondo disprezzo per quei pochi sciagurati, l'obbrobrio di tutte le fazioni, le cui speranze alimenta un novello Erostrato, stanco di vagare ramingo di terra in terra, il quale vorrebbe mettere a soqquadro l'Italia, e quella patria istessa che lo vide nascere e lo educ; quell'uomo il quale, avendola abbandonata negli orrori e nelle angosce dell'anarchia, ignora forse che questa patria istessa figura oggi accanto alle prime nazioni di Europa.
Sappia dunque l'Europa ci che  inutile di ripetere a V. M.; sappiano tutti i popoli che ci contemplano, che una cosa sola vagheggiano i vostri soldati: quella di vivere e morire tutti per la gloria del vostro trono e per la prosperit della vostra dinastia: alta dichiarazione che essi al bisogno sigilleranno con tutto il loro sangue!
Il tenente generale capitano della guardia Carascosa.
Il tenente generale aiutante di campo di V. M. Comandante della 2.a divisione D'Ambrosio.
Il maresciallo di campo dello stato maggiore generale Galdemar.
Il maresciallo di campo D'Aquino.
Il maresciallo di campo Pepe.
Il maresciallo di campo Carafa.
Il maresciallo di campo, scudiere di V. M., Crivelli.
Il maresciallo di campo, scudiere di V. M., Caval. De Medici.(588)
L'altra lettera, che il Moliterno diresse a re Ferdinando,  in data del 10 settembre dello stesso anno, da Firenze, e d notizia del suo allontanamento da Roma, per le violente minacce fatte dal Murat al governo pontificio, e della sua intenzione di recarsi in Francia a trattare gl'interessi della Corte borbonica di Palermo.
Rimesso Ferdinando sul trono di Napoli, il Moliterno fu dapprima lasciato in disparte, in "umiliante ed oscuro stato", "bersaglio e vittima di alcuni, scherno di altri, perch creduto in disgrazia o in oblio" del suo sovrano, com'egli scrisse in una supplica del 30 gennaio 1816, nella quale domandava che gli fosse confermato il grado, gi concessogli, di generale, e che fosse destinato al comando della provincia di Basilicata o di altra qualsiasi. Ma poi non solo gli fu riconosciuto il grado, che anzi, con rescritto del 4 maggio 1816, il re dichiar che il Moliterno, "durante la sua assenza dal Regno, era stato impiegato in commissioni militari e diplomatiche" in servizio dello Stato; onde gli fu possibile iniziare un giudizio contro i comuni, gi suoi feudi, liberati dalla commissione feudale.(589) E rest ancora nell'esercito napoletano per oltre un trentennio, collocato al riposo come "Maresciallo di campo e Giudice dell'alta corte militare" non prima del 13 luglio 1848. Mor il 14 ottobre di quell'anno.(590)
...
.
...
Paragrafo 3.
...
.
...
Intorno a Saverio Scrofani.
...
.
...
Lo storico ed economista siciliano Saverio Scrofani, di Modica,  noto specialmente per l'opera: Della dominazione degli stranieri in Sicilia (Parigi, 1824). Nel carteggio del Basti  una serie di lettere dello Scrofani, dal 22 giugno 1824 al 22 ottobre 1831 (Lettera a N. Basti, ms. Soc. stor. nap., ff. 505-523), dalle quali si ricava che egli aveva affidato al Basti in Parigi la correzione della sua opera. In una di queste lettere (25 dicembre 1824), prega insistentemente il suo corrispondente parigino d'informarsi della sorte toccata a un suo cenno autobiografico, dettato a richiesta dell'editore dell'opera dell'Orloff. "Vi prego (diceva) a discifrare in grazia ci che  successo, e a qual uso si  domandato da me, non volendo che il mio povero nome cadesse in potere di persone invidiose e malefiche; parlatene con Lampredi, e vedete se v' cosa da fare".
Questo sospetto per i "malefici" non era senza fondamento. Che cosa avrebbe detto lo Scrofani se avesse potuto leggere le segrete informazioni, che sul conto di lui mandava nel 1800 o 1801 il nostro Paribelli al cittadino Marescalchi, ambasciatore cisalpino a Parigi? (Fondo Paribelli, ff. 41-2).
Il Marescalchi, con una sua nota, aveva chiesto al Paribelli notizie di "un certo Scrofani siciliano", al fine di "prevalersene pel bene della causa comune". E il Paribelli, che ne conosceva delle belle sul personaggio, e aveva appreso quelle notizie dalla voce pubblica e dalle proprie relazioni nei quattro anni ch'era stato impiegato presso il Vicer di Sicilia, e aveva avuto "ordini dal Governo Provvisorio di Napoli di sorvegliare lo Scrofani nel corso della propria missione diplomatica", e credeva "doverci essere guerra aperta tra gli uomini onesti e i bricconi", - non tard a dare le pi sfavorevoli informazioni.
Lo Scrofani (racconta il Paribelli), figlio di un farmacista di Modica, essendo parente di monsignor d'Alagona vescovo di Siracusa, uomo irrequieto e litigioso, fu incaricato da costui di risiedere a Palermo presso il governo siciliano per occuparsi di affari contenziosi:
Le sjour d'une capitale aussi corrompue et livre au luxe comme Palerme mit une norme disproportion entre les moyens pcuniaires, que l'vque di Syracuse fournissait  son agent et ses besoins. Celui-ci, dont l'esprit inventif dans le mal ne manque jamais de ressources, y suppla d'abord au moyen de quelques faux, qu'il fit sur les rentes de l'vch de Syracuse, qu'il lui tait trs ais de couvrir pour quelque tems, vu l'immense richesse de cette administration; mais bientt ces moyens particuliers devinrent trop au dessous de ses dsirs et il s'essaya  des vols plus sublimes. Il forgea donc un faux mandat sur la banque de Palerme, et ayant fauss la signature du Prsident du Tribunal du Patrimoine et du Viceroi Prince de Caramanico, il se vit sur le point d'excroquer 15 m. onces d'or, ou 180000 francs: mais ds qu'il fut question de toucher l'argent, le conservateur conseiller Xavier d'Andrea vrifia la chose et dcouvrit le faux, et Scrofani aurait t victime de sa friponnerie, si d'Andrea, qui avait des gards pour lui  cause de l'vque son parent, n'et pas agi assez lentement dans sa poursuite, pour lui donner le tems de se sauver  bord d'un btiment, o, dans le moment que les agens de la justice le cherchaient, il s'tait cach dans une voile amene sur la grosse vergue ou mt. Son crime fut jug en contumace et il fut condamn suivant la rigueur des loix.
Pendant son exil, il ne negligea rien pour obtenir sa grce, et pour y russir il prit la tche de flatter la Reine et son favori Acton de toute sorte de manire, s'offrant et se prtant en qualit d'espion et intrigant auprs des gouvernements trangers  toutes les commissions les plus basses, dont ils voulaient bien le charger. Il crivit mme e un petit livre imprim  Florence, et ddi  Acton, intitul: Tutti hanno torto, o les principes de la Rvolution franaise taient calomnis, avilis et souverainement mpriss, et ceux de la tyrannie exalts et ports aux cieux, et o l'on faisait les loges les plus magnifiques et les plus impudents de la conduite de la cour de Naples et de son ministre. Ce livre lui valut une belle lettre de remercimens de Acton et la continuation de sa protection. Mais soit qu'Acton craignit de trop scandaliser la nation, en lui permettant de retourner dans sa patrie pendant que la mmoire de son crime y tait encore aussi fraiche, soit qu'il crut de pouvoir mieux profiter de ses services chez l'tranger, en lui laissant sa qualit de disgraci, qui loignait de lui tous soupons, il n'osa pas lui accorder son pardon.
Scrofani fut longtems l'ami du chevalier Micheroux, pendant que celui tait ministre de Naples  Venise; et ce fut l qu'il crivit un autre ouvrage sur l'exportation du bl des royaumes de Naples et de Sicile. Cet ouvrage, proteg par Micheroux, fut bien accueilli par le Prince, qui daigna l'en remercier par una lettre autographe. L'un ou l'autre de ces ouvrages contenait quelque chose qui dplaisait au Gouvernement de Venise;  cause de quoi il fut chass de cette ville, et on prtend qu'il se sauva en Dalmatie ou dans le Levant. Enfin, il put encore rjoindre Micheroux  Milan, lorsqu'il y tait en qualit d'envoy de Naples auprs de la Rp. Cisalpine, et c'tait une voix gnrale  Naples, surtout parmi les patriotes, qu'il y continuait son mtier d'espion diplomatique. Aprs la rvolution de Naples, il s'y transporta je ne sais ni comment ni  quoi faire; et y tant demeur quelques jours, il trouva encore le moyen de se soustraire aux pour-suites de la Police gnrale, qui le cherchait comme un homme suspect et trs dangereux.
Il Paribelli, avutolo nella lista degli uomini sospetti di cui doveva esplorare le azioni, nel mese di pratile a. VII fece qualche pratica, presso il cittadino Rossi, ministro di polizia in Genova, perch fosse cacciato di l e non ricevesse i passaporti per recarsi in Francia, in un tempo in cui l'entrata in quella repubblica era vietata a tutti i patrioti. Ma il ministro gli rispose che lo Scrofani era gi partito per Nizza con regolare passaporto, essendo stato raccomandato dal Belleville, inviato francese a Genova.
Queste le notizie, per le quali il Paribelli si scusa se non ha sempre serbato l'ordine cronologico. - A noi non  riuscito vedere l'opuscolo: Tutti hanno torto. La Memoria sulla libert dei grani della Sicilia presentata a S. M. il Re di Napoli fu stampata in Firenze il 1791, e seguita da un altro scritto: Riflessioni sopra le sussistenze desunte da' fatti osservati in Sicilia (ivi, 1795): entrambi ristampati nel tomo XL degli Scrittori classici italiani di economia politica (Milano, 1805). A Parigi, appunto nel 1801, si pubblicava l'edizione francese del Voyage en Grece de Xavier Scrofani, sicilien, fait en 1794 et 1795, tradotto dal Blanvillaire: opera, ch'egli aveva scritto (diceva) in occasione dell'incarico avuto dal governo della Repubblica veneta di fare un quadro dell'agricoltura e del commercio di Levante. A Venezia nel 1793 (si avverte anche nella prefazione di quell'opera) lo Scrofani aveva gi pubblicato un Cours d'agriculture, un Essai sur le commerce gnral des Nations de l'Europe, un Coup d'oeil sur le commerce de Sicile, "et plusieurs autres ouvrages intressans sur l'conomie politique". Una di queste opere: Essai sur le commerce gnral des Nations de l'Europe, avec un aperu sur le commerce de la Sicile en particulier, fu tradotta e pubblicata a Parigi nel 1803. Nel frontespizio delle sue opere posteriori egli si fregia del titolo di "Membro corrispondente dell'Istituto di Francia, Accademia delle iscrizioni e belle lettere".(591)
...
.
...
CAPITOLO 8.
...
.
...
AGITAZIONI E INTRIGHI POLITICI ALL'ALBA DEL NUOVO SECOLO.
...
.
...
...
.
...
Paragrafo 1.
...
.
...
Un tentativo d'insurrezione nel 1801 e la fine di Mammone.
...
.
...
Il terribile Gaetano Mammone, il pi efferato tra i capi realisti del 1799 (quel tale che soleva adornare le mense dei suoi banchetti, in cambio di fiori, di teste recise e sanguinanti di giacobini) mor in Napoli, il 1802, nelle carceri della Vicaria, sotto l'accusa di avere tramato coi giacobini un'insurrezione contro il re.
Gi poco dopo il ristabilimento dei Borboni, nell'autunno del 1799, Gaetano Mammone, coi due suoi fratelli e cooperatori, era stato imprigionato e gettato nella fossa di Castelnuovo, proprio in mezzo ai patrioti che la Giunta di Stato processava, e tra i quali faceva, quotidianamente, la sua scelta pel patibolo.(592) Il Mammone, strano ospite in quel luogo, carnefice messo tra le sue vittime e diventato a sua volta vittima, ci  descritto, da uno di quei patrioti detenuti, imprecante, chiedente giustizia e vendetta, narrante le sue prodezze, quasi per trovare assenso e piet presso i suoi compagni di carcere, che non erano i meglio disposti a riconoscere i meriti suoi. Sembra, per altro, che, accomunati dall'orrida fossa, una certa intesa si venisse stabilendo tra essi e il Mammone; tanto che costui sarebbe stato tra i preparatori di quel tentativo di fuga, andato a male per la denunzia del Basset.(593)
Perch erano stati imprigionati i fratelli Mammone? Da una lettera del Rodio appare, che fu proprio questo loro maggior collega che ebbe l'incarico di arrestarli quando pass pel territorio di Sora, diretto con le truppe napoletane e le masse del Ruffo all'impresa di Roma.(594) E si pu ben supporre che la causa dell'arresto fosse non solo nelle rapine e assassini che quelli non cessavano di commettere, ma anche in qualche accusa politica che l'irrequieto capomasse si era attirato.(595) Qualche anno dopo, troviamo notizia che i "fratelli Mammone" erano fuggiti dal castello d'Ischia e datisi alla campagna, rendendosi rei di nuovi delitti.(596) Era tra essi anche Gaetano, fuggito anche lui dalle carceri d'Ischia? Quel ch' certo, nel settembre del 1801 Gaetano Mammone fu preso di nuovo dal principe di Hessen Philippstadt, governatore di Gaeta, sul punto che si apparecchiava a passare il confine;(597) e, mandato a Napoli, fu messo ai ferri nella Vicaria. I suoi due fratelli erano, intanto, ricercati attivamente, sebbene indarno. Nel settembre, il processo contro il Mammone e fratelli contava gi moltissimi volumi, uno dei quali (il quattordicesimo!) dedicato all'inquisizione politica.(598)
Stavano cos le cose, quando un nuovo incidente venne ad aggravare la condizione di Gaetano Mammone. L'anno 1801 aveva recato una grande delusione ai patrioti napoletani, e specialmente agli esuli. Avevano essi sperato che le armi francesi si sarebbero spinte sino al regno di Napoli, scacciando i Borboni e stabilendo la libert d'Italia; avevano perci confidato prima nello Joubert e nello Championnet, poi nel Bonaparte e nel Murat:(599) ma la pace di Firenze era sopraggiunta a render vane codeste speranze. E, come se questa delusione non bastasse ad inacerbire gli animi, molti corpi militari, costituiti di volontari e di esuli, venivano sciolti in modo improvviso e quasi violento: a Lucca, la legione toscana; a Rimini, un battaglione di ufficiali cisalpini; a Bologna, la guardia nazionale. Tra quei patrioti, tra quei militari congedati e rimasti senza impiego, e vivamente feriti nel loro amor proprio d'italiani, sorse un fermento e si fece strada l'idea di promuovere un'insurrezione, per effettuare con forze nazionali l'indipendenza d'Italia. Fino a che punto, e quanti di essi, intendessero rivolgersi contro gli stessi francesi,  difficile dire: certo, se alcuni contavano sull'appoggio del generale Murat e dei suoi, altri avrebbero volentieri ammazzato il Murat e ribellato l'Italia contro i francesi. Ma tutti erano poi d'accordo sopra una parte del programma, che consisteva nello scacciare dal regno di Napoli i Borboni e farne uno Stato libero da stranieri. Tra coloro che erano a capo di questo movimento, primeggiavano i due fratelli Pignatelli di Strongoli: Francesco, generale di brigata, che aveva comandato la legione toscana formante parte della divisione del generale Pino, e combattuto di recente a Siena contro l'esercito napoletano, comandato dal Damas;(600) e Vincenzo, capo di squadrone nella Repubblica cisalpina: entrambi superstiti della repubblica del 1799, e frementi di vendicare gli altri due fratelli, Ferdinando e Mario, che i Borboni avevano mandati a morte in quell'anno di sangue. Francesco aveva insistito presso il Murat perch lo lasciasse avanzare con un corpo di spedizione nel regno di Napoli.(601) Ora si facevano capi della congiura per l'insurrezione. - Guglielmo Pepe, che vide Vincenzo Pignatelli in Romagna ed era uno degli agenti che preparavano il movimento, ha raccontato nelle sue Memorie i particolari di quel tentativo, che fu poi mandato a vuoto dal Bonaparte, il quale, a un certo punto, dette "ordini fulminanti, acci fossero prontamente represse quelle fantasie rivoluzionarie degli italiani".(602)
Ma ci che il Pepe il quale pur ci parla delle molte corrispondenze che il Pignatelli teneva negli Abbruzzi non dice,  che nel disegnato movimento dovevano entrare alcuni dei capimasse, che s'erano resi celebri nella reazione del '99. Tra costoro, si contava specialmente su Mammone, su Sciabolone, e anche su Pronio. Niente di pi naturale, del resto: i patrioti, astrattisti e classicheggianti, avevano fatto l'esperimento, realistico e romantico, del gran vigore delle plebi nel mezzogiorno d'Italia (dai lazzari-eroi del gennaio '99 alle masse di contadini e montanari del cardinal Ruffo); e perci procuravano non solo di non averle a fianco nemiche, ma di averle accanto alleate. Perci anche lasciavano volentieri che la loro impresa prendesse colorito antifrancese, e anzi vagheggiavano di adoperare, per l'agitazione, quelle insegne e quei motti religiosi, che avevano avuto tanta efficacia a promuovere qualche anno prima l'insurrezione popolare.
Negli ultimi giorni del novembre 1801, il ministro Acton riceveva da varie parti notizie del pericoloso movimento, che si preparava. Il Rodio, preside della provincia di Teramo, fu il primo a metterlo sull'avviso, comunicandogli una lettera in data del 13 novembre di un Francesco Piselli, governatore del comune di Montalto nella prossima provincia di Ascoli:
Transitando (scriveva il governatore di Montalto), e fermatisi in questa citt nella scorsa domenica, diversi cisalpini, tutti per napoletani, ed il luned consecutivo essendosi levate le divise e quelle permutate in abiti semplici per non comparire quali erano, dissero che volevano tornare alle lor case. Diverse mosse e diversi discorsi non coerenti di costoro, mi posero in qualche sospetto; onde incombenzai subito persona acci avesse osservato gli andamenti di certi patriotti stazionati in Monte di Novi, terra distante un miglio da questa citt. Infatti, dalle diligenze si  venuto in chiaro che questi ricevevano dei messi stranieri; e da uno si  risaputo che i generali Pino, Lechi, Pignatelli Cerchiari (sic), ed altri patriotti liberi muratori, hanno concertato una rivoluzione in tutta l'Italia. A tale effetto hanno stampato un proclama intitolato: Riunione de Popoli d'Italia, quale non ho potuto avere nelle mani. Colla scusa di cacciar i Francesi da Napoli, da questo Stato ponteflcio e dall'Italia, procurano i capi patriotti d'aver seco loro l'unione degli insorgenti e de' contadini, quali uniti a tutti loro ed ai giacobini credono poter formare un grosso numero, stantecch i Polacchi tutti ancora sono in questa lega. Per riuscire a riunire i briganti danno a questi ad intendere il voler scacciare i Francesi; ma, sostanzialmente, tutto tende a detronizzare i sovrani, ed a derubbamento. Tutto spediscono a voce per messi, acci non si possano intercettare le lettere. Hanno spedito in queste parti quei finti Cisalpini licenziati, che passano di qui; ma in sostanza essi sono emissar. Sono pieni di danaro per far fronte; e gli si sono vedute pi migliaia di scudi. Il capo di questi per la citt d'Ascoli, e per questi contorni,  un certo Olivieri. Nei confini del Regno di Napoli il capo  Sciabolone. L'Olivieri, allo scoppiare della rivoluzione, deve con i suoi uomini riunirsi a Sciabolone; e lo Sciabolone, unito che siasi all'Olivieri, devono procurare a Mummone (sic), altro capo d'insorgenti del regno. Dicono, che Mummone siasi gi battuto col generale di truppa di linea Bourcard, e V. E.  a portata di sapere se ci sussiste. Per allucinare i contadini portano per insegna un Cristo, e gli danno ad intendere che si armano per sostenere il Papa, per sostenere il Re, ecc. In Roma, ove dicono dover scoppiare la rivoluzione nello stesso giorno che dovr dar fuori in Torino ed in Milano, sono tra i capi un certo De Rossi, Ciccio Pignatelli e Vincenzo Pignatelli, capo di squadrone; in Ancona  un certo Giacomino Carreras, ne' confini del regno Sciabolone e Mummone. Verso i 20 dovrebbe, secondo le notizie, dar fuori questa rivoluzione. Quello che mi fa temere, si  i danari che danno, per far gente. Tutto ci ho gi scritto al delegato in Macerata, acci prevenga Roma ed Ancona. Scrivo anche la presente a l'E. V., onde possa prendere contro lo Sciabolone ed altri quelle misure, che creder, a seconda delle circostanze......(603)
Nel trasmettere questa lettera, il Rodio, in data 19 novembre, pur manifestando il suo parere che il pericolo fosse meno grave di quello che sembrava al governatore di Montalto, aggiungeva altre informazioni e chiarimenti:
Non ha guari che in Cesena si  sciolto il corpo dei patriotti Romani e Napoletani come "infame".
Tale passo ha esacerbato gli animi di soggetti cos iniqui o perversi, anche perch gli ha tolto i mezzi di sussistere, dopoch avranno consumato i frutti delle commesse rapine.
I miei corrispondenti esteri gi da qualche tempo mi aveano annunciato un generale malcontento nella Cisalpina e nella classe dei patrioti e degli ufficiali e generali francesi riformati: cosa che facea sospettare di torbidi anche dopo la pace generale. E non mi sembra nuova l'idea d'assemblare tutta l'Italia, onde sfogare prima le private vendette contro i troni, magistrati ed i particolari, e quindi tentare degli sforzi contro la Francia istessa.
In questo momento, le truppe francesi in Italia sono pochissime; ed io credo che tale veduta potrebbe animare di molto il partito contrario.
Idee sono queste di difficilissima esecuzione, ma bastanti a produrre un rovescio, od almeno un disquilibrio al pubblico ordine, mira principale dei malintenzionati, i quali profittano finanche delle sole voci per i loro pravi disegni.
Quanto al Rossi, di cui si parlava nella lettera del governatore di Montalto, il Rodio avvertiva che era stato con l'avanguardia del corpo francese di occupazione in Puglia, e di l era tornato, ripassando il confine con regolare passaporto.(604) Sui fratelli Mammone (ricordando l'arresto che ne aveva fatto egli stesso due anni prima in Sora) aggiungeva: "Hanno essi molti partiti in quelle contrade, perch ispirano il saccheggio; e gli riuscirebbe facile qualche impresa, se a tempo non si prevenissero le loro torbide idee. Non vi  per di essi notizia in queste parti; concordemente da tutti si vogliono i due fratelli nelle vicinanze di Sora". Per l'Olivieri, il Rodio si era affrettato a scrivere al governo pontificio affinch fosse arrestato. Dello Sciabolone si sarebbe preso cura egli medesimo.
Lo Sciabolone si chiamava Giuseppe Costantini, ed era nato nel 1758 a Lisciano, comune quasi al confine del Teramano. Dopo avere gi ai primi del 1799 combattuto, insieme con gli insorti abbruzzesi, contro i francesi, e poi fatta la pace con questi nel febbraio, nel maggio dello stesso anno aveva ripreso la guerra, operando fra il territorio di Ascoli e gli Abbruzzi. Nel luglio e agosto del 1799 era stato col celebre generale Lahoz (il quale aveva abbandonato i francesi, e tentato anch'egli una riscossa nazionale)(605) all'assedio di Ancona. Il Crivellucci, che ha raccontato per filo e per segno la vita di Sciabolone, non sa pi nulla di costui dopo il gennaio 1800; e solo raccoglie la tradizione che fosse entrato col grado di capitano nell'esercito napoletano, e qui poi per invidia avvelenato.(606) Dai nostri documenti si apprende infatti che nel 1801 era colonnello napoletano, e veniva colpito dalla grave accusa di cospirazione. Il Rodio, nella citata lettera del 19 novembre, soggiungeva che egli stesso, sbrigata la posta, si sarebbe subito messo a cavallo per recarsi nella terra di Tortoreto (nel Teramano), "dove risiede il colonnello Sciabolone":
Mi vi porter in aria di altri affari, e gli far una diligenza in casa, se mai potessi trovarvi qualche carta sull'assunto, di cui scrivo; ma mi sembra difficile, perch egli non sa leggere. Quindi penso di tenerlo nella mia residenza di Teramo, senza mandarlo in castello, prima di liquidare dei fatti che lo possono costituire reo convinto.
Egli veramente  in uno stato deplorabile per le sue circostanze economiche. Vorrebbe rinunciare il grado di colonnello, per ritornare al lavoro dei fucili, de' quali era maestro. Non ha come vivere con una numerosa famiglia.
Tale estrema indigenza, in cui io so che ritrovasi, avrebbe potuto farlo prevaricare nell'enormit di cui il governadore Piselli lo vuole complice, anzi capo; giacch diversamente il mio animo non si potrebbe convincere a crederlo capace di tanto misfatto: quantunque nella Marca tiene una pessima opinione in materia di brigantaggio, ed  voce universale ch'egli fomenti l'idea di rapina e di massa, e che in ogni circostanza sia stato comprato e reso vario dall'oro.
Contemporaneamente alla lettera del Rodio, altre informazioni giungevano all'Acton per mezzo di una lettera da Roma, del 24 novembre, del cardinal Consalvi, e di un'altra del 27, del cardinal Ruffo.
Il Ruffo spiegava anch'egli il tentativo con lo scioglimento delle legioni, e coi militari rimasti senza impiego; ma era d'avviso che la Francia non l'avrebbe appoggiato. Il Consalvi trasmetteva le informazioni raccolte dal delegato apostolico di Macerata, che in parte provenivano dalla medesima fonte del governatore di Montalto. Si aggiungeva che il partito era, nell'Ascolano, di circa cinquecento uomini, sotto il comando dell'Olivieri; un altro centinaio di congiurati, con armi, erano sparsi e nascosti per le montagne; ad Ancona, capo il Carreras; a Roma, il Rossi disponeva di duemila patrioti: l'insurrezione sarebbe dovuta gi scoppiare tra il 20 e il 21 di quel mese di novembre. E si aggiungeva anche la testimonianza di un individuo proveniente da Cagli; il quale, a poca distanza da quella citt, si era imbattuto in quindici uffiziali delle cessate repubbliche, gi del disciolto battaglione Ronca della Cisalpina. Erano, tra questi, un tal Gualtieri, napoletano, un Baracchini, gi soldato della truppa pontificia, un Ferrari, un Falconi, due fratelli Ghetti, un Milon, un Luchini e un Cetrani o Cetrara. Il Gualtieri lo costrinse a far viaggio con essi fino a Roma. Sulla strada, furono raggiunti da Vincenzo Pignatelli, che dette alcuni ordini e poi continu il cammino, precedendoli. A Cantiano, il Baracchini prese accordi con due patrioti del luogo. A Piovigo, volevano fermarsi, per tentare un colpo di mano ed ammazzare il cardinal Ruffo, che poi seppero trovarsi a Roma. A Communanza dettero da mangiare e da bere ad alcuni artigiani in un'osteria e ne guadagnarono l'assenso alla loro causa, che era di fare la repubblica in Italia, cacciando via tiranni e stranieri. A Montedinove abitarono in casa di un dei loro, un Massei, possidente di quella terra, che poi si lasci adescare da persone ligie al governo pontificio e parl intorno a ci che sapeva della congiura. Ad Ascoli videro altri affiliati; e all'osteria nuova di Rieti si fermarono per ispedire messi al Pignatelli, coi quali s'incontrarono nel giorno seguente e seppero che il Pignatelli disapprovava il movimento intempestivo avvenuto in Bologna senza l'ordine del Pino,(607) e che il Pino doveva uccidere il Murat e poi avanzarsi con due mezze brigate su Bologna, mentre il Pignatelli avrebbe sollevato lo Stato pontificio e il Regno, nel quale ultimo faceva assai assegnamento sull'opera del Pronio. Presso Roma, la compagnia si divise: una parte entr nella citt; il Gualtieri, il Falconi, il Cetrara e il Lucchini retrocessero, raccogliendo notizie e spargendone per tutti i luoghi per dove passavano.
Intanto, il general De Bourcard, da Solmona, il 21 novembre, trasmetteva anch'egli voci circa l'accolta di gente, che faceva il Pignatelli per sorprendere gli Abbruzzi. Il 4 dicembre, tornava a scrivere il Consalvi, dando ragguaglio di un certo Petti di Civita Castellana, licenziato di recente dalla Cisalpina dove aveva servito come capo-battaglione, e che andava a Grottamare per passare i confini del regno. Lo stesso Consalvi, il primo gennaio 1802, rimetteva un esame estragiudiziale fatto dal preside di Macerata, il 21 dicembre, di un tale che s'era incontrato col Gualtieri, col Cetrara, col Lucchini e col Falconi, ossia coi quattro emissar che abbiamo visto retrocedere da Roma verso l'alta Italia, e che andavano infatti a Milano per avere istruzioni. Per dovunque passavano, costoro andavano gridando: "Evviva l'Italia, evviva la Religione; se noi Italiani fossimo tutti uniti, potremmo far stare in dovere tutte le nazioni, anche i francesi!". Da essi seppe che Francesco Pignatelli si era recato a Napoli a provvedersi di danaro, e Vincenzo lavorava a Roma con quattrocentomila lire ricevute dalla Cisalpina per fare gente. L'appuntamento era sulle montagne dell'Amatrice.(608)
L'Acton tenne un carteggio assai attivo su questi pericoli coi cardinali Consalvi e Ruffo; e nel tempo stesso (26 novembre 1801) scriveva al governatore di Gaeta, principe di Hessen Philippstadt, perch facesse sorvegliare Francesco Pignatelli, il quale, ricevuto ordine dal Consalvi di allontanarsi da Roma (simile ordine aveva ricevuto il fratello, che era partito per Firenze), si dirigeva verso il confine. Ma lo stesso giorno si apprendeva che il Pignatelli era giunto a Napoli; e le istruzioni di sorvegliarlo, e di notare le persone con cui praticava, venivano ripetute a Giambattista Colaianni, direttore della segreteria di guerra. Prendere altre misure pi rigorose il governo napoletano non osava, dopo la recente pace con la Francia e la libert di ritorno nel regno accordata agli esuli.(609)
Ma, sopratutto, l'Acton esortava il Colaianni ad accelerare l'arresto dei due fratelli Mammone, e scriveva al generale Emanuele Parisi (26 novembre) per sapere a qual punto si trovasse il processo di Gaetano Mammone e raccomandare che costui fosse attentamente vigilato. Il Parisi, rispondendo il giorno dopo, e dando assicurazioni circa il processo, aggiungeva che il Mammone, nelle carceri, si era messo a rifiutare ostinatamente ogni cibo, per risparmiare, cos morendo, alla sua famiglia il disonore della sua fine sulla forca; ma che altri invece supponeva ch'egli recitasse una commedia per farsi trasferire in luogo migliore e tentare la fuga. Senonch, pareva che ormai fosse receduto dalla sua ostinazione, tanto che cominciava a bere, a prendere del brodo, e anche qualche cibo.
Ma il Mammone dovette tornare, poco dopo, a quel suo disperato proposito. E, infatti, nei primi giorni del gennaio 1802, si sparse per la citt la notizia che il famoso capomasse era morto nelle carceri della Vicaria.(610)
Morto fellone al suo re? Ci parve incredibile ad alcuni borbonici, dei pi fanatici. E sorse voce che egli fosse stato vittima del tenente-colonnello Colaianni, che aveva voluto vendicarsi perch il Mammone, al tempo dell'insurrezione abruzzese, stava per far fucilare il fratello di lui, monsignor Colaianni, come fautore dei francesi. "La cabala (narra uno scrittore borbonico, che di fede a questa versione) fu dal Colaianni s bene ordita presso il governo, che giunse a far cadere in sospetto di tradimento quest'uomo, il quale nella sua sventura fu pi grande di lui. Gettato in un orrido carcere, se gli stringeva un artificioso processo per impiccarlo; ma egli, quando vide imminente il pericolo, non volle dare questo trionfo al suo nemico, e, rifiutando ogni cibo, ebbe la costanza di perire di fame col nome dei sovrani fra le labbra. - Non pu negarsi che nella sua campagna d'insorgenza non avesse usato degli atti di crudelt contro i giacobini, fino a servirsi in pubblica tavola del teschio loro per bicchiere".(611)
L'osceno brigante , a questo modo, presentato come il martire della santa causa regia: di un eroismo cos compiuto che non vi manca neppure l'ingratitudine di coloro che l'eroe ha servito e serve, fedelmente, fino all'ultimo respiro. Lo stesso ricordo delle sue turpitudini  in certo modo nobilitato e reso poetico, col ravvicinarlo alla langobardica costumanza onde re Alboino beveva nel cranio di re Cunemondo. Ma, anche cos nobilitato, si vede che quel ricordo fastidioso  di scrupolo allo scrittore, e gl'impedisce d'invocare addirittura, come ne avrebbe desiderio, la solenne canonizzazione del sanguinario "molinaro" di Sora, caro al suo cuore di sanfedista.
...
.
...
Paragrafo 2.
...
.
...
L'emigrazione napoletana a Parigi nel 1802.
...
.
...
I disegni, vagheggiati nel 1801 dai patrioti italiani, miravano a due scopi, in verit non facilmente conciliabili: abbattere la monarchia borbonica nel Napoletano, e rendere l'Italia indipendente dai francesi. Disegni, in parte simili e in parte diversi, di rivolgimenti continuarono ad agitare le menti e gli animi, nell'intervallo che corse tra Marengo ed Austerlitz.
Tra coloro, che pi davano da pensare e da fare, nel 1802, all'ambasciatore del re di Napoli a Parigi, marchese di Gallo, era il principe di Moliterno, Girolamo Pignatelli.(612) Il quale, escluso dall'amnistia, non aveva potuto fare ritorno in patria, dopo la pace di Firenze; e invano il Murat (nel cui corpo di spedizione si trovava come aiutante comandante addetto allo stato maggiore) lo aveva raccomandato al ministro Acton, perch gli si lasciassero percepire le rendite dei possedimenti e vendere alcuni dei feudi, che aveva nel regno.(613) Riformato col grado sopradetto dall'esercito francese (cio come colonnello con la mezza paga di centocinquanta franchi al mese), il Moliterno si era stabilito a Parigi; dove conviveva con una signora irlandese, certa Newmann, che egli aveva sposato soltanto innanzi alla municipalit, ma irregolarmente, perch, la Newmann aveva marito in Inghilterra (dal quale aveva cercato di fare divorzio senza riuscirvi). Da questa sua amante il Moliterno riceveva aiuti pecuniari; e per mezzo di lei era stato messo in relazione con molti irlandesi, anche emigrati a Parigi.
Un altro personaggio, non meno irrequieto e che procurava continue brighe al marchese di Gallo, era la vecchia principessa di Belmonte, Chiara Spinelli, dal 1799 rifugiata in Francia. Nata nel 1739, da Troiano Spinelli duca di Acquara, e sposata nel 1762 ad Antonio Pignatelli principe di Belmonte (di cui rest vedova nel 1794), la stravagante donna, nota prima pel suo esuberante affetto alla dinastia borbonica, aveva poi parteggiato per la Repubblica napoletana.(614) Il Gallo, in una lettera del 19 maggio 1802 all'Acton, descrive il Moliterno in lega con la Belmonte, "sempre ugualmente intrigante e velenosa, sempre ugualmente animata (e molto pi a misura che si fa vecchia e poco considerata)". E avrebbe voluto che costei fosse richiamata a Napoli, o in qualche modo costretta a lasciare Parigi. "Qui si  fatta amica in casa della famiglia di Durand, segretario d'ambasciata di Alquier [ambasciatore francese presso la corte di Napoli], e il fratello di lui  uno dei premiers commis del segretario degli affari esteri, e molte cose passano per questo canale e vengono raccomandate a Napoli. La stessa Belmonte si  insinuata in casa della moglie di Bourrienne, segretario particolare di Bonaparte, e in casa della moglie di Haller, famoso monopolista e banchiere del Primo Console; e, con questi mezzi, si fa sempre soffiare all'orecchio del Console contro il governo di S. M... Ha essa voluto andar da Madame Bonaparte il giorno del circolo, ed aveva ottenuto su di ci il suo permesso: io, avendo essa avuta licenza di star qui, non ho potuto negarcelo, come sinora avevo negato ed evitato. Ma  stata poco ben ricevuta dal Primo Console e da Talleyrand". La Belmonte aveva stretto amicizia con la Newmann; e (narra il Gallo in un'altra sua lettera del 15 giugno) la produceva e presentava a tutti come "Madame la Princesse de Moliterno". "La sua casa  il centro di tutti i pi cattivi, e da lei si fanno tutte le declamazioni e le combinazioni: essa le protegge tutte e va procurando tutte le strade indirette tortuose per far riuscire gl'intrighi".(615)
Col Moliterno e con la Belmonte tessevano complotti altri napoletani dimoranti in Parigi, e gli agenti politici, che viaggiavano tra Parigi e Milano; ma il Gallo si era procurato un informatore nel principe di Sant'Angelo, amico e confidente del Moliterno, dal quale apprendeva tutto ci che si macchinava.(616) Cos, nella citata lettera del 19 maggio, il Gallo si trovava in grado di riferire all'Acton: che il Moliterno meditava di restaurare la repubblica in Napoli; e che affermava di avere un gran partito pronto a muoversi nell'Abruzzo e in Puglia, e al suo cenno, in particolare, gli abitatori di Acerno e quasi tutto il corpo dei polacchi, malcontenti nel regno di Etruria e nel resto d'Italia e pronti a disertare.
I principali corrispondenti, sui quali il Moliterno contava, erano un certo Ippoliti, gi capitano nel suo reggimento, col quale aveva avuto un colloquio in Firenze, facendolo poi ripartire per Napoli con istruzioni per "travailler" gli Abruzzi; negli stessi Abruzzi, il Delfico e il Leonessa; in Puglia, l'arciprete Cagnazzi di Altamura, che anche era tornato nel regno con istruzioni di lui. A Napoli corrispondeva con un Palomba, il quale gli aveva scritto in quei giorni una lettera "col succo di limone", in cui gli diceva che "ad ogni suo cenno" si sarebbe trovato con gli amici, che erano gi tutti "pronti", in quel punto che il Moliterno avrebbe destinato: soggiungendo che egli era "sempre l'anima e lo spirito del suo vittimato amico Logoteta" (giustiziato nel 1799). Un altro corrispondente da Napoli era un certo Agnese; e il padre celestino Monticelli, che risedeva in Roma, veniva adoperato in tutti questi maneggi. In Milano, i principali congiurati, che corrispondevano con Napoli e con Parigi, erano il Paribelli e il De Marco; in Torino, il Saponara ed altri. Assistevano di consigli il Moliterno, a Parigi, un Falcigno, avvocato, o paglietta, come lo chiamava il Gallo; e l'Althy di Ragusa, strettamente legato con lo Zanelli e col Paoletti, mentre il Falcigno era legato col Fasulo. Compiva il gruppo un altro "paglietta", a nome Fiore, che dimorava in casa della Belmonte.
Ci ripassano cos innanzi molti nomi, noti nelle congiure napoletane precedenti il 1799, e poi nella rivoluzione di quell'anno, ed anche nelle seguenti: l'arciprete Cagnazzi fu perfino, mezzo secolo dopo, presidente della Camera napoletana nel 1848, il giorno 15 maggio! Pasquale Falcigno era stato nel '99 membro della Commissione legislativa; l'Althy aveva diretto il giornale Il veditore repubblicano, insieme con Gregorio Mattei; il Delfico  il celebre economista, filosofo e storico Melchiorre Delfico; Cesare Paribelli, cospiratore tra i primissimi, era stato, com' noto, inviato, quale persona di fiducia, dai repubblicani di Napoli a Parigi; il Leonessa, il Monticelli e l'avvocato Domenico Fiore di Lucera, si trovano anche segnati tra gli accusati della "grande causa dei rei di Stato" del 1794-95.
Alcune settimane dopo (come risulta da una lettera del 15 giugno), il Gallo riferiva i maneggi e le agitazioni di quegli emigrati, che toglievano motivo da alcuni arresti eseguiti a Napoli, e specialmente da quello di un tal Canneto: era stato all'uopo spedito come agente da Milano a Parigi, sotto pretesto di commercio, il napoletano Pomarici. Anche il Pomarici apparteneva ai pi antichi cospiratori, ed era stato processato fin dal 1794-5. - Intanto, il Moliterno si apparecchiava a partire per l'Italia, col proposito di fermarsi in Livorno e mandare la Newmann a Napoli a intrigare. I corrispondenti da Napoli avevano guadagnato il segretario dell'Alquier, chiamato Berr, col quale era in relazione il Fasulo, che a sua volta corrispondeva col Falcigno e col Ciaia a Parigi. - Certo, n il Bonaparte n il Talleyrand vedevano di buon occhio quella turba di malcontenti e d'irrequieti; e si mostravano loro avversi il Melzi e l'ambasciadore della Cisalpina Maniscalchi, che era su questo punto in completo accordo di sentimenti col Gallo.(617) Pure, non si veniva mai a una risoluzione energica. Il Gallo ne era assai impensierito, perch questa "gente che passa la vita a speculare ed a concertare il modo d'intorbidare e di sorprendere, se non riesce qualche volta, riesce poi una volta. Se non pu dare una memoria ai personaggi di prima e seconda sfera, riesce alla fine di farla pervenire per mezzo dei subalterni oscuri e venali. In una parola, dice il Vangelo: cave ab hominibus unius negotii; e questo  il caso". D'altro canto, "questi personaggi francesi, che oggi sono moderati e che prima erano giacobini; che prima predicavano l'indipendenza ed oggi predicano la subordinazione; che prima ordivano rivoluzioni ed oggi le estinguono; costoro, dico, sono uomini, che agiscono pi per circostanze che per carattere. Sicch, sotto un'apparenza virtuosa ci esiste e cova sempre un vizio ed una cattiva inclinazione: non diversamente che in una fiera torbida e devastatrice, che divien domestica e si soglia carezzare, ogni tanto si ricorda d'esser fiera e tira un morsico (sic) e una zampata. Voglio dire che non possiamo neanche contar sempre, n prometterci sempre, che queste cattive teste non troveranno protezione".
A mezzo luglio di quell'anno, il Gallo apprendeva dal suo informatore(618) (e quasi contemporaneamente dallo stesso Bonaparte, che gliene parl ridendo) di una grande macchinazione del principe di Moliterno; il quale aveva pensato, nientemeno, di allearsi con l'Inghilterra per sollevare il regno di Napoli e scacciarne re Ferdinando! A tal effetto, dovevano partire alcuni agenti per Londra; ma il Gallo s'intese col Talleyrand per farli arrestare a Calais e sequestrare tutte le loro carte.
Il Moliterno aveva due principali collaboratori nel suo curioso disegno: il gi menzionato avvocato Fiore, e Antonio Belpulsi, napoletano. Questi, processato nel 1794-5 e salvatosi con la fuga, aveva preso servizio nell'esercito francese; nel 1799 aveva comandato, nella Repubblica napoletana, la legione sannita; e poi era rientrato nell'esercito francese, al quale apparteneva da circa dieci anni come ufficiale. Il piano del Belpulsi consisteva in uno sbarco a Tremiti, con un corpo che si sarebbe subito unito con le genti del Moliterno, il quale avrebbe atteso a Termoli; movendo poi di l tutti insieme a occupare Lucera e Foggia, e indi Benevento, Ariano e Isernia; mentre, contemporaneamente, si sarebbe procurato di estendere il movimento a Chieti e a Trani. Il Reggimento reale di artiglieria si diceva gi tutto guadagnato dai cospiratori. L'Inghilterra avrebbe dovuto dare appoggi di uomini e danaro; e, in cambio, il regno di Napoli sarebbe diventato parte del dominio inglese, o, almeno, l'Inghilterra lo avrebbe costituito in uno Stato sotto la sua protezione.(619) La Newmann e i suoi amici irlandesi tentavano di trattative in questo senso col gabinetto inglese; e molto danaro si andava spendendo e molte persone erano state messe in moto per codesto affare.
Ma, quando il Moliterno e la Newmann (costei col passaporto sotto il nome di "Madame Dorinde Roger americaine") stavano per passare in Inghilterra, furono entrambi arrestati a Calais, negli ultimi giorni del settembre 1802, e ricondotti a Parigi e incarcerati nella torre del Tempio; dove li raggiunsero presto il Belpulsi e il Fiore.(620)
Per pi mesi dur il processo a carico di costoro, istruito dalle autorit francesi, col continuo interessamento del governo napoletano, per mezzo del marchese di Gallo.(621) Nel dicembre, questi annunziava che la "pretesa principessa Newmann era uscita gravida dal Tempio, ed era stata sfrattata e condotta con guardie ai confini". Nel gennaio 1803, il Moliterno cominci a scrivere e riscrivere al Gallo, chiedendo, nella sua qualit di barone del regno, di essere inviato a Napoli, messo in fortezza e sottoposto a regolare processo; bramando egli, che la sua innocenza risultasse chiara agli occhi del suo Re.(622) - Intanto, l'altro tormento del Gallo, la Belmonte, vista forse la mala parata, si era risoluta a lasciare Parigi, recandosi a Spa.(623)
Ma, nonostante tutte le sue insistenze e la sua abilit, il Gallo non riusc mai a ottenere dal Bonaparte e dal Talleyrand, che il processo fosse menato a termine, che il Moliterno e i suoi complici venissero severamente puniti e relegati, e che delle carte sequestrate si desse comunicazione al governo napoletano. Ebbe buone parole, sper sempre; ma la conclusione gli sfuggiva continuamente dalle mani.
E quale non fu poi il suo stupore, quando, sugli ultimi di agosto, seppe che il Moliterno e il Fiore erano stati scarcerati; e solo il Belpulsi provvisoriamente ritenuto ancora al Tempio! Il Talleyrand era allora assente; ma il ministro di giustizia, al quale il Gallo corse subito, gli spieg che, dopo circa un anno di prigionia e di privazioni, si era pensato, non gi di assolverli e liberarli del tutto, ma di trattarli con minore rigore, tenendoli, peraltro, sotto la sorveglianza della polizia e mandandoli a confino lungi da Parigi: il Moliterno a Charolle e il Fiore a Chablais. Il che non valse, certamente, a persuadere l'ambasciatore napoletano; al quale parve che il suo sovrano avesse diritto a ben altra soddisfazione, trattandosi di una congiura senza alcun dubbio gravissima nel fine, quantunque ridicola nei mezzi prescelti.
Lo stupore del Gallo crebbe ancora, quando il Moliterno, con molta franchezza, si rec a fargli visita e gli chiese un passaporto per Amburgo, Vienna o Madrid, manifestando l'intenzione di portarsi poi a Napoli per ottenere dal Re di essere sottoposto a processo. Il Moliterno sosteneva di avere congiurato, non gi contro il re di Napoli, ma contro i francesi, al fine di liberarne l'Italia con l'appoggio dell'Inghilterra; e, vantando le proprie relazioni e il gran numero che aveva di fautori, si offr a ripigliare il suo disegno con intesa e facolt del re di Napoli. Ma invano il Gallo cerc di fargli mettere in iscritto le cose che diceva, per avere in mano un documento da comprometterlo col governo francese. Il Moliterno si avvide del tranello, e rifiut di trattare per iscritto.(624)
Probabilmente (secondo congetturava il Gallo), alla Newmann e agli irlandesi, che avevano soccorso il Moliterno durante la sua prigionia nel Tempio, e gli avevano pagato un luigi al giorno (oltre a rivestirlo di frac, quando usc di carcere, in cambio dell'uniforme francese che gli era convenuto deporre), doveva attribuirsi, in massima parte, il fatto di quella liberazione. "Sono portato a credere (scriveva il 30 novembre) che Moliterno sia stato menag per rapporto degli irlandesi... Un club di irlandesi, che si chiama ''direttoriale'', il quale sta qui e traffica in Irlanda e Inghilterra, ha sempre travagliato in favore di lui... e probabilmente  questo il filo, a cui tiene l'attuale posizione sua e del suo favore". Senonch,  assai probabile che nel contegno poco complimentoso del governo francese verso la corte di Napoli entrassero per qualche parte le diffidenze, che l'atteggiamento di questa destava; cosa che il Gallo, invano adoprantesi ad ottenere un leale accordo, e ingannato egli stesso dalla sua corte, non vedeva o non sapeva confessare a s stesso.
Ma lasciamo il Moliterno, il quale da Charolle seguit a scrivere al Gallo, e a raccomandarsi, perch gli si permettesse di tornare nel regno di Napoli. Il Gallo, alle sue ripetute insistenze, sospettava, che gli fosse inaridita la fonte dei soccorsi, che cavava gi dalla Newmann; "poich, malgrado il matrimonio fatto con essa nell'anno passato, ne sta presentemente trattando un altro con una francese, vedova di m. d'Ormesson,(625) che fu ghigliottinato: un'altra avventuriera, e un altro soggetto eroico. Questa per, almeno, non ha un marito, come l'altra!".(626)
Nella sua lettera del 30 novembre 1803, il Gallo allude all'affare del generale Lochi, che gli pareva fosse in istretta relazione con quello del Moliterno. Una recente pubblicazione della corrispondenza diplomatica dell'Alquier(627) d le pi ampie informazioni in proposito. Si trattava di una sollevazione contro i francesi, che il Lochi, il quale allora si trovava in Bari presso il generale Saint-Cyr, avrebbe fatto proporre al governo napoletano, per mezzo di un ufficiale del regio esercito, a nome Marulli. Profittando della occasione che le forze francesi erano occupate nella spedizione d'Inghilterra, si sarebbero dovuti riunire in un solo tutti gli Stati d'Italia, scacciando i francesi, sopprimendo il dominio del papa, il regno d'Etruria e la repubblica italiana, e dando la sovranit dell'Italia unificata al re di Napoli.
Ma il Bonaparte non credette un bel nulla di ci di cui veniva accusato il Lechi, e rise del disegno attribuitogli, come gi aveva riso nel raccontare al Gallo quello del principe di Moliterno. "Ce qui est important (soggiungeva, scrivendo al Talleyrand) c'est, qu' l'extremit de la Calabre on rme point les paysans; et si le roi de Naples se montre de cette manire, avant de passer en Angleterre, on pourrait bien s'assurer de Naples".(628) Il Bonaparte sapeva distinguere tra quel che  e quel che non  da temere; e non si lasciava indurre dalle fandonie terrificanti a distrarsi e stornare lo sguardo dal punto essenziale e dai pericoli effettivi, facendo il giuoco dei suoi avversari.
...
.
...
FINE Parte 3.